Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

Tagli agli stipendi dei parlamentari: un botto di referendum

Una cosetta semplice, segno dei tempi. Un gruppo di cittadini si incontra e costruisce su internet attraverso un sito (comitato del sole) e una pagina Facebook una raccolta firme per tagliare gli stipendi dei parlamentari. E fanno il botto collezionando 1.200.000 “mi piace” e circa 80.00 aderenti. Dietro, almeno fino a prova contraria, nessun partito, nessun politico, nessun giornale. E così il 23 aprile andranno a depositare un quesito referenderario per abrogare parzialmente la legge che determina l’indennità spettante ai parlamentari. Semplice e abbondante.

TaxiQuorum

Ecco a voi TaxiQuorum: chi ha la possibilità di dare un passaggio al seggio dei referendum a una persona anziana e/o con problemi di movimento, e viceversa chi avrebbe bisogno di essere accompagnato, può scrivere una mail a questo indirizzo.
Aderite, se potete, perché l’iniziativa è davvero bella e molto utile.

(via metilparaben)

Referendum SI, ma non contro la scienza

Margherita Hack ha profondamente ragione. Lo dico come antinuclearista da sempre. La sostanza del suo discorso è che questo nucleare è troppo pericoloso, inapplicabile,costoso e poco democratico. Ma tutto ciò non deve assolutamente bloccare la ricerca scientifica, anche quella nucleare. Perchè se un domani la fusione fredda, il nucleare al torio o altri sviluppi simili raggiungeranno la possibilità di produzione di energia in maniera sicura e senza scorie, non vedo perchè non dovremmo sfruttarla. Questa è l’insidia che è necessario sottolineare e su cui bisognerà comunque lavorare dopo, con o senza la vittoria del referendum. Questo non è un referendum contro la scienza e le sue applicazioni, sia chiaro a tutti. Perchè proprio la ricerca scientifica sarà l’unica possibilità dataci per affrontare il futuro. Refrendum SI, dunque e soprattutto per migliorare la ricerca. Perchè questo è un referendum, tolta la tara, per la riaffermazione dei beni pubblici, beni comuni a cui nessuno, negli ultimi anni sembrava più credere.

Il referendum nucleare e la cosa buona.

La cosa buona di questa decisione della Cassazione sul Referendum “nucleare” è che la decisione su una questione così importante verrà presa dalle persone. Non sarà quindi un Presidente del Consiglio, un Capo di Stato o qualsiasi altra carica – a prescindere dal colore politico – a decidere in splendida solitudine, ma saranno i cittadini italiani, che dovranno uscire da una storica predisposizione alla pigrizia “politica” e pensare per un momento che potranno incidere sulla propria vita e futuro in prima persona. Certamente con un limite che è il solito: è possibile che tuti quelli che non voteranno e faranno mancare il quorum decidano, di fatto, per tutti.

Comunque vada grazie! E ora REFERENDUM!

Comunque vada, pochi o molti, grazie per aver votato Piemont Europa Ecologia. Grazie perchè non è facile fa conoscere un simbolo nuovo e comprendere cosa si muove all’interno di una nuova esperienza che continuerà nella Costituente Ecologista per una nuova idea di come “fare” ambiente. Ma ora viene comunque il bello perchè l’impegno non si spegne ma si attiva per i referendum che, speriamo, voteremo a giugno. Da certi punti di vista il traguardo è persino più importante e potrebbe davvero causare cambiamenti del nostro “stile” vita: pensate all’acqua privatizzata, al nucleare che taglia le gambe alle energie rinnovabili ed a un Paese “legittimemente impedito”.  Nuovi impegni, dunque, e nuove energie di cui abbiamo bisogno tutti e a cui invitiamo tutti…

Si scrive acqua, si legge Democrazia

Referendum imbavagliato

Ricevo e pubblico volentieri

Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche. E’ arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure. Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre  riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente. Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

Mirafiori: la politica mostra la sua inutilità

Una delle novità di come vanno le cose del mondo a ridosso di questo referendum, è che la politica si è dimostrata totalmente inutile. In fondo Marchionne ha agito senza cercare sponde governative o schieramenti politici, mentre al contrario il governo e lo schieramento politico, il solito, si sono affrettati ad inseguire l’a.d. Fiat. I sindacati, invece, hanno cercato di stanare i partiti di tutti gli schieramenti dal Pd alla Lega passandoper il centro, ma non sembra, soprattutto nel caso della Fiom che ciò sia servito. Anzi (altro…)

Il testo dell’accordo di Mirafiori

Dato che comunque bisogna sapere di cosa si stia parlando , qui il testo dell’accordo sottoposto a referendum a Mirafiori e approvato con il 53 % di sì ed il 47 % di no da operai e impiegati dello stabilimento.

Vincono i sì al 53%; decisivi gli impiegati

Vincono i si al referendum di Mirafiori per 53 a 47%. Più che mai vale il quadro fatto da Ezio Mauro ieri su Repubblica, che aiuta a comprendere davvero cosa stia succedendo nel nostro Paese

“Il voto e la sfida di Torino non disegneranno un nuovo modello di governance per l’Italia, come sperano coloro che oggi attendono da Marchionne quel che per un quindicennio ha promesso Berlusconi, senza mai mantenere. Soprattutto non daranno il via né simbolicamente né concretamente  -  purtroppo  -  ad una fase generale di crescita del Paese. Il significato della partita di Mirafiori è un altro, e va chiamato col suo nome: la ridefinizione, dopo tanti anni, del rapporto tra capitale e lavoro (…)”

(continua a leggere qui sul sito di Repubblica)