Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

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La Germania di Weimar. Eric D. Weitz

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 ”Weimar é ancor sempre presente, ma il suo profondo significato non si può coglierlo nelle sparate senza senso in cui ci si imbatte facilmente sui vari siti web. Weimar é, invece, un chiaro esempio di fragilità della democrazia e un severo avvertimento, tutt’ora valido a distanza di cent’anni dalla rivoluzione e dall’istituzione della repubblica, di ciò che può accadere quando le persone e le istituzioni di una democrazia sono oggetto di attacchi incessanti e spesso brutali; allorchè la politica diventa una guerra per l’assoluto dominio di una parte in causa; quando certi gruppi sono platealmente condannati ed emarginati; quando i conservatori tradizionali vengono a patti con la destra estremista e razzista, conferendole una legittimazione che non sarebbe certo in grado di conquistarsi autonomamente. Le gradi realizzazioni di Weimar, la sua democrazia, la sua vivacità culturale, l’apertura alle diverse sessualità, le riforme sociali, erano esattamente l’oggetto degli odi della destra. Queste realizzazioni vanno riconosciute e celebrate a cento anni di distanza. In caso contrario, si consentirebbe ai nemici della democrazia e del progresso di modellare il passato a loro uso e consumo; gli si riconoscerebbe una vittoria  postuma”. (Eric D. Weitz, dalla prefazione al volume).

Il fascismo secondo Reich

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In tempi di rigurgito fascista, uno sguardo a Reich e al suo “Psicologia di massa del fascismo” è ancora una delle migliori letture per comprendere cosa stia accadendo oggi.

 

” Il fascismo, nella sua forma più pura, è la somma di tutte le reazioni irrazionali del carattere umano medio. Il sociologo ottuso, a cui manca il coraggio di riconoscere il ruolo predominante della irrazionalità nella storia dell’umanità, considera la teoria fascista della razza soltanto un interesse imperialistico, per dirla con parole più blande, un “pregiudizio”. Lo stesso dicasi per il politico irresponsabile e retorico. L’intensità e la vasta diffusione di questi “pregiudizi razziali” sono la prova che essi affondano le loro radici nella parte irrazionale del carattere umano. La teoria della razza non è una creazione del fascismo. Al contrario: il fascismo è una creazione dell’odio razziale e la sua espressione politicamente organizzata. Di conseguenza esiste un fascismo tedesco, italiano, spagnolo, anglosassone… L’ideologia razziale è una tipica espressione caratteriale biopatica dell’uomo orgasticamente impotente”

Ardengo Soffici moriva 50 anni orsono

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Cinquant’anni fa moriva Ardengo Soffici. Caduto in un certo oblio, ma certamente da leggere anche oggi, al di fuori delle antologie che lo ricordano più per la fondazione del Lacerba che per ciò che ha scritto veramente. E poi come non ricordare la scazzottata alle Giubbe Rosse con Marinetti, Boccioni e Carrà che partirono da Milano per dargli una lezione,  che restarono sorpresi dalle bastonate restituire da Ardengo il quale, il giorno dopo, andò con Slataper e Prezzolini a restituire la cortesia alla Stazione di Firenze ai partenti futuristi, con i quali si riconciliò tempo dopo. Ed anche se le sue idee non sono le mie, chapeau, Ardengo!

« …centro d’attrazione di quanti erano spiriti indipendenti, ardenti, appassionati di pura bellezza e di verità ardite spietate, di enunciazioni magari scandalose (…) di energia giovanile che ci spinge al combattimento ideale, un bisogno di aria nuova, un’allegra volontà di spoltrire il mondo circostante, di spalancar le frontiere dell’intelligenza e dell’arte per un principio di nuova umana universalità. >> 
(dal Programma di Lacerba)

Fausta Beltrametti, l’ospedale e la Speranza

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L’esperienza ci insegna che il dolore purtroppo è strettamente connaturato alla natura umana e spesso viene vissuto come un’inesorabile condanna, che deprime lo spirito e peggiora il carattere di chi lo subisce. Per alcuni, tuttavia, può diventare motivo di rivalutazione dei valori esistenziali ed occasione di maggiore empatia verso i propri simili.  (…) Attualmente l’ospedale non è più luogo che ispira timore reverenziale in quanto sede di misteriose terapie note agli adepti, ma è rassicurante rifugio che offre al malato conforto, sollievo e soprattutto, speranza.  Speranza nella ricerca scientifica e nelle nuove tecniche di cura, che si stanno evolvendo ovunque con straordinaria rapidità, fiducia nella professionalità dei nostri operatori, medici e paramedici, che si prodigano con impegno costante per dare il meglio di sè; e soprattutto, al di là della logica e talvolta contro la stessa, l’ospedale ravviva nel paziente la speranza che nasce dal cuore, dal desiderio di vivere, di riprendere il proprio posto nella famiglia, nel lavoro, tra gli amici; la speranza insomma di rialzare la testa e di poter guardare avanti senza l’angoscia del domani.

(Fausta Beltrametti, moglie di Giulio Tremonti, oggi mancata dopo lunga malattia)

Machiavelli e la difesa del territorio

Machiavelli, in fondo, si è anche occupato a modo suo di politica di difesa del territorio…

(…) Et assomiglio quella (la Fortuna) a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’adirano, allagano e’ piani, ruinano li arberi e li edifizii, lievono da questa parte il terreno, pongono da quell’altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, sanza potervi in alcuna parte obstare. E, benché sieno così fatti, non resterà però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti, e con ripari et argini, in modo che, crescendo poi, o andrebbono per uno canale, o l’impetoloro non sarebbe né sì licenzioso né sì dannoso. Similmente interviene della fortuna: la quale demonstra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle, e quivi volta li sua impeti, dove la Sto arrivando! che non sono fatti li argini e li ripari a tenerla. E se voi considerrete l’Italia, che è la sedia di queste variazioni e quella che ha dato loro el moto, vedrete essere una campagna sanza argini e sanza alcuno riparo: ché, s’ella fussi reparata da conveniente virtù, coma la Magna (Germania), la Spagna e la Francia, o questa piena non avrebbe fatte la variazioni grandi che ha, o la non ci sarebbe venuta. (…)

Nelson Mandela e l’Italia

Cosa può piacere all’italiano medio di Nelson Mandela? Forse l’idea che nella stessa figura si idealizzano i nostri Padri della Patria senza grandi divisioni, così da avere il coraggio e la combattività di Garibaldi unita alla capacità di trovare nella concordia/perdono tra le parti, il minimo comun denominatore nella fondazione di un nuovo Sudafrica alla Cavour. Tutto in una stessa figura, senza necessità di dividersi tra carbonari, affiliati alla Giovine Italia o vestire la camicia rossa. Che poi a qualcuno piaccia ancora di più è presto spiegato, tenendo conto di una semplice verità: che prima è finito in prigione e poi è diventato Presidente. Al contrario di certe icone nazionali…

I have a dream e Mahalia Jackson

Siamo in pochi a sapere — la maggior parte delle persone non ne ha la minima idea — che il discorso di Washington, quello di «I Have a Dream», doveva essere diverso. E lo sarebbe stato, se non fosse giunta un’esortazione dal pubblico. Martin stava leggendo il testo che avevamo preparato quando Mahalia Jackson, la sua cantante gospel preferita, che lo stava ascoltando, gridò: «Raccontagli del sogno, Martin! Raccontagli del sogno!» (nelle chiese battiste degli afroamericani è un costume consolidato il dialogo ad alta voce con il pastore, durante le pause di un’omelia, con richieste e invocazioni, ndr). In tutti questi anni, ripensando a quel momento, ho concluso che doveva averlo ascoltato a giugno di quell’anno, a Detroit, quando Martin aveva fatto specifico riferimento al suo sogno. Quando Mahalia gli gridò quella frase, io ero dietro di lui, circa 15 metri indietro. E vidi succedere tutto in tempo reale. Prese il testo che avevamo preparato e lo spostò dalla parte sinistra del leggio. Lo mise da parte. Allora dissi a una persona che stava al mio fianco: «Stiamo per entrare in chiesa». Lo dissi perché, da dietro, vidi il suo linguaggio del corpo cambiare completamente. Finché lesse il testo preparato, ebbe il linguaggio del corpo di un professore che parla dalla cattedra durante una lezione, o una conferenza. Ma poi si trasformò nel pastore battista che predica alla sua congregazione. Se chiunque altro, quel giorno — chiunque altro — gli avesse gridato qualcosa non credo che si sarebbe distaccato dal testo preparato. Non sono sicuro. Ma Mahalia Jackson era la sua cantante gospel preferita, e quando parlò lei lui si sentì in dovere di rispondere.

Clarence Jones
consigliere di Martin Luther King,
co-autore di una prima stesura
del discorso «I Have a Dream» (2013)

I lavoratori Alessi inventano la cassa integrazione sociale

A Omegna ha sede l’Alessi, un’azienda leader nel design che oggi diventa anche una vera fabbrica “sociale”. Come riportato da un articolo del Corriere della Sera, Michele Alessi, a.d. dell’omonima fabbrica di Crusinallo, ha avuto un’idea non da poco: anzichè chiedere la cassa integrazione per i mesi di calo fisiologico della produzione, ha chiesto ai suoi lavoratori se volessero impiegare quel loro tempo in lavori a favore della comunità, tipo manutenzione di parchi pubblici, scuole, aiuti di vario genere a disabili e tutto quanto si può immaginare. La risposta è stata pronta: l’85% dei 340 dipendenti ha risposto positivamente. In questo modo il Sindaco di Omegna, Adelaide Mellano, ha potuto fare ciò che i tagli non avrebbero permesso, spiegando anzi ai propri allarmati cittadini senza lavoro che il tutto non entra assolutamente in concorrenza nè tocca la possibilità di impiego. Ciò che qui interessa non è la morale della storia, ma il pensiero da giocatore di poker che sotto sotto nasce: se lo Stato, che in realtà risparmia almeno due volte, defiscalizzasse in qualche modo questo esperimento, tali esperimenti potrebbero essere sperimentati anche in altre realtà anche più difficili.

Cartesiani.it: video ergo sum

Un nuovo sito sull”information design” in cui mi sono imbattuto oggi. Da tenere d’occhio. E per ora in bocca al lupo!

“La nostra generazione e ancor più quelle che verranno sono destinate a nuovi linguaggi e a nuovi metodi che cambieranno per sempre la comunicazione e l’informazione. Per partecipare a questa rivoluzione dovremo imparare ad analizzare quantità di dati sempre più grandi e più complesse, apprendere le tecniche per elaborare tali informazioni e renderle chiare e comprensibili. In pratica vivremo un nuovo rinascimento all’insegna dell’information design. Prendiamo come esempio i social network , oggi tanto di moda: producono quotidianamente milioni di informazioni che si perdono nel rumore generale della rete, diventando quindi difficilmente interpretabili e prive di valore. Grazie alle nuove tecnologie che stanno emergendo diventa possibile intercettare in tempo reale tali dati e organizzarli in strutture quantitative, qualitative e geografiche. Lo sforzo di alcuni designer e sviluppatori si sta dirigendo proprio in questa direzione: elaborare una griglia interpretativa per capire quali dati vale la pena tracciare; recuperare, salvare e rendere accessibili tali dati; infine presentarli in pagina in modo cognitivamente stimolante e esteticamente gradevole. Sarà sempre più facile discretizzare i flussi e ottenere in output delle statistiche visive istantanee molto precise, il tutto a livello mondiale: ecco che dal rumore avremo generato valore.”

Benedetto XVI: essere o fare il Papa?

Il Teologo Vito Mancuso chiarisce cosa è avvenuto nella sostanza con la rinuncia di Benedetto XVI

“Nel caso di Benedetto XVI abbiamo a che fare con un martirio- testimonianza di altro colore, quello del riconoscimento della propria debolezza, della propria incapacità, del proprio non essere all’altezza. È la fine di una modalità di intendere il papato, e può essere la nascita di qualcosa di nuovo.”

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