Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

Nasce la rete sindacale globale del gruppo Fiat – Chrysler

Una risposta intelligente del sindacato, senza dubbio. Nasce la rete globale dei sindacati di tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat – Chrysler che collega tutti i lavoratori dei siti della Polonia, Francia, Serbia, Repubblica Ceca, Stati Uniti e chiaramente Italia. Per ora rimangono fuori i canadesi e i sudamericani. L’obbiettivo è lo scambio di informazioni e la definizione di una strategia comune dei lavoratori del gruppo. Verrà inviata una richiesta di riconoscimento della rete all’AD Fiat Sergio Marchionne. E dentro c’è anche la Fiom.

Mirafiori: la politica mostra la sua inutilità

Una delle novità di come vanno le cose del mondo a ridosso di questo referendum, è che la politica si è dimostrata totalmente inutile. In fondo Marchionne ha agito senza cercare sponde governative o schieramenti politici, mentre al contrario il governo e lo schieramento politico, il solito, si sono affrettati ad inseguire l’a.d. Fiat. I sindacati, invece, hanno cercato di stanare i partiti di tutti gli schieramenti dal Pd alla Lega passandoper il centro, ma non sembra, soprattutto nel caso della Fiom che ciò sia servito. Anzi (altro…)

Il re è nudo. E non è Marchionne

Ci saremmo aspettati qualcosina di più dal dibattito che si è accesso sulle parole di Marchionne. Tolti gli ampi lamenti che fanno parte del gioco politico, le parole dell’AD Fiat, tutte e non solo quelle riprese ad arte, potevano servire per una volta a guardare meglio la realtà. Ad esempio sul perchè 7 auto su 10 vendute in Italia sono marche straniere. Bisognerebbe quindi dire qualcosa sulla mancanza di innovazione. Ma davvero 7 auto su 10 sono straniere? Ma cos’è oggi Fiat se non un grande gruppo internazionale che ha certamente radici in Italia, ma di fatto non è più italiana? Se inoltre siamo a livello di paesi in via sviluppo per ciò che riguarda la produttività ci sarà anche qualche ragione nelle parole di Marchionne. E d’altronde è anche chiaro che non esiste oggi nel nostro Paese nessun embrione di politica industriale: che cosa sta facendo il Governo sulla politica dei trasporti, della mobilità sostenibile, sul sistema di tassazione? Così come siamo sicuri che puntare sull’industria dell’automobile sia ancora il maggior obbiettivo che un paese come il nostro deve perseguire? Esistono ancora così tante persone in Europa che devono comperarsi un’automobile? Oppure il sistema è prossimo alla saturazione e la capacità produttiva della stessa Fiat è sovradimensionata? E la stessa Fiat si sente oggi garantita nell’accettare il rischio di produrre nuovi modelli con il sistema di relazioni industriali e sindacali  attuali? Lo stesso accesso al credito in Italia è scivolato dal 79° all’84° posto a livello mondiale. Possiamo dire tutto quello che vogliamo, anche con ragione, ma comunque sollevare il coperchio e dire anche ciò che non ci piace sentire, non deve essere oggi sentito come un reato di lesa maestà. Marchionne probabilmente ha detto una  grande verità: il re è nudo.

Bob King, la Fiat e il sindacato italiano

Bob King, Presidente del potente sindcato americano dell’industria automobilistica (UAW) è in visita in Italia per consolidare i contatti con la Fiat e cercare partner dell’industria legata alla produzione automotive disponibili a produrre nelle aree del midwest americano. L’occasione è certamente interessante per i sindacati italiani impegnati oggi in una sorta di mega vertenza con la Fiat, anche se su rive spesso contrapposte. Pare ci sia stata una piccola gara tra le sigle sindacali per dichiarare la propria “amicizia” e le convergenze con il sindacato americano che è stato protagonista del recente accordo Fiat – Chrysler con una forte apertura e collaborazione. Prima di registrare le convergenze, penso sia utile fornire un piccolo spaccato della filosofia che ha sostenuto la UAW nel recente accordo ben rintracciabile nel discorso di Bob King del settembre scorso.

Bob King e la UAW del XXI secolo

Marchionne e la parabola del sindacato tra Italia e Usa

Per capire meglio quali sono i riferimenti “culturali” di cui è intessuta l’ultima partita di Sergio Marchionne è necessario dare uno sguardo su cosa sta avvenendo nel sindacato americano dei metalmeccanici. Utile a questo proposito leggersi un interessante articolo di Giuseppe Berta comparso sul IlSole24Ore web – La parabola di Walter Reuther, il sindacalista con vista sul futuro -. Se infatti la crisi scuote in profondità la fiducia, le modalità d’azione e la stessa capacità di rappresentatività del sindacato, non si può ignorare cosa ha detto il 2 agosto scorso Bob King, il nuovo presidente della Union of automobile Workers of America (Uaw) che è stato il più grande e forte sindacato industriale nel mondo e che ha pagato un prezzo durissimo negli ultimi anni: nel 1979 contava 1,5 milioni di iscritti contro i circa 400.000 attuali. King sostiene che l’organizzazione dei lavoratori deve essere ripensata dalle basi smattendo di considerare il management come avversario e nemico e tendere invece a costruire relazioni di collaborazione. Chiaramente ognuno può pensarla come vuole, ma il discorso di oggi di Marchionne non può prescindere dalle posizioni del sindacato di oltreoceano. Interessante è comunque la spiegazione che Berta introduce dei riferimenti, nel discorso di King, alla figura mitica della Uaw, cioè Reuthers che ne incarnò i diversi momenti nelle varie epoche da anima militante e radicale delle origini – andò perfino nella Russia stalinista – alla capacità negoziale leggendo in maniera anche originale la pancia dell’America.

Il sindacato oggi non si occupa solo di pane.

Per riscoprire alcune nostre radici in questa giornata di sciopero generale, può essere interessante rileggere questo testo di Fernando Santi, segretario della Camera del Lavoro di Parma nel 1920 e di quella di Torino dal 1921 al 1925, e che dopo la Liberazione, nel 1947 e fino al 1965, è Segretario Generale della CGIL. Fu deputato per varie legislature nelle fila del PSI.

Il sindacato oggi non si occupa di solo pane. Il benessere che vogliamo conquistare per i lavoratori non è fine a se stesso. È una delle condizioni per una dignità umana e sociale senza la quale l’uomo – che per noi è il fine di tutte le cose – si sente lo stesso umiliato ed offeso, estraneo al consorzio civile, nemico agli altri ed a se stesso. Il sindacato è strumento naturale di democrazia. Ecco perché chiederci se siamo nel sistema o fuori dal sistema è porre un falso dilemma. Per la somma degli interessi particolari e generali che rappresenta, per i fini che si propone di giustizia sociale e di difesa della personalità umana, per il suo operare nell’ambito della legalità istituzionale, il sindacato è un’autentica forza democratica, garanzia di libertà.

Condizione perché l’iniziativa e l’azione del sindacato possano manifestarsi ad ogni livello e in ogni luogo – incominciando da quello di lavoro – è la sua autonomia da ogni e qualsiasi forza esterna: padronato, partiti, governi. Riconosciamo che questa autonomia può essere quotidianamente insidiata e che pertanto va salvaguardata ogni giorno. L’esigenza della autonomia effettiva del sindacato, così come la sua unità, nasce dalla necessità del sindacato di non delegare ad altri quelli che sono i suoi compiti naturali. Di non soggiacere alla pressione padronale, alle esigenze politiche di questo o quel partito, di questo o quel governo. L’autonomia del sindacato trova concreta espressione nella sua politica che deve partire dalla realtà obiettiva dei rapporti di lavoro, delle esigenze dei lavoratori e della collettività popolare nazionale […]

(altro…)