L’anno prossimo l’Unione europea stanzierà 6,4 miliardi di euro per finanziare alcuni progetti nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Secondo l’irlandese Márie Geoghegan-Quinn, commissaria europea alla ricerca, all’innovazione e alla scienza, si tratta di un passo indispensabile. Investire nell’innovazione è “l’unico modo intelligente di uscire dalla crisi”, ha dichiarato Geoghegan-Quinn. I finanziamenti saranno alimentati dal programma europeo per la ricerca, che dispone di un fondo di cinquanta miliardi di euro per il quinquennio 2007-2013. Alfred Kleinknecht, professore di economia e innovazione all’università tecnica di Delft, ha fatto una ricerca sui risultati ottenuti grazie a questi fondi negli anni precedenti.
Dorino Piras
la Salute, l'Ambiente, il Lavoro
Che cosa vorremmo che facesse il nuovo Sindaco di Torino? Sicuramente meno chiacchiere di quelle che sentiamo in giro e più cose serie sul versante delle innovazioni e delle occasioni che un sistema sviluppato come quello che esiste sotto al Mole potrebbe cogliere. Come ad esempio è successo a Milano dove hanno creato il Centro Internazionale sulla fotonica per l’energia per studiare tecnologie al servizio del fotovoltaico attraverso una sinergia tra la Regione Lombardia, la Fondazione Politecnico di Milano e Pirelli. E dire che anche a Torino esiste un Politecnico di eccellenza, una azienda sicuramente interessata a sviluppare sistemi che rendano disponibile energia come Fiat. La sfida è anche più importante di quella preannunciata per realizzare sistemi fotovoltaici ad elevata efficienza e costi ridotti. Tenendo conto di ciò che si sta sviluppando nei centri di ricerca europei in cui si sta mettendo a punto una metodologia in grado di sfruttare laser ad infrarosso che convoglierebbero fotoni ad alta energia su pannelli speciali fotovoltaici con una resa di circa l’80% di sfruttamento – contro il 40% attuale - generati da stazioni orbitanti. Un “mercato” apertissimo e dagli sviluppi più che promettenti in cui chi arriva prima dal punto di vista scientifico e tecnologico avrebbe in mano le chiavi per disporre di una fonte energetica pulita ed inesauribile da poter distribuire in ogni parte del globo. Da qui ad immaginare uno sviluppo tecnologico che impiegherebbe manodopera senza necessità di delocalizzazione il passo è breve. Queste sono le cose che dovremmo chiedere di far sviluppare sul nostro territorio che ne avrebbe le capacità scientifiche e industriali. Questi sono gli impegni che chiediamo siano nei programmi politici di chi dovrà guidare la nostra città, sicuramente fattibili come dimostrato a non più di 150 km di distanza. Finiamola con le chiacchiere e concentriamoci sulle cose serie. Per cortesia
La lotta contro i deficit pubblici obbliga gli stati europei a tagliare gli investimenti, soprattutto quelli nelle infrastrutture. Il rischio è che le conseguenze della crisi si estendano sullo sviluppo di lungo periodo. Di Isabelle Rey-Lefébvre su Le Monde.
In Italia e in Francia la sinistra è all’opposizione. Ma le analogie finiscono qui. Perchè mentre in Italia la corsa per costruire “qualcosa” che sia in grado di vincere sembra più la continua ricerca di ragioni per escludere qualcuno, in Francia il maggior partito di opposizione, il Partito Socialista, lancia attraverso uno de suoi esponenti di spicco, Pierre Moscovici, le basi per un progetto di programma comune con Europe Ecologie. Per capire le profonde differenze con la nostra opposizione rissosa e un po‘ inconcludente, basta riprendere l’intervista comparsa oggi su Le Monde e raffrontarla con le dichiarazioni dell’ultimo mese sui giornali italiani. Innanzitutto è fondamentale parlare di un vero e proprio programma, superando i “semplici accordi di apparato”. Secondo Moscovici, infatti, non ci si può accontentare di avere un programma che lasci delle zone fluide e siglare dei semplici accordi, ma bisogna “battezzare una alternativa a sakozy, con un funzionamento comune che sia differente da quello della vecchia sinsitra plurale. Bisogna che i diversi alleati abbiano la propria libertà. E che la base di programma sia più forte ed approfondita. Se si lasciano dei punti liberi di fluttuare si creeranno delle frustrazioni e delle discordanze a livello di governo”. I socialisti francesi hanno inoltre chiaro il percorso, le convergenze ed i problemi di questa costruzione. “Dapprima bisogna parlare delle convergenze, che sono solide. Il socialismo ecologico. Il partito socialista ha intrapreso la propria conversione ecologica, anche se esistono delle sfumature diverse tra l’ecologismo difeso dai Verdi e da Europe Ecologie. Noi siamo favorevoli alla produzione ed al consumo ed all’uso dell’utile fiscale per orientare l’economia. Si può inoltre citare lo stesso obbiettivo sulla costruzione europea e la difesa delle libertà contro le politiche “sicuritarie”. E senza nascondere le divergenze che attengono soprattutto la crescita. “Noi non siamo per la decrescita” – dice Moscovici – “Esistono anche divergenze sui trasporti e sull’energia. Ma sull’essenziale noi possiamo riunirci. Noi non miriamo al partito unico, ma abbiamo la responsabilità comune di mandare a casa Sarcozy”. Un buon inizio di cui avremmo bisogno anche a casa nostra
La migliore arma contro le zanzare? Il ventilatore. Questo è il consiglio che ci viene dalla rubrica sulla salute di Anaha O’ Connor sul New York Times e rilanciata dal sito web di “internazionale”. La ragione sembra effettivamente immediatamente comprensibile: impedisce agli insetti di volare intorno a noi e di atterrare sulla nostra pelle. Ma soprattutto l’azione del ventilatore sarebbe particolarmente efficace nell’allontanare le sostanze chimiche che noi stessi produciamo e che attirano le zanzare, cioè l’anidride carbonica dimostratasi dagli studi di entomologi americani della Michigan University una vera droga per gli insetti. Inoltre raffreddando la temperatura sulla superficie del corpo la diminuzione di sudore, acido lattico ed altro ancora non ci rende particolarmente appetibili per i diversi instti molestatori. Per chi non ama i rimedi chimici il messaggio è chiaro.
(via Repubblica.it)
Un super monsone in Asia e una raffica di piogge monsoniche che sconvolge l’Europa. Il caos climatico cambia la mappa del meteo, rende strutturali episodi eccezionali, costringe a cercare nuove parole per descrivere fenomeni che assumono intensità e frequenza del tutto anomale. E così dall’Ibimet, l’istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze, provano a forzare il vocabolario per tradurre l’intensificarsi dei drammi che colpiscono decine di milioni di persone. “I termini che fino a ieri usavamo abitualmente per descrivere le piogge eccezionali che colpivano l’Europa non danno più l’idea di quello che succede realmente oggi”, spiega Giampiero Maracchi, responsabile dell’istituto. “A molti l’uso del termine monsone in uno scenario europeo sembrerà improprio, ma quello che sta accadendo ha caratteristiche simili alla dinamica dei monsoni. (continua a leggere su repubblica.it)
Il Governo conservatore della Gran Bretagna abbatte la sua scure sull’ambiente. Secondo alcune previsioni, il Ministero dell’Ambiente subirà un taglio delle spese di circa il 40% oltre alla privatizzazione dell’Ente forestale e la vendita di molte riserve naturali. Il Natural England, gestore delle riserve naturali, dovrà ridurre di un terzo il personale. La stessa Environment Agency deve dimezzare le spese. Chiusura del finanziamento anche per British Waterways preposto alla tutela di oltre tremila chilometri di fiumi. Gli stessi tradizionalisti inglesi sono rimasti di sasso dall’idea annunciata dal Ministro della difesa di privatizzare l’Ufficio Meteorologico Nazionale. L’opposizione laburista e gli ambientalisti inglesi sparano a zero sull’operazione denunciando la penalizzazione dell’ambiente come facile mossa e politicamente meno pericolosa, oltre all’idea che i tagli che si prospettano ad ottobre si presenteranno meno forti in confronto a quelli annunciati in questi mesi. Ultima avvertenza è l’eventuale interessamento dell’Unione Europea per il mancato rispetto delle regole europee sulla tutela degli habitat naturali. Il governo conservatore di Cameron, in definitiva , non si discosta dalle politiche contro l’ambiente degli altri governi conservatori, pur avendo puntato pochi mesi orsono proprio sulla carta verde per vincere le elezioni.
Per Newsweek pare che l’Italia si classifichi al 23° posto tra diverse nazioni per la qualità di vita. Non granchè per l’orgoglio nazionale, soprattutto tenendo conto che siamo dietro anche al Belgio ed all’Irlanda, ma tant’è. La classifica è stilata tenendo conto di 5 indicatori. Il fatto da rimarcare è che l’indicatore che ci tira un po’ su è quello del sistema sanitario, mentre glialtri sono scarsetti. Non lamentiamoci quindi troppo sui nostri ospedali perchè, almeno da questo punto di vista gli altri stanno peggio. Un poco di orgoglio personale perchè, malgrado tutto, i medici e gli infermieri italiani continuano a fare miracoli malgrando i governi cerchino, pervicacemente, di distruggere il nostro sistema sanitario nazionale. Neanche questa volta ci sono riusciti. Sulla prossima non possiamo garantire nulla…
Più di 23 milioni di persone sono di fronte alla penuria di cibo e di acqua conseguenza di anni di siccità.
Un grande capolavoro sotto forma di storia fotografica di Stefano de Luigi sulla siccità in Kenia





