Senza tanti giri di parole, una delle riforme necessarie da perseguire nel prossimo mandato amministrativo è quella della semplificazione burocratica. Se infatti si vuole veramente dare una scossa alla nostra città bisogna partire subito dal semplificare norme e consuetudini amministrative che frenano i cittadini nelle proprie esigenze quotidiane. Commercianti, professionisti, pensionati, operai, portatori di disabilità, casalinghe e via discorrendo, trovano ogni giorno di fronte a sé problemi di comprensione della macchina comunale e perdite di tempo intollerabili in una città che si vorrebbe europea e moderna, motore di sviluppo e di cultura. Continua a leggere »
“(…) Tra il 1100 e il 1500 l’Italia era leader mondiale in fatto di capacità di innovazione, creatività e produzione di ricchezza. E con caratteristiche umane non troppo dissimili da quelle degli italiani attuali! E penso di sapere perché. Era frammentata in città-stato con numerosi contatti commerciali con il resto del mondo ed era relativamente più complicato per governanti, preti o ladri appropriarsi della ricchezza creata da inventori e mercanti. Oggi questo scenario è osservabile in India, Cina e Brasile. Potrebbe tornare a verificarsi anche in Italia, in circostanze favorevoli”. Matt Ridley, zoologo e divulgatore scientifico
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Come molti ammiratori di Steve Jobs, del quale si rincorrono le notizie di una ripresa di malattia, mi sono chiesto cosa effettivamente sia possibile imparare dalla sua esperienza di vita. E in tempi di vacche magre politiche, se esistesse un messaggio valido anche per chi si candidi ad ottenere un ruolo di direzione e di indirizzo nell’amministrazione della cosa pubblica. Tra le diverse risposte che riguardano aspetti molto personali e generali, almeno due appaiono significative ed utili alla nostra politica, anche nella loro semplicità. Continua a leggere »
Ci saremmo aspettati qualcosina di più dal dibattito che si è accesso sulle parole di Marchionne. Tolti gli ampi lamenti che fanno parte del gioco politico, le parole dell’AD Fiat, tutte e non solo quelle riprese ad arte, potevano servire per una volta a guardare meglio la realtà. Ad esempio sul perchè 7 auto su 10 vendute in Italia sono marche straniere. Bisognerebbe quindi dire qualcosa sulla mancanza di innovazione. Ma davvero 7 auto su 10 sono straniere? Ma cos’è oggi Fiat se non un grande gruppo internazionale che ha certamente radici in Italia, ma di fatto non è più italiana? Se inoltre siamo a livello di paesi in via sviluppo per ciò che riguarda la produttività ci sarà anche qualche ragione nelle parole di Marchionne. E d’altronde è anche chiaro che non esiste oggi nel nostro Paese nessun embrione di politica industriale: che cosa sta facendo il Governo sulla politica dei trasporti, della mobilità sostenibile, sul sistema di tassazione? Così come siamo sicuri che puntare sull’industria dell’automobile sia ancora il maggior obbiettivo che un paese come il nostro deve perseguire? Esistono ancora così tante persone in Europa che devono comperarsi un’automobile? Oppure il sistema è prossimo alla saturazione e la capacità produttiva della stessa Fiat è sovradimensionata? E la stessa Fiat si sente oggi garantita nell’accettare il rischio di produrre nuovi modelli con il sistema di relazioni industriali e sindacali attuali? Lo stesso accesso al credito in Italia è scivolato dal 79° all’84° posto a livello mondiale. Possiamo dire tutto quello che vogliamo, anche con ragione, ma comunque sollevare il coperchio e dire anche ciò che non ci piace sentire, non deve essere oggi sentito come un reato di lesa maestà. Marchionne probabilmente ha detto una grande verità: il re è nudo.
L’anno prossimo l’Unione europea stanzierà 6,4 miliardi di euro per finanziare alcuni progetti nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Secondo l’irlandese Márie Geoghegan-Quinn, commissaria europea alla ricerca, all’innovazione e alla scienza, si tratta di un passo indispensabile. Investire nell’innovazione è “l’unico modo intelligente di uscire dalla crisi”, ha dichiarato Geoghegan-Quinn. I finanziamenti saranno alimentati dal programma europeo per la ricerca, che dispone di un fondo di cinquanta miliardi di euro per il quinquennio 2007-2013. Alfred Kleinknecht, professore di economia e innovazione all’università tecnica di Delft, ha fatto una ricerca sui risultati ottenuti grazie a questi fondi negli anni precedenti.
Che cosa vorremmo che facesse il nuovo Sindaco di Torino? Sicuramente meno chiacchiere di quelle che sentiamo in giro e più cose serie sul versante delle innovazioni e delle occasioni che un sistema sviluppato come quello che esiste sotto al Mole potrebbe cogliere. Come ad esempio è successo a Milano dove hanno creato il Centro Internazionale sulla fotonica per l’energia per studiare tecnologie al servizio del fotovoltaico attraverso una sinergia tra la Regione Lombardia, la Fondazione Politecnico di Milano e Pirelli. E dire che anche a Torino esiste un Politecnico di eccellenza, una azienda sicuramente interessata a sviluppare sistemi che rendano disponibile energia come Fiat. La sfida è anche più importante di quella preannunciata per realizzare sistemi fotovoltaici ad elevata efficienza e costi ridotti. Tenendo conto di ciò che si sta sviluppando nei centri di ricerca europei in cui si sta mettendo a punto una metodologia in grado di sfruttare laser ad infrarosso che convoglierebbero fotoni ad alta energia su pannelli speciali fotovoltaici con una resa di circa l’80% di sfruttamento – contro il 40% attuale - generati da stazioni orbitanti. Un “mercato” apertissimo e dagli sviluppi più che promettenti in cui chi arriva prima dal punto di vista scientifico e tecnologico avrebbe in mano le chiavi per disporre di una fonte energetica pulita ed inesauribile da poter distribuire in ogni parte del globo. Da qui ad immaginare uno sviluppo tecnologico che impiegherebbe manodopera senza necessità di delocalizzazione il passo è breve. Queste sono le cose che dovremmo chiedere di far sviluppare sul nostro territorio che ne avrebbe le capacità scientifiche e industriali. Questi sono gli impegni che chiediamo siano nei programmi politici di chi dovrà guidare la nostra città, sicuramente fattibili come dimostrato a non più di 150 km di distanza. Finiamola con le chiacchiere e concentriamoci sulle cose serie. Per cortesia
Devo ammettere che non ho compreso precisamente la notizia comparsa su IlSole24ORE web, secondo cui sarebbe stato “un buon colpo” quello ottenuto dall’ENI di fronte al Presidente Obama. In sostanza in un incontro del Presidente USA con la Direttrice del Massachusets Institute of Technology (Mit) il miglior progetto presentato sarebbe stato il “Solar Frontiers Research Program”, piano per lo sviluppo di tecnologie solari avanzate, finanziato appunto dall’ENI. Ora è chiaro che la ricerca non ha confini, che lo scambio e l’investimento di intelligenze non deve avere restrizioni, che le nostre Aziende devono giocare un ruolo di primo piano nel panorama mondiale ed altre cose di questo genere, ma mi chiedo quanti finanziamenti l’ENI eroghi alle Università/Politecnici italiani. Anche perchè è notoria la ritrosia estera nell’investire in Italia e non solo nella ricerca e basterebbe ricordare la liquidazione del settore ricerca Glaxo recentemente avvenuto in Veneto. In un momento di difficoltà economiche, che per la ricerca è drammatico e si risolve nella cosiddetta “fuga di cervelli” verso l’estero, sarebbe forse meglio ottimizzare le risorse nel nostro Paese.




