Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

Inquinamento atmosferico: in Francia almeno ci tentano

FRANCE-FEATUREIn Francia almeno ci tentano. Se vi foste capitato di percorrere un’autostrada almeno nel tratto che va dal Frejus a Lione nei giorni scorsi ( ma anche a Parigi, Strasburgo o Lilla), avreste guardato con sorpresa gli avvertimenti puntuali con cui vi si avvertiva dell’obbligo di moderare la vostra velocità di almeno 20 Km/h a causa dell’inquinamento. E non era un consiglio ma un vero e proprio obbligo. Se poi accendevate la radio, potevate ascoltare diverse discussioni sui diversi problemi legati alla qualità dell’aria, con una puntuta e costante sottolineatura sui danni sanitari della polluzione atmosferica. Oltre all’annuncio che a Parigi si sarebbe circolato in regime di targhe alterne e con altre misure innovative come la possibilità per i residenti di usufruire gratuitamente per tutto il periodo necessario dell’uso delle biciclette del bike sharing e delle vetture del car sharing ovvero del Vélib e Autolib. La formula prevede per le biciclette la gratuità per  il ticket da 1 giorno, mentre le autovetture saranno gratuite per la prima ora per tutti gli abbonati. Le stesse autorità hanno infine puntato molto, per arginare il picco maligno di inquinanti, sul trasporto pubblico, rendendosi disponibili a concedere l’uso gratuito dei mezzi pubblici E non solo. Durante l’unico confronto tra le candidate per la poltrona di sindaco a Parigi, i toni si sono immediatamente accesi sulle misure da prendere contro l’inquinamento della ville lumiere con uno scontro consumatosi per un tempo certamente molto significativo rispetto ad altri argomenti. La morale è che almeno oltralpe se ne parla, mentre a livello nostrano, con percentuali di inquinamento più alte, l’argomento è ormai derubricato a problema irrisolvibile o comunque poco interessante per migliorare la qualità di vita dei cittadini del Bel Paese. Insomma, almeno là se ne parla, anche appasionatamente, mentre da noi certi aspetti della qualità della vita sono trattati con un certo fastidio…

Le elezioni in Francia, viste dalla Francia

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Capitando in Francia negli ultimi 15 giorni, è logico farsi un’idea delle amministrative che domani celebreranno il secondo turno di ballottaggio. Così com’è ovvio confrontare i resoconti pubblicati dai media nostrani. In breve, qui in Francia, non esiste tutta questa discussione anti Europa nè una paura viscerale per la Destra lepenista che avanza. Quello che i media e le persone comuni condividono è un avvertimento secco ad Hollande, una sorta di rimandatura espressa con un voto che non è così tragico come dipinto in Italia. L’accusa vera che viene portata alla presidenza francese socialista è di non aver fatto molto, o meglio quasi nulla. Questa è la chive di lettura più convincente fatta proprio dai francesi e non dai nostri commentatori che sembrano raccontare una Francia che in realtà sembra non esistere. L’avvertimento è semplice: Caro Hollande, mettiti a lavorare seriamente per le riforme. Insomma, mettiti a lavorare…

La Francia discute sulla fiscalità ecologica in Finanziaria

Da qualche mese in Francia si discute dell’introduzione della fiscalità ecologica all’interno della legge finanziaria del 2014. Nello specifico si è arrivati alla proposizione di un testo a firma del Presidente della Commissione sulle Sviluppo Sostenibile che include ipotesi riguardanti i carburanti maggiormente inquinanti, il consumo di carbone, derivati dallo scisto e via discorrendo. Il documento auspica che la nuova fiscalità ecologica, caratterizzata da stabilità, chiarezza e previdibilità, permetta il finanziamento della cosiddetta “transizione ecologica” e di modificare i comportamenti dei diversi agenti economici attraverso una serie di strumenti economici. La messa in opera di questo strumentario fiscale prevede una tempistica che supera l’attuale quinquennio legislativo e impegni in maniera costante la Francia al di là degli eventuali cambi di maggioranze al governo. Tale chiarezza d’intenti è energicamente affermata dall’attuale Ministro per l’Ecologia Delphine Batho che ha affermato “la volontà di mettere in piedi una fiscalità ecologica che incentivi la transizione ecologica e non aumenti la pressione fiscale”

L’Economia Verde avanza in Francia

In Italia ne parla indirettamente il Rapporto di Legambiente sui Comuni Rinnovabili, mentre il Francia (come ripresa daEcoblog) ci pensa il Commissariat Général au Développement Durable (CGDD) che pubblica i suoi dati sulla Green Economy: L’economia rinnovabile avanza e non sente le perturbazioni della crisi economica globale in atto. Settori come la cura della qualità dell’aria, il riciclo delle acque, i rifiuti, la bonifica dei suoli, trainano l’economia francese, producono posti di lavoro nuovi di zecca, rinforzano le esportazioni. Numeri interessanti che dovrebbero essere meglio analizzati da chi coordina politiche nel settore pubblico, dalle Università che devono preparare i giovani a risolvere future emergenze e dalle aziende che hanno deciso di riconvertire le proprie attività verso nuovi mercati. Uscire dal ‘900 e dai suo paradigmi economici significa anche questo.

Tassateci! L’appello dei magnati francesi

Nello spazio dei caratteri di un sms, sedici firme che guidano le più importanti aziende francesi hanno pubblicato una lettera che comparirà su “Nouvel Observateur” esponendo un concetto semplice: noi ce siamo ricchi dobbiamo pagare più tasse. Dopo Warren Buffett negli Usa e Luca Cordero di Montezemolo in splendido isolamento in Italia, non ci sono volute molte parole e discussioni accademiche per rendere comprensibile il fatto che se l’economia è in tempesta, lo sforzo maggiore deve essere compiuto da chi ha beneficiato maggiormente dei suoi servizi in tempi di vacche grasse. Semplice ed immediato. E da noi?

“Noi, presidenti o amministratori delegati, uomini o donne del mondo degli affari, finanzieri, professionisti o cittadini ricchi, vogliamo l’instaurazione di un” contributo eccezionale “che coinvolgerà i contribuenti francesi più favoriti. (altro…)

Chi ha il nucleare vuole uscirne?

Qual è l’opinione delle persone sull’enegia nucleare nei paesi che possiedono questo tipo di tecnologia? Un indicatore può ritrovarsi nel recente sondaggio eseguito da IFOP in Francia che ha testato tre opzioni disponibli alla domanda di “Europe Ecologie ” sulla necessità di uscire dal nucleare.  Il  19% si è detto favorevole all’uscita immediata dal nucleare “senza condizioni”; il 51% è invece favorevole all’abbandono progressivo del nucleare, posizione sostenuta tra l’altro dalla stessa Europe Ecologie, mentre il 30% del campione è favorevole alla prosecuzione del programma nucleare ed alla costruzione di nuove centrali così come pianificato dal Governo Francese.

Mitterrand

l’8 gennaio ricorreranno i 15 anni dalla scomparsa di Francois Mitterrand. Oggi il grado di popolarità in Francia del Presidente è ancora molto alto ed il giudizio dei francesi sul suo operato rimane assolutamente positivo. Un recente sondaggio ha domandato ai “citoyens” quali siano state le politiche che hanno maggiormente contrassegnato la presidenza di Mitterrand, con i risultati che potete vedere nel grafico. Inutile dire che anche noi abbiamo nostalgia di personaggi politici di questa levatura.

Francia. Il Partito Socialista e Europe Ecologie ragionano insieme. Quando in Italia?

In Italia e in Francia la sinistra è all’opposizione. Ma le analogie finiscono qui. Perchè mentre in Italia la corsa per costruire “qualcosa” che sia in grado di vincere sembra più la continua ricerca di ragioni per escludere qualcuno, in Francia il maggior partito di opposizione, il Partito Socialista, lancia attraverso uno de suoi esponenti di spicco, Pierre Moscovici, le basi per un progetto di programma comune con Europe Ecologie. Per capire le profonde differenze con la nostra opposizione rissosa e un po‘ inconcludente, basta riprendere l’intervista comparsa oggi su Le Monde e raffrontarla con le dichiarazioni dell’ultimo mese sui giornali italiani. Innanzitutto è fondamentale parlare di un vero e proprio programma, superando i “semplici accordi di apparato”. Secondo Moscovici, infatti,  non ci si può accontentare di avere un programma che lasci delle zone fluide e siglare dei semplici accordi, ma bisogna “battezzare una alternativa a sakozy, con un funzionamento comune che sia differente da quello della vecchia sinsitra plurale. Bisogna che i diversi alleati abbiano la propria libertà. E che la base di programma sia più forte ed approfondita. Se si lasciano dei punti liberi di fluttuare si creeranno delle frustrazioni e delle discordanze a livello di governo”. I socialisti francesi hanno inoltre chiaro il percorso, le convergenze ed i problemi di questa costruzione. “Dapprima bisogna parlare delle convergenze, che sono solide. Il socialismo ecologico. Il partito socialista ha intrapreso la propria conversione ecologica, anche se esistono delle sfumature diverse tra l’ecologismo difeso dai Verdi e da Europe Ecologie. Noi siamo favorevoli alla produzione ed al consumo ed all’uso dell’utile fiscale per orientare l’economia. Si può inoltre citare lo stesso obbiettivo sulla costruzione europea e la difesa delle libertà contro le politiche “sicuritarie”.  E senza nascondere le divergenze che attengono soprattutto la crescita. “Noi non siamo per la decrescita” – dice Moscovici – “Esistono anche divergenze sui trasporti e sull’energia. Ma sull’essenziale noi possiamo riunirci. Noi non miriamo al partito unico, ma abbiamo la responsabilità comune di mandare a casa Sarcozy”. Un buon inizio di cui avremmo bisogno anche a casa nostra

Francia: ecotassa sul trasporto pesante

Il governo francese ha annunciato che l’entrata in vigore dell’Ecotassa sul trasporto pesante avverrà non prima del 2012, a differenza di quanto stabilito dalla legge Grenelle -Ambiente e dalla finanziaria 2009. Cosa sia questa tassa è presto detto: si tratta di far pagare sulla rete stradale francese non sottoposta già a pagamento, una cifra a km percorso in modo tale da spostare il trasporto delle merci dalla gomma ad altre forme meno inquinanti. La tassa, più o meno 20 centesimo per Km effettivamente percorso si propone diversi fini tra cui:

  • Una fiscalità più ecologica, che pesi sul traffico realmente svolto, piuttosto che sul costo del lavoro e sul patrimonuio delle imprese di trasporto stradale;
  • Una fiscalità più giusta che colpisca i veicoli pesanti quale che sia la loro nazionalità;
  • un «costo di riferimento» che favorisca il rapporto modale grazie ad un meccanismo di ribaltamento della tassa sui committenti caricatori
  • nuove risorse per la costruzione di infrastrutture di trasporto decise a partire proprio dalla legge Grenelle sull’ambiente.

Qualche approfondimento qui e qui