Un’esperienza comune è quella di vivere in un mondo sempre più complesso, di difficile lettura e ancor più di difficile “risoluzione”. Se pensiamo poi che tentiamo di giostrarci ogni giorno tra innovazione tecnologica, interessi economici, etica delle decisioni da prendere e via discorrendo, ci potrebbe assalire un certo sconforto e la voglia di mettere la testa sotto la sabbia. E veramente, a volte senza rendercene conto, lo facciamo quando affidiamo la complessità del nostro vivere e delle decisioni da prendere su guerra, pace, nucleare, genetica, eutanasia a una classe di persone incapaci di affrontare questi argomenti e davvero poco preparate a maneggiare e scegliere il nostro futuro scientifico, tecnologico, economico, medico, filosofico: quella che di questi tempi chiamiamo “casta”. Con l’aggravante che questa impreparazione, questa inettitudine si riflette su di noi, ci influenza e tramortisce. Anche se, come ho annotato da qualcuno che non ricordo, questi decisori politici “sono quel che sono perchè noi siamo quel che siamo”. L’augurio è chiaramente quello di superare questa palude. Ma come? Se è vero quello che abbiamo detto prima, bisogna iniziare semplicemente a cambiare, mutare noi stessi: questo è il vero augurio che faccio a me stesso e a tutti voi. Solo affrontando la complessità di ogni giorno, rimanendo curiosi verso soluzioni nuove, attraverso scelte coraggiose possiamo comprendere di più il nostro mondo e scegliere soluzioni e soprattutto persone che riconosciamo preparate ed in grado di andare oltre i limiti dell’attuale povertà non solo economica. Se saremo più svegli e avremo la volontà di attrezzarci meglio in prima persona, sarà un gioco da ragazzi smascherare l’incapacità di individui che si candidano a prendere decisioni importanti per il nostro futuro senza esserne all’altezza e solo per tornaconto personale…
Un convegno ricorda il contributo della comunità scientifica al Risorgimento e allo sviluppo sociale ed economico del nuovo Stato. Cogliendo l’occasione per lanciare una proposta per far uscire la cultura scientifica dal ghetto in cui spesso è confinata oggi in Italia. Continua a leggere su Le Scienze
Margherita Hack ha profondamente ragione. Lo dico come antinuclearista da sempre. La sostanza del suo discorso è che questo nucleare è troppo pericoloso, inapplicabile,costoso e poco democratico. Ma tutto ciò non deve assolutamente bloccare la ricerca scientifica, anche quella nucleare. Perchè se un domani la fusione fredda, il nucleare al torio o altri sviluppi simili raggiungeranno la possibilità di produzione di energia in maniera sicura e senza scorie, non vedo perchè non dovremmo sfruttarla. Questa è l’insidia che è necessario sottolineare e su cui bisognerà comunque lavorare dopo, con o senza la vittoria del referendum. Questo non è un referendum contro la scienza e le sue applicazioni, sia chiaro a tutti. Perchè proprio la ricerca scientifica sarà l’unica possibilità dataci per affrontare il futuro. Refrendum SI, dunque e soprattutto per migliorare la ricerca. Perchè questo è un referendum, tolta la tara, per la riaffermazione dei beni pubblici, beni comuni a cui nessuno, negli ultimi anni sembrava più credere.
Riprendo dal sito di Luca De Biase un interessante articolo sulla Legge Fondamentale della Scienza e della Tecnologia scritta dal governo giapponese nel 1995 e, come riporta De Biase: è fatta di 19 articoli ed è scritta in 4 pagine; è motivata dalla convinzione che lo sviluppo discende dalla ricerca; tra i suoi principi la ricerca è per lo sviluppo sostenibile dell’umanità; prevede la necessità di un impegno bilanciato per le scienze naturali e umanistiche; lo Stato si impegna a promuovere la scienza; il Governo fornisce un resoconto annuale al Parlmento sui risuktati ottenuti in quadro che invita al miglioramento continuo. Di seguito una veloce traduzione dalla versione inglese non ufficiale presente sul sito del governo giapponese. Continua a leggere »
Il sito del New York Times ci informa che il governo degli Stati Uniti, tramite la FDA, ha dato il via a test clinici sull’uso di cellule staminali embrionali sull’uomo. La sperimentazione di fase 1 sarà condotta iniettando questo tipo di cellule su malati con lesioni gravi al midollo spinale toracico nel tentativo di ripristinare la connessione interrotta tra le cellule. Nello specifico le cellule sarebbero precursori degli oligodendrociti, le cellule che avvolgono, formando un guaina, i prolungamenti delle cellule nervose. Le informazioni che si spera di raccogliere riguardano in questa prima fase soprattutto la sicurezza dell’impiego di queste cellule, oltre ovviamente l’efficacia che comunque in questa prima fase ha un ruolo di secondo piano. Rimangono però ancora oscuri i dettagli della tecnica che, in queste ricerche, sono fondamentali per un commento qualificato da parte della comunità dei ricercatori. Uno dei timori espressi dagli esperti di questa branca è che l’eventuale comparsa di eventi avversi potrebbe diventare controproducente per le successive ricerche. Anche se è da rimarcare come il via libera alla sperimentazione superi un importante blocco che non potrà che essere positivo anche per i futuri sviluppi.
Nero su bianco in un articolo web del Sole24ore, giunge l’elogio a Massimo d’Alema che afferma pubblicamente che in Italia si spende poco per gli armamenti. La posizione del lider maximo viene giudicata persino saggia per una ragione molto semplice: internet e il GPS nascono dalla ricerca e dallo sviluppo finanziato dal complesso militare-industriale, così come decine di soluzioni medico-sanitarie che hanno allungato la nostra vita. In sostanza la principale spinta alla ricerca, all’innovazione tecnologica ed al benessere civile nascono dalla ricerca sugli armamenti. In pratica Einstein e migliaia di medici, biologi, fisici, cosmologi, ingegneri non hanno capito una fava e continuano a perdere tempo negli ospedali, laboratori, politecnici e via discorrendo, civili. La ricerca della gran massa degli scienziati non è un acceleratore di benessere e di pace quanto la ricerca su ciò che può distruggere la nostra civiltà. Sarà, ma non ci credo.
Se volete saperne qualcosa di più sulla creazione di cellule “sintetiche” potete vedere l’anticipazione su Science online dell’articolo che sarà contenuto nel prossimo numero. Inutile dire che si tratta di una vera e propria rivoluzione scientifica che farà molto discutere e che troverà ancora molta impreparazione dal punto di vista bioetico. Personalmente ritengo questo un meraviglioso passo in avanti.




