Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

Economia ambientale: la forza degli interessi

Perché le politiche ambientali, più di altre, trovano sempre ampi settori di contrapposizione? Tra i vari motivi vorrei sottolinearne uno di particolare forza: la distribuzione dei costi e dei benefici associata a queste ha spesso caratteristiche particolari per cui i benefici sono molto dispersi, mentre i costi sono concentrati.
Mi spiego. Se una politica vuole essere efficiente il suo risultato deve prevedere benefici superiori ai costi totali. A loro volta se questi costi e benefici fossero distribuiti in parti eguali, tutti ne trarrebbero un vantaggio e dunque verrebbe accettata. Nella realtà è difficile che si verifichi ciò e sembra che per la matrice ambientale questo risulti quasi impossibile.
Risulta esperienza comune che i miglioramenti dell’ambiente recano benefici a moltissime persone, mentre i costi, obbiettivamente subito visibili, ricadono per lo più su un gruppo ristretto, ad esempio sulle imprese come anche su alcuni tipi di consumatori.
Il problema centrale è quindi di natura distributiva. Teniamo conto che la natura del problema può ingenerare danni o esternalità supplementari, come avviene in altri campi come quello ad esempio sanitario. Potrebbe semplicemente verificarsi il caso mistero che forze economiche organizzate possano esercitare azioni di lobbing “investendo” risorse in quantità direttamente proporzionale ai costi che si vorrebbero evitare. Ciò può provocare almeno due fattori negativi: il blocco di politiche ambientali maggiormente rispondenti al criterio dell’efficienza e la sottrazione di risorse ad attività in grado di aumentare il benessere sociale.
Sia chiaro che la corretta rappresentazione degli interessi in campo è legittima e positiva. Il problema rimane il corretto governo di tutti gli interessi e la costruzione di criteri di valutazione dell’interesse generale, che per inciso a livello secco di economia è il cosiddetto benessere sociale.
Ancora una volta risulta difficile lasciare alle sole forze del mercato la risoluzione del problema. Solamente lo sviluppo dell’azione pubblica, e non il suo ridimensionamento, può comporre tali problemi di natura distributiva.

Progressisti anche in tempi di crisi

Esiste una storia a mio avviso esemplare per capire come funzionano i progressisti ed è quella di William Beveridge il quale venne chiamato da Winston Churchill a elaborare una riforma delle assicurazioni sociali e finì per costruire un progetto che ha fondato il moderno stato sociale, la sanità garantita come bene pubblico e ha innovato i metodi dell’intervento statale nell’economia e nella società. Beveridge non era certo classificabile come un progressista, quanto come un liberale inglese vecchio stampo, anche se certamente una svolta profonda nella sua vita fu l’amicizia che strinse con i coniugi Webb – fondatori della London School of Economics ma soprattutto animatori della società fabiana. La questione  per noi ora interessante non è “cosa” scrisse e fece Beveridge, ma in realtà “quando” lo fece, fatto che sembra dimenticato. (altro…)

I trasporti sono energia. Anche a Torino

Molto spesso non ci rendiamo conto che la politica dei trasporti è strettamente connessa con quella dell’energia. Se pensiamo che i trasporti  rappresentano uno dei settori che in assoluto consumano più energia – circa il 71% del consumo globale del petrolio nell’Unione Europea, non potrà non esserci chiaro che questi due settori condividono molti più obbietivi di quanto non si creda: ridurre il consumo e l’importazione di fonti fossili, la nostra dipendenza energetica da queste materie prime, ridurre le emissioni di CO2 per ricordare quelli su cui si concentra la maggiore attenzione. Questo fatto è d’altra parte ricordato anche in documenti quali il libro verde sull’efficienza energetica dell’Unione Europea (http://ec.europa.eu/energy/efficiency/index_en.htm).  La politica energetica dell’Unione Europea, infatti, è tesa a garantire competitività e sicurezza dell’approvvigionamento e protezione dell’ambiente concentrandosi in particolare su nuove politiche dei trasporti che riducano i consumi di energia migliorando l’efficienza dei consumi di carburante dei veicoli, anche sostituendo gradualmente il petrolio con altri carburanti come il gas naturale, l’elettricità, l’idrogeno o altre fonti. Il problema, soprattutto per le amministrazioni locali, sarà quello di comprendere e coniugare questi settori in una collaborazione strategica dando immediatamente agli stessi obbiettivi comuni da raggiungere.

Piemont Europa Ecologia contro il declino

Non capisco come continuiamo a volere uno sviluppo senza ricerca. Abbiamo assistito praticamente inermi alle diverse trasformazioni degli ultimi dieci anni pensando di continuare a produrre beni a bassa tecnologia  basso contenuto di conoscenza illudendoci anche che il traino di industrie, che pure hanno reso grande la nostra città, durassero all’infinito. Non abbiamo detto e fatto nulla quando altre aree europee hanno iniziato a modificare la propria specializzazione produttiva adeguandola agli avanzamenti scientifici. Ed oltre alla tipologia di produzione dobbiamo essere coscienti che continuare a cercare di ridurre il costo del lavoro invece di puntare all’aumento della qualità dei prodotti ci porterà in un vicolo davvero cieco senza uscita. Ma una città cosa può fare per invertire la rotta? (altro…)

Perchè non eleggere i direttori della ASL?

I liberaldemocratici, nelle ultime elezioni inglesi, avevano lanciato una proposta apparentemente curiosa in fatto di sanità: trasformare i “primary care trust” – i corrispondenti della nostra Asl- in organi elettivi. In realtà l’idea non è così nuova e ne abbiamo traccia  nell’opera di Maccacaro negli anni ’70. Proprio oggi, nel pieno della discussione di deficit sanitari, di critica ai poteri dei Direttori Generali sempre più monocratici, di ingerenze della politica persino nella nomina dei primari degli ospedali, questa proposta non è certamente da scartare. (altro…)

Edgar Morin e la nostra ecologia politica

Il calcolo applicato a tutti gli aspetti della vita umana nasconde quello che non può essere calcolato, cioè la sofferenza, la felicità, la gioia, l’amore, insomma tutto quello che è importante nelle nostre vite e che sembra extra-sociale, strettamente personale. Tutte le soluzioni sono quantitative: crescita economica, crescita del Pil. Quand’è che la politica prenderà in considerazione l’immenso bisogno d’amore della specie umana? Una politica che integrasse l’ecologia nella natura umana affronterebbe i problemi posti dagli effetti negativi – sempre più importanti rispetto agli effetti positivi – degli sviluppi della nostra civiltà (da cui deriva il degrado dei legami di solidarietà). Questo ci farebbe capire che l’instaurazione di nuove solidarietà rappresenta un aspetto fondamentale di una politica di civilizzazione. Così l’ecologia politica potrebbe entrare a far parte di una grande politica rigenerata, e contribuire a rigenerarla.

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Vivere è caro: tra federalismo fiscale e prelievi ecologici

Vivere sta diventando più caro? Certamente sì e la ragione non è l’inflazione. Purtroppo sono proprio gli Enti Locali che non ricevono risorse dallo Stato e sono costretti a tagliare diversi servizi e aumentare il costo di altri per riequilibrare i bilanci. Il cosiddetto “federalismo fiscale” dovrebbe a questo punto fornire lo strumento per tagliare sprechi ed indirizzare la tassazione locale verso imposte “virtuose”, ma non abbiamo ancora sentito nulla sulle intenzioni delle diverse coalizioni per il futuro. (altro…)

Ecologia politica: iniziamo a fare ciò che è già possibile

Spesso, nei diversi programmi elettorali, ricorrono slogans di vario genere, giusti ma certamente spie di una mancata conoscenza di fondo. Se pensiamo ad esempio al recupero dell’acqua piovana, alla diagnosi energetica degli edifici, all’adozione degli energy manager, al mantenimento delle cubature e via discorrendo, dobbiamo anche sapere che la gran parte di queste cose sono già presenti nelle leggi regionali o nelle delibere di province e città. (altro…)

Punti di vista: fidatevi di voi!

Una cosa semplice. Purtroppo è presente anche nelle nostre coalizioni un istinto sbagliato, un messaggio in controluce che personalmente combatto. In sostanza è un tipo di messaggio che purtroppo vedo riaffiorare anche in questo primo round di campagna elettorale, sia a destra che a sinistra, sia nei “giovani” che nei “vecchi” e che si può riassumere più o meno così: voi, che ci votate, in sostanza non potete far nulla e contate poco; affidatevi a noi che abbiamo esperienza e sappiamo organizzare la “massa critica” e vedrete che tutto andrà nel migliore dei modi. (altro…)

PiemontEuropa Ecologia: pensare a Torino

Provate per un momento a pensare alla città in cui vivamo. Una grande città che rappresenta un nodo ineliminabile per la crescita economica e un grande insieme di persone che possono rappresentare fruitori intelligenti dell’energia rinnovabile del XXI secolo. Persone che però si sfiorano e non riescono a pensarsi come un insieme che, pur tra mille differenze, hanno la stessa volontà di vivere in un ambiente più salubre, sicuro, producendo meno inquinamento ma con la sicurezza nello sviluppo di nuove opportunità di lavoro non delocalizzabili e che non distruggano le risorse per i nostri figli. (altro…)