Dorino Piras

la Salute, l'Ambiente, il Lavoro

E’ mancato Roberto Topino

E’ mancato Roberto Topino, un uomo giusto e un medico che ha onorato la nostra professione. Mi mancherà qualche scambio di opinioni via rete e la sua onestà intellettuale. Ti sia davvero lieve la terra. Ciao

Flash mob: belle ragazze che non sfilano da Gheddafi

Via Metilparaben

Torino. La valigia pronta dei vecchi immigrati

Cosa succede nella comunità di immigrati a Torino? Karim Metref, giornalista algerino, ha raccolto cosa bolle in pentola soprattutto per ciò che riguarda gli immigrati di prima generazione, cioè quelli che ormai sono entrati nel tessuto sociale della città, hanno la cittadinanza italiana, lavorano e in alcuni casi partecipano ormai anche alla vita politica. Bene stanno semplicemente pensando di andarsene, di trasferirsi in altri paesi dove gli ammortizzatori sociali funzionano meglio e le possibilità di lavoro sono migliori. Per capirci Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada. Vendono le loro case, estinguono i mutui e vanno via, con i loro figli che stanno per laurearsi e sperano di investire la loro formazione dove maggiormente richiesta. Le ragioni sono diverse e sembra che stia pesando in maniera importante anche l’atomosfera di xenofobia che si sta diffondendo. Tutto ciò potrebbe far felice qualche leghista di ritorno, ma il problema viene chiarito proprio da Metref: “spariti i “vecchi” immigrati culturalmente e socialmente ben inseriti, sarebbe come tornare agli anni novanta, ma con leggi più repressive. Solo immigrati che conoscono poco la lingua e il paese, e che hanno pochi diritti. Un vivaio di manodopera a basso costo, indifesa e da sfruttare a volontà”. Ecco quindi il problema “di ritorno”, rtenendo conto del fatto che questo tipo di immigrazione per forza di cose, e con buona pace delle camicie verdi, non demorderà dal tentare fortuna anche nella nostra città. Una politica che taglia l’erba sotto i piedi della prima generazione di immigrati ormai stabilmente integrati – e che magari svolgono lavori poco appetibili per i nativi – con figli che hanno avuto anche accesso a formazione di buon livello e che potrebbero aiutare a far crescere la ricchezza delle nostre aree è davvero la manna da tutti attesa? O magari è necessario ragionare su questo segmento di popolazione che svolge un’importante funzione sociale cercando anche di attrarre le intelligenze ed i cervelli più disposti anche a creare innovazione e crescita tecnologica come ad esempio accade negli Stati Uniti? Bisogna iniziare a leggere anche la nostra realtà in maniera più precisa e fuori da furori ideologici per cercare di far crescere in maniera utile la nostra città.

Cacciari spiega “verso nord”

L’inquinamento atmosferico aumenta i suicidi

L’inquinamento atmosferico può influire sul tasso di suicidio di una popolazione? Alla domanda hanno risposto affermativamente gli estensori di uno studio condotto in Corea del sud (Ambient Particulate Matter as a Risk Factor for Suicide – Changsoo Kim at al. – Yonsey University Health System; Seul ) che hanno correlato i livelli di inquinamento di sette città della Corea del sud e i 4341 suicidi verificatisi nelle città considerate.  L’aumento dei suicidi con il crescere dell’inquinamento è risultato del 9%, indipendentemente da pregresse patologie di tipo psiachiatrico.

Berlusconi sul passaporto di Gheddafi

Non so se posso essere orgoglioso del fatto che sulla filigrana dei passaporti libici compaia l’immagine del Presidente del Consiglio del mio Paese. Non ho chiaramente nulla contro la Libia, ma il fatto mi lascia abbastanza attonito. Spero comunque che la cortesia non venga ricambiata: non mi sentirei molto bene se dovessi andare in giro per il mondo con la foto del Colonnello Gheddafi. D’altronde non mi sentirei meglio se fossi libico…

AIDS. Il Kenia propone un mese senza sesso

Un mese senza sesso per frenare la diffusione dell’Aids: questa è la proposta del Southern African Journal of Hiv Medicine. La proposta ha un suo razionale malgrado a prima vista sembri senza molto senso. Infatti l’astinenza contribuirebbe a fermare il contagio in quanto il rischio di trasmissione sarebbe più alto nelle sei settimane successive al contagio. L’astinenza durante questo periodo darebbe tempo al sistema immunitario dei nuovi contagiati di reagire contro il virus riducendo il tasso di infezione.

Marchionne e la parabola del sindacato tra Italia e Usa

Per capire meglio quali sono i riferimenti “culturali” di cui è intessuta l’ultima partita di Sergio Marchionne è necessario dare uno sguardo su cosa sta avvenendo nel sindacato americano dei metalmeccanici. Utile a questo proposito leggersi un interessante articolo di Giuseppe Berta comparso sul IlSole24Ore web – La parabola di Walter Reuther, il sindacalista con vista sul futuro -. Se infatti la crisi scuote in profondità la fiducia, le modalità d’azione e la stessa capacità di rappresentatività del sindacato, non si può ignorare cosa ha detto il 2 agosto scorso Bob King, il nuovo presidente della Union of automobile Workers of America (Uaw) che è stato il più grande e forte sindacato industriale nel mondo e che ha pagato un prezzo durissimo negli ultimi anni: nel 1979 contava 1,5 milioni di iscritti contro i circa 400.000 attuali. King sostiene che l’organizzazione dei lavoratori deve essere ripensata dalle basi smattendo di considerare il management come avversario e nemico e tendere invece a costruire relazioni di collaborazione. Chiaramente ognuno può pensarla come vuole, ma il discorso di oggi di Marchionne non può prescindere dalle posizioni del sindacato di oltreoceano. Interessante è comunque la spiegazione che Berta introduce dei riferimenti, nel discorso di King, alla figura mitica della Uaw, cioè Reuthers che ne incarnò i diversi momenti nelle varie epoche da anima militante e radicale delle origini – andò perfino nella Russia stalinista – alla capacità negoziale leggendo in maniera anche originale la pancia dell’America.

Dove vanno i soldi dell’innovazione?

L’anno prossimo l’Unione europea stanzierà 6,4 miliardi di euro per finanziare alcuni progetti nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Secondo l’irlandese Márie Geoghegan-Quinn, commissaria europea alla ricerca, all’innovazione e alla scienza, si tratta di un passo indispensabile. Investire nell’innovazione è “l’unico modo intelligente di uscire dalla crisi”, ha dichiarato Geoghegan-Quinn. I finanziamenti saranno alimentati dal programma europeo per la ricerca, che dispone di un fondo di cinquanta miliardi di euro per il quinquennio 2007-2013. Alfred Kleinknecht, professore di economia e innovazione all’università tecnica di Delft, ha fatto una ricerca sui risultati ottenuti grazie a questi fondi negli anni precedenti.

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Cosa vorrei dal nuovo sindaco di Torino

Che cosa vorremmo che facesse il nuovo Sindaco di Torino? Sicuramente meno chiacchiere di quelle che sentiamo in giro e più cose serie sul versante delle innovazioni e delle occasioni che un sistema sviluppato come quello che esiste sotto al Mole potrebbe cogliere. Come ad esempio è successo a Milano dove hanno creato il Centro Internazionale sulla fotonica per l’energia per studiare tecnologie al servizio del fotovoltaico attraverso una sinergia tra la Regione Lombardia, la Fondazione Politecnico di Milano e Pirelli. E dire che anche a Torino esiste un Politecnico di eccellenza, una azienda sicuramente interessata a sviluppare sistemi che rendano disponibile energia come Fiat. La sfida è anche più importante di quella preannunciata per realizzare sistemi fotovoltaici ad elevata efficienza e costi ridotti. Tenendo conto di ciò che si sta sviluppando nei centri di ricerca europei in cui si sta mettendo a punto una metodologia in grado di sfruttare laser ad infrarosso che convoglierebbero fotoni ad alta energia su pannelli speciali fotovoltaici con una resa di circa l’80% di sfruttamento – contro il 40% attuale -  generati da stazioni orbitanti. Un “mercato” apertissimo e dagli sviluppi più che promettenti in cui chi arriva prima dal punto di vista scientifico e tecnologico avrebbe in mano le chiavi per disporre di una fonte energetica pulita ed inesauribile da poter distribuire in ogni parte del globo. Da qui ad immaginare uno sviluppo tecnologico  che impiegherebbe manodopera senza necessità di delocalizzazione il passo è breve. Queste sono le cose che dovremmo chiedere di far sviluppare sul nostro territorio che ne avrebbe le capacità scientifiche e industriali. Questi sono gli impegni che chiediamo siano nei programmi politici di chi dovrà guidare la nostra città, sicuramente fattibili come dimostrato a non più di 150 km di distanza. Finiamola con le chiacchiere e concentriamoci sulle cose serie. Per cortesia