Poco più di quattro mesi a partire da oggi. E’ questo il tempo a disposizione di Regioni e Governo per evitare che scattino in automatico i tagli alla sanità della manovra di luglio. Ieri primo incontro per condividere la road map che dovrebbe portare all’accordo. Sul piatto spesa, ticket e Lea. Continua a leggere su Quotidianosanità

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Che la salute costi, e molto, è un’ovvietà. In tempi di crisi è quindi logico che le “razionalizzazioni” della spesa pubblica coinvolgano anche gli ospedali, richiedendo un dimagramento delle risorse assegnate al suo funzionamento. Ma quanto è necessario tagliare? Lasciamo da parte qui considerazioni politico-sociali e consideriamo invece qualche vincolo di semplice fattura economica. Un confronto immediato viene posto con altri tipi di organizzazione sanitaria che sembrano essere maggiormente efficienti e meno costose, come ad esempio quelle di sanità privata. Con diverse sorprese. Continua a leggere »

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Il Conto annuale della Ragioneria dello Stato 2010 registra un calo del personale nel Sistema sanitario nazionale dello 0,8% tra il 2009 e il 2010. Più o meno 5000 lavoratori in meno…

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L’autunno del governo Berlusconi procede e iniziano i bilanci di cosa siano stati questi ultimi tre anni. Logico quindi che ognuno guardi cosa sia successo nel proprio campo di attività e non mi sottraggo nemmeno io. Cosa è successo in campo sanitario? Tralasciando le considerazioni più filosofiche i fatti, cioè i provvedimenti adottati, lasciano alquanto a desiderare. Di rilevante, come anche ci ricorda quotidianosanità, sembra potersi ricordare la legge sulle cure riguardanti il dolore e il progetto sulle farmacie dei servizi. Ma non è possibile dimenticare i 12 miliardi di € tagliati al finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale, l’introduzione nel 2011 del ticket di 10 € sulle prestazioni specialistiche -che si completerà nel 2013 con l’introduzione di altri ticket -. Sempre collegate al sistema sanitario si ricorderanno il blocco dei contratti dei lavoratori in camice bianco e quello del turn over, per cui solo una piccola parte di chi andrà in pensione verrà sostituito. Molto invece è stato scritto nel capitolo degli annunci per cui provvedimenti come il testamento biologico, la riforma degli ordini, le sperimentazioni cliniche o la riforma indicata nel libro bianco del Ministro Sacconi sono rimasti annunci, quando non hanno superato l’esame parlamentare rimanendo solo sulla carta. Gli stessi costi standard e la politica di federalismo fiscale, che coinvolge significativamente anche il settore della salute, sono di fatto al palo e morti ancor prima di essere nati. Certamente, a nostro giudizio, l’applicazione di molti provvedimenti annunciati – e non convertiti in legge  – avrebbe complicato un corretto sviluppo del sistema sanitario. Rimane il fatto che nel settore della sanità molto si è detto e poco si è fatto con un bilancio certamente non lusinghiero per un governo che stimava se stesso come capace di “fare”. Requiescat in pace.

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Molti Paesi europei, nonostante il terribile momento finanziario, stanno immettendo più risorse in sanità ma, ovunque, l’aumento degli investimenti risulta del tutto insufficiente a soddisfare l’aumento stabile nei bisogni e nella domanda. L’Italia ha conseguito, negli ultimi decenni, importanti risultati in campo sanitario, come confermato dal notevole aumento dell’aspettativa di vita e dalla diminuzione progressiva della mortalità. Tuttavia esistono forti motivi di insoddisfazione testimoniati da:

- crescita delle disuguaglianze nelle condizioni di salute dei cittadini, sia geografiche che economico-sociali;

- enorme disequità nei servizi sanitari erogati, nell’accesso, nei risultati e frequente percezione di scarsa qualità dei servizi sanitari da parte dei cittadini, soprattutto in alcune Regioni;

- sprechi nell’uso delle risorse e rischi per la sostenibilità del sistema;

- incapacità nel prevenire il prevenibile. Continua a leggere »

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Cosa ne pensa il Governo della Regione Piemonte sui ticket sanitari? La domanda non è oziosa, perchè in realtà la norma ormai in via di approvazione sull’imposizione di contributi alle prestazioni sanitarie lascia la possibilità alle Regioni di far pagare il ticket intero, di distribuirlo in diversi miniticket o di non farlo pagare recuperando risorse da altri capitoli. L’Importante per il Governo Bossi-Berlusconi è che le Regioni si accollino la spesa sanitaria scaricando lo Stato: forse un nuovo modo di intendere il federalismo fiscale. Per ciò che attiene il Piemonte il ticket sulle visite specialistiche vale circa 29 milioni di Euro come ci informa il Sole24Ore e su queste cifre bisognerà ragionare in Piazza Castello. Nulla però ci è pervenuto sulla volontà del Governo Regionale del Piemonte in merito. Una decisione che può nascondere una partita più articolata e che tocca il nodo della sanità privata. Sono diverse, infatti, le considerazioni che giungono da diverse parti sull’eventuale regalo che questa norma potrebbe fare ad una strisciante privatizzazione sanitaria. Se la norma non verrà congegnata in modo perfetto, si potrebbe verificare il caso che il superticket si assommi alla franchigia e quindi si potrebbe arrivare ad evitarlo pagando solo la franchigia al privato ed eseguendo esami e valutazioni specialistiche nel privato. Senza nessun livore “pubblicistico” balzerebbe comunque immediato all’occhio una distorsione del “mercato” sanitario a mio avviso insostenibile e soprattutto svantaggioso per chi non possiede redditi “forti”. La risposta sulla volontà di normare in Piemonte questa nuova tassazione non è quindi “neutra”, ma potrà farci capire quali siano le linee guida del Governo verde-blu sulla salvaguardia delle prestazioni pubbliche e quali idee esistono in merito al rapporto pubblico-privato in sanità

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Vedremo se le manterranno, ma alla voce “misure di compartecipazione all’assistenza farmaceutica e sulle altre prestazioni erogate dal Sistema Sanitario Nazionale, rimangono ad oggi i nuovi ticket sulle prestazioni sanitarie che saranno attivi dal 2014. Dentro c’è un po’ di tutto: dai ricoveri ospedalieri, alle prestazioni radiologiche, dalle visite specialistiche ai farmaci e via discorrendo. Ma il punto odioso di questo provvedimento è che tali pagamenti per prestazioni si sommerebbero a quelli già presenti in alcune Regioni, arrivandosi quindi ad un doppio ticket peraltro diverso nelle varie Regioni. Dal punto di vista dell’economia sanitaria sono diversi gli studiosi che hanno analizzato l’impatto sul risparmio sanitario con il risultato di non considerarli dei calmieratori di spesa pubblica, ma anzi in diversi casi dei moltiplicatori di spesa. oltre infatti alle diversità che si creerebbero sul territorio nazionale, spicca la considerazione che l’introduzione di questa tassa provocherebbe, man mano che si scende dalle famiglie con maggior potere d’acquisto a quelle con maggiori difficoltà, ritardi di diagnosi e difficoltà maggiore d’accesso alle prestazioni sanitarie con un supplemento successivo di spesa sull’intera comunità data dalla necessità di assistere persone con stati più avanzati di malattia e con necessità di maggiori tempi di ospedalizzazione e di cure. Resta il fatto che la nuova norma permette comunque la possibilità, per le Regioni che prevedono già un Ticket, di adottare provvedimenti di riduzione delle “misure di compartecipazione”, purchè venga assicurato comunque l’equilibrio economico-finanziario attraverso misure “alternative” .

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Giusto per comprendere come vanno le cose in sanità, credo sia ora di ricordare alcune cose sulla pubblica amministrazione che, nel mio piccolo, ho imparato nel precedente ruolo di Assessore della Provincia di Torino.
L’iter istruttorio di una delibera, e credo non faccia eccezione più di tanto l’Ente regionale, prevede che prima di essere “passata” in Giunta contenga tutta una serie di pareri tra cui quello del Direttore della struttura, che non è un organo politico, che la sottoscrive assumendosene diverse responsabilità di tipo amministrativo. Il contenuto “politico” deve cioè passare il vaglio della legittimità amministrativa prima di essere licenziata dalla Giunta. Il fatto poi che venga presentata nei lavori di Giunta da un Assessore, non toglie che la responsabilità dell’approvazione o meno, sia di tutta la giunta che, infatti, esprime parere favorevole a maggioranza o, come di consueto, all’unanimità. Continua a leggere »

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Un aspetto che continua a rimanere in ombra in questa campagna elettorale è quello della salute. Se da una parte è vero che il Comune non ha reposnsabilità dirette nella gestione delle cose sanitarie, rimane pur vero che il Sindaco è la più alta autorità con responsabilità anche dirette sulla salute dei cittadini. In sostanza determinate scelte sulla salute dei cittadini vedono il Sindaco come interlocutore privilegiato, sia nel momento in cui sono imposte dall’Autorità regionale sia in fase propositiva, dove il Sindaco preso atto dello stato di salute dei propri cittadini, delle diseguaglianze dei risultati di cura nelle diverse zone della città, delle diverse esposizioni a rischio immediate o diluite nel tempo, può concertare gli interventi da fare. Particolarmente interessante, infatti, rimane un risultato che la scuola torinese di epidemiologia ha a lungo ed intensamente studiato nella nostra città e cioè la differenza dei risultati di salute nelle diverse zone della città e le cause che determinano queste ineguaglianze. Continua a leggere »

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I liberaldemocratici, nelle ultime elezioni inglesi, avevano lanciato una proposta apparentemente curiosa in fatto di sanità: trasformare i “primary care trust” – i corrispondenti della nostra Asl- in organi elettivi. In realtà l’idea non è così nuova e ne abbiamo traccia  nell’opera di Maccacaro negli anni ’70. Proprio oggi, nel pieno della discussione di deficit sanitari, di critica ai poteri dei Direttori Generali sempre più monocratici, di ingerenze della politica persino nella nomina dei primari degli ospedali, questa proposta non è certamente da scartare. Continua a leggere »

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