Firma l’appello dei Medici, Veterinari e Dirigenti del SSN

I provvedimenti martellanti che stanno colpendo i medici dirigenti e convenzionati, i veterinari e i dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale stanno oltrepassando ogni limite.

Non è più tollerabile che chi quotidianamente garantisce milioni di prestazioni sanitarie negli ospedali e nei servizi territoriali venga sempre più penalizzato professionalmente ed economicamente e costretto a lavorare in una sanità pubblica sempre più impoverita da devastanti sottofinanziamenti, sprechi e malaffare.

Già prima dell’attuale manovra i medici e i dirigenti del SSN hanno subito per quattro anni il congelamento del contratto, delle convenzioni e delle retribuzioni con una consistente perdita economica, il mancato riconoscimento delle spese di produzione dei medici convenzionati, aumentati carichi burocratici nonché il blocco del turn over della dipendenza e diverse altre penalizzazioni.

Si sarebbe voluto perfino rimettere in discussione il riscatto degli anni di laurea e di specializzazione, con l’aggravante di genere del servizio militare. Per i medici si sarebbe trattato di dover rinunciare dai sei ai dodici anni ai fini del raggiungimento della pensione!

Ma con la manovra in discussione in Parlamento:

  • si vorrebbe anche congelare il TFR dai 6 mesi ai 2 anni;
  • sopprimere o accorpare con la domenica le feste del 25 aprile, 1 maggio e del 2 giugno;
  • si minaccia di non pagare la tredicesima;
  • si aprono prospettive di mobilità selvaggia e ulteriori vessazioni.

Infine gravissima sarebbe la scelta di cancellare il contributo di solidarietà lasciandolo però per chi lavora nei servizi pubblici. Si tratterebbe di una iniqua discriminazione ed un accanimento inqualificabili, in particolare per i medici e i dirigenti del SSN considerati ancora una volta un bancomat da utilizzare per non colpire chi ha di più nel privato, i grandi patrimoni e gli evasori.

Rivolgiamo un appello al Presidente della Repubblica, al Governo e al Parlamento, ai quali consegneremo le firme raccolte, affinché la manovra venga modificata con le correzioni da noi richieste e affinché venga fermata la campagna persecutoria e punitiva nei confronti dei medici e dei dirigenti del Ssn.

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Un medico, di norma inizia a lavorare in ospedale verso i 30 anni – molto spesso anche più avanti. Questo perchè la sua formazione normalmente dura 10-11 anni da quando esce dalla scuola media superiore, a cui si aggiunge un anno di leva (almeno noi per cui la leva era obbligatoria). Tenendo conto delle nuove norme che graziosamente il Governo sta emanando, andrà a finire che ad esempio chi lavora nella branca chirurgica dovrà stare in sala operatoria almeno fino a 70 circa, età in cui come è noto la freschezza del gesto chirurgico è sublime. Ma anche chi lavora nelle rianimazioni, nei pronto soccorso, nelle ambulanze potrà dimostrare a questo punto la propria arte e la propria capacità fisica e psicologica fino a tarda età. Grazie a Dio potremo anche contare sul fatto che l’anno di leva e il tempo della formazione non entreranno più nel conteggio pensionistico. Per rendere meno amara la consapevolezza che chi ci governa non sa nulla del nostro lavoro, dobbiamo riconoscere che altri aspetti ci vengono incontro. Innanzitutto il posticipo del Trattamento di Fine Rapporto (TFR), per proseguire con il blocco degli stipendi già in atto e quello del turn over, grazie a cui chi va in pensione non viene sostituito da nessuno. E continuando nei ringraziamenti si possono sottolineare i tagli feroci che il sistema sanitario tutto sta subendo con impoverimento di uomini e mezzi, la sempre maggiore precarizzazione dei gioveni medici – e non solo -. Insomma, le scuole di Medicina dovranno inculcare un nuovo obbiettivo, una nuova “missione” dell’arte medica che non è più il prendersi cura delle persone in stato di malattia, ma quello di esercitare la propria arte come puro esercizio di masochismo.

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Da gennaio circa 4 mila medici precari del SSN potrebbero ritrovarsi senza lavoro. Questo l’allarme lanciato dal Segretario della CGIL Medici Crozza nel momento in cui entra nell’operatività una norma contenuta nelle norme sul pubblico impiego varate l’estate scorsa che blocca tra l’altro i rinnovi contrattuali e congela per tre anni la retribuzione dei dipendenti pubblici. Il provvedimento impone alle amministrazioni di dimezzare nel 2011 la spesa per tutte le forme di lavoro flessibile, in cui rientra anche quella per i medici precari che prestano servizio nel SSN e che ammonterebbe ad un primo conteggio a circa 8 mila camici bianchi. Importante soprattutto la tipologia dei precari medici in sanità che svolgono attività soprattutto nel settore dell’emergenza (leggi Pronto Soccorso), di età per la maggior parte compresa tra i 35 ed i 45 anni e nel 60% donne. Inutile prevedere che ci potranno essere “disguidi” proprio in questi settori delicatissimi e il blocco di questi settori potrebbe riflettersi sulle garanzie di cura delle persone. Buon Anno

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Un medico verrà denunciato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver prestato soccorso ad un immigrato che sabato è sceso dalla torre dell’ex Carlo Erba a causa delle gravi condizioni di salute. La persona è stata dimessa nella prima mattina di oggi dal personale medico dell’Ospedale S.Paolo. Il fatto è gravissimo, perchè un medico è tenuto comunque a prestare soccorso a ogni persona e fare in modo che possa accedere alle migliori cure disponibili senza il ricatto di essere denunciato. In sostanza si deve fare in modo che le persone con gravi problemi di salute non debbano essere limitate nell’accedere alle cure dal presunto rischio di essere denunciate e incarcerate, riconfermando in questo modo che la salute di ogni individuo è la prima preoccupazione a cui si deve dare risposta. Questo succede da centinaia di anni ed è un preciso valore che i medici si tramandano da sempre, oltre al fatto di essere tutelati dalle stesse norme dello Stato. Io stesso non mi sarei comportato in maniera diversa dal collega che verrà denunciato. Denunciateci quindi tutti, perchè abbiamo fatto o faremo le stesse cose.

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Roma 30 set. (Adnkronos Salute) – Medici assediati dalle denunce dei pazienti. Il trend dei contenziosi per errori professionali, da tempo in costante aumento, nell’ultimo mese sembra infatti aver toccato livelli di guardia. “Anche se non è possibile quantificarlo, dopo il caso della lite in sala parto a Messina, il numero dei professionisti denunciati è in progressivo aumento. Tanto che un medico su quattro ha ultimamente confessato di aver accarezzato l’idea di mollare il camice. Per paura che dietro ogni paziente si nasconda una denuncia, e quindi un nemico”. E’ il quadro tracciato Salute da Maurizio Maggiorotti, presidente Amami, l’Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente, che nelle ultime settimane sta raccogliendo “numerose lamentele” da parte dei camici bianchi. Lamentele che hanno origine proprio dal clima che si sta creando in corsia, tra cittadini allarmati dagli ultimi casi di presunta malasanità e i professionisti sempre più impauriti dalle denunce dei pazienti. Continua a leggere »

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Ciò che più stupisce delle dichiarazioni dell’ultima settimana del Governatore Cota e della sua squadra è la completa ignoranza del “pianeta sanità”. Tenendo conto che si parla di circa l’80% del bilancio regionale, la cosa si fa preoccupante. Tralasciando amenità come i pampers ai nuovi nati – sarebbe più utile intervenire meglio su questi presidi per categorie a rischio come gli anziani – è utile esaminare meglio cosa effettivamente hanno detto gli amministratori della nostra sanità. Straordinari per diminuire le liste d’attesa? Forse non tutti sanno che per i medici specialisti non è previsto l’istituto dello “straordinario”. Essendo dirigenti – non si sa bene di cosa, ma è così – i medici lavorano per soddisfare le esigenze delle persone che richiedono assistenza secondo carichi di lavoro richiesti dalle aziende. Se per raggiungere quei carichi ci metti 8 o 12 ore sono “affari” tuoi, anche se esiste un orario di lavoro di circa 8 ore giornaliere. Una forma di straordinario esiste per chi fa turni di guardia o reperibilità, che sono cose diverse. Tenendo anche conto che il Governatore Cota e la sua giunta hanno chiaramente ridotto anche la possibilità di sostituire i medici i pensione con nuovi medici (si chiama blocco del turn-over), un qualsiasi reparto deve comunque dare un volume di assistenza programmato con meno medici. E le ore che si fanno in più non vengono comunque pagate: è storia comune che ogni medico ospedaliero abbia di norma decine o anche centinaia di ore extra orario che nessuno riconoscerà mai. Maggiori contributi per pagare ore in più e contenere le liste d’attesa sono quindi una pia illusione e non toccano il problema. Che è più quello della richiesta di visite non appropriate o di organizzazone del lavoro che altro. Oltre al fatto che è davvero di dubbio gusto far passare l’idea che i medici siano dei mercenari che aspettano solo di farsi pagare qualche ora di lavoro in più per abbattere le liste d’attesa. Non si sa poi quando effettivamente potrebbero farle queste ore, visto il fatto che si lavora già per centinaia di ore in pù fuori dall’orario di lavoro. Insomma Cota e i suoi sono a digiuno della differenza che corre tra curare un sintomo o una malattia. L’altra chicca ci proviene dal capogruppo dei berlusconiani in Regione Piemonte che chiede poliambulatori aperti fino al tardo pomeriggio e sale operatorie in funzione tutto il giorno, sabato compreso. Se non avete perso il filo del ragionamento fatto finora, vi verrà spontaneo chiedere con quali risorse di medici, infermieri, tecnici e via discorrendo sarebbe possibile fare tutto ciò. Ricordando anche che i medici sono abituati a lavorare sulle urgenze la sera e la notte, a garantire la gestione di un reparto tutti i giorni della settimana sabato e domenica compresi. Ma davvero ci si sarebbe aspettato di più, almeno sapere come, quando e con chi risolvere il problema sanitario. Dal momento che hanno istituito non una, ma ben due commissioni in appoggio alla scrittura delle politiche sanitarie della nostra Regione. Sarebbe ora di avvertire il governo della sanità piemontese che il tempo della ricreazione sta finendo e che sarebbe ora di passare dal vuoto dilettantismo alla concretezza della professionalità.

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(via repubblica.it)   di Antonello Caporale

(…) Giuseppe è pediatra oncologo, vive e lavora a Perugia: “Arrivo a circa 52 mila euro scarsi l’anno, ho 36 anni, ho due figli e moglie a carico. E sono precario. Sono specialista in oncologia, lavoro come pediatra oncologo, ho un dottorato di ricerca in ematologia e diversi altri post-it nel mio curriculum. Perché dico questo? Perché della smania e della voglia di essere “medico” non me ne resta più traccia. Della passione iniziale adesso solo routine. In reparto siamo in quattro e facciamo turni massacranti, un week end libero al mese. Non abbiamo diritto a ferie scientifiche o di aggiornamento. Non ci viene pagato lo straordinario che facciamo e ci viene imposto di ridurre le ore di accesso notturno. L’assistenza ai malati del nostro reparto è lasciata al nostro buon cuore e al rimorso che un giorno in più di ferie possa essere troppo per loro. Ed oggi leggo di illustri colleghi che prendono fino a 600 mila l’euro l’anno. Io che non ho tempo per me ed i miei figli, che devo pregare la banca per un fido di 3000 euro, cos’altro devo aspettarmi da questa Italietta? E loro come fanno ad arrivare a tali retribuzioni? Che tristezza ed amarezza”. (…)

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Si potrà o meno essere d’accordo con la modalità di protesta che il 19 luglio i medici del Servizio Sanitario Nazionale attueranno per 24 ore: lo sciopero generale della categoria. Ma sicuramente non si potrà non essere d’accordo con i motivi che hanno portato a questa forma di agitazione a fronte del testo della manovra finanziaria recentemente approvata:

- nessuna risposta sul blocco del turnover che determinerà nei prossimi 4 anni una carenza di circa 30.000 medici e dirigenti sanitari necessari al funzionamento degli Ospedali e dei Servizi Territoriali, anche a fronte del licenziamento della metà dei precari in settori fondamentali quali il pronto soccorso e i trapianti;

- nessuna risposta sulla precarizzazione di tutti gli incarichi professionali, non rinnovabili a prescindere da merito e competenze, che spalanca le porte alla invadenza della politica; – nessuna risposta sul congelamento della progressione economica prevista e finanziata dal CCNL e non dalla spesa pubblica, e sulla mancata retribuzione dei turni notturni e festivi;

- nessuna risposta alla richiesta di attenzione per i giovani medici esageratamente penalizzati nel trattamento economico e nelle prospettive di carriera.

Qui il testo completo del comunicato stampa congiunto delle organizzazioni sindacali mediche

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medici spie

Adesso basta. Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica ritengono che la misura sia veramente colma. Prima l’offesa inqualificabile di essere macellai o nella migliore delle ipotesi, fannulloni. Poi gli attacchi diretti alla professione contenuti nella manovra economica e nella legge Brunetta sul pubblico impiego. Ed ora l’attacco alla nostra stessa dignità e deontologia professionale che si vorrebbero mortificare, sancendo l’obbligo di denunciare i clandestini che si dovessero rivolgere a noi per essere assistiti.

Di fronte a questa situazione abbiamo deciso di dare una risposta unitaria, forte e determinata per affermare che non ci riconosciamo in alcun modo nelle accuse rivolte alla nostra professione, costituita da decine di migliaia di medici del Ssn che ogni giorno sono impegnati a garantire servizi di qualità, pur nelle evidenti e ben note difficoltà del nostro sistema sanitario.

A chi ci accusa di essere FANNULLONI rispondiamo che i medici del Ssn ogni anno garantiscono:

  • 4 milioni di interventi chirurgici;
  • 13 milioni di ricoveri;
  • 23 milioni di visite in pronto soccorso che vuol dire più di 62 mila persone al giorno

Inoltre si contano milioni di prestazioni di diagnostica strumentale, di laboratorio e di immagini.

E tutto questo in condizioni operative spesso carenti e in strutture sanitarie nella maggior parte dei casi vecchie di decine di anni e bisognose di ristrutturazioni e ammodernamenti tecnologici.

A chi ci accusa di essere MACELLAI rispondiamo con i dati sull’efficacia e la qualità delle cure mediche del nostro sistema sanitario considerato universalmente tra i migliori del mondo, proprio grazie alla qualità e alla preparazione del personale medico e sanitario che vi opera.

E infine ribadiamo con forza che NON SIAMO SPIE ma MEDICI e con la nostra professionalità e impegno quotidiani cerchiamo di garantire a tutte le persone che a noi si rivolgono, indipendentemente dal sesso, dal censo, dal colore della pelle e dalla lingua che parlano la migliore salute e la migliore sanità possibile.

Ribadiamo a questo Governo, come abbiamo già fatto con tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni, che alcuni problemi pretendono immediate e adeguate soluzioni, non solo per garantire migliori condizioni di lavoro ai medici, ma anche e soprattutto per potenziare e migliorare un servizio sanitario che sia davvero al servizio della gente:

    · maggiori investimenti in tecnologia e ricerca;

    · difesa degli attuali livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale;

    · tutela dell’equità di accesso al Ssn ed uguaglianza nell’offerta di prestazioni anche nelle Regioni con un alto debito;

    soluzione del precariato medico attraverso provvedimenti che consentano una progressiva stabilizzazione del rapporto di lavoro.

    Qui il link al documento: ” i medici e gli immigrati irregolari”

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