giu 022013
 

Una malattia divenuta tristemente un fenomeno sociale, dunque un’emergenza che non può essere relegata nel privato di chi ne è vittima, perché il cancro è una patologia che riguarda l’intera collettività sia sul piano della prevenzione che della cura.
Una malattia che troppo spesso ne genera un’altra: la solitudine di chi deve affrontare questa realtà delicata e complessa che scompensa gli equilibri relazionali, che apre scenari dove non è sempre facile trovare soluzioni, risposte.

Mille nuovi casi al giorno nel 2012, 4 milioni di persone (famigliari e caregiver) che si prendono cura dei malati, con il 33% di disabilità e inabilità complessivamente riconosciute dall’INPS e con il 4% della popolazione che ha avuto una diagnosi di tumore: questo è il cancro. Con un impatto socio-economico, in termini di spese sanitarie e perdita di produttività, pari allo 0,6 % del PIL, con un costo complessivo che supera 8 miliardi di Euro (pari a circa 25.800 euro l’anno per paziente).

I Rapporti dell’Osservatorio offrono uno spaccato realistico sul fenomeno di questa patologia. Attraverso un lavoro di documentazione che mette insieme i molteplici aspetti del problema da quello sanitario a quello socio- assistenziale, da quello previdenziale a quello economico, da quello della ricerca a quello del volontariato. Sono infatti questi aspetti alla base delle rivendicazioni presso le istituzioni locali, regionali, ministeriali e parlamentari che di fronte al fenomeno devono essere in grado di offrire strumenti di supporto e risposte per assicurare il più universale dei diritti: quello umano.

Qui il link per scaricare il Rapporto

mag 302013
 

Il Ministero della Sanità ha pubblicato il 29 maggio le due audizioni (Massicci e Bevere) che descrivono la situazione delle Regioni che sono sottoposte al cosiddetto “Piano di rientro” del Sistema Sanitario Regionale tra cui figura il Piemonte insieme a Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia. nella sostanza vengono illustrati gli andamenti dei Piani, la descrizione dell’erogazione dei Livelli di assistenza, lo stato degli adempimenti di competenza e un quadro riassuntivo degli aspetti positivi e dei punti di attenzione

Dalla lettura del prospetto si evidenzia come la maggior parte degli indicatori di assistenza ospedaliera, ivi comprese le misure di appropriatezza ed efficienza prese in considerazione, presenti valori compresi all’interno degli intervalli di riferimento. Costituisce eccezione la dotazione totale di posti letto, in modesta diminuzione a partire dal 2009, e pari a 4,2 posti letto per 1.000 residenti al 1° gennaio 2013, superiori ai valori di riferimento riportato dall’articolo 15, comma 13, lettera c) del D.L. 95-2012, sia per l’assistenza per acuzie che per post-acuzie.
Per quanto riguarda la situazione relativa all’erogazione di assistenza territoriale, l’ultimo aggiornamento disponibile degli indicatori evidenzia una quota di anziani assistiti a domicilio inferiore all’atteso, come da valore definito adeguato dal Comitato LEA, oltre ad una dotazione insufficiente di posti letto presso strutture di tipo hospice.
Cosa succede in Piemonte? In sostanza l’ultima puntata non vede ancora l’attuazione di tutto ciò che il Ministero continua a richiedere, tenendo ancora sulla corda l’Amministrazione regionale subalpina che non risulta ancora “virtuosa” nella sistemazione delle carenze segnalate da diverso tempo e tale da non permettere ancora la chiusura del Piano di rientro stesso. Il documento nello specifico segnala:

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mag 142013
 

Un principio giusto può essere affermato con strumenti ingiusti? La domanda nasce da una notizia fresca fresca che ci informa della possibilità di estensione dell’assistenza sanitaria integrativa dei parlamentari a partner dello stesso sesso. Il diavolo è però nei dettagli: perchè chi legifera anche sul Sistema Sanitario Nazionale deve avere un’assistenza sanitaria integrativa pagata dai contribuenti? Perchè in sostanza chi decide quali ticket e quali prezzi deve pagare il cittadino medio viene di fatto esentato dagli stessi? Proprio a pochi giorni, poi, in cui uno studio presentato dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali conclude che il costo dei ticket sanitari incide sulle famiglie italiane più dell’Imu e provoca una diminuzione dannosa delle prestazioni specialistiche. Due pesi e due misure, insomma. Oltre al fatto che ciò che vale per i parlamentari, non vale ad esempio per il trattamento dei rapporti tra due conviventi dello stesso sesso quando uno è ospedalizzato e in pericolo di vita, essendo esclusa ogni possibilità di intervento e di informazione per il partner. Il problema è però che non si capisce perchè il trattamento sanitario del legislatore possa avere percorsi diversi rispetto ai normali cittadini. Un principio giusto (la parità di fronte alla legge dei cittadini omosessuali) applicato ad uno strumento sbagliato (la possibilità di una mutua integrativa privata) non porta certamente ad un miglioramento delle condizioni economiche e di cittadinanza delle persone che vivono nel nostro Paese; anzi possono rappresentare un momento di regressione attraverso cui giusti principi possono essere depotenziati se applicati a misure ingiuste.

mag 132013
 

I ticket sanitari hanno un impatto sulle famiglie maggiore dell’Imu o dell’Iva, producono una diminuzione delle prestazioni specialistiche e provocano una diminuzione del gettito nelle casse dello Stato. Queste le conclusioni del Presidente dell’Agenas (l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) Giovanni Bissoni derivanti dai dati presentati da uno studio condotto dalla stessa Agenas e presentato il 9 maggio scorso. Per maggiore memoria, i dati si riferiscono al superticket introdotto nel 2011 dalla finanziaria firmata dal Ministro Tremonti e che avrebbero dovuto compensare un mancato finanziamento al Sistema Sanitario Nazionale di 830 milioni, mentre la stima del gettito ottenuto è di soli 244 milioni. Ma gli effetti negativi prodotti non si fermano al solo versante finanziario, registrandosi ad esempio una flessione del 17.1 % di prestazioni specialistiche da parte di cittadini esenti, non attribuibili certamente ad una maggiore appropriatezza delle prestazioni, tenendo anche conto solamente del profilo epidemiologico della popolazione. Riduzione delle prestazioni che danneggia doppiamente il Ssn che realizza entrate molto al di sotto delle stime iniziali ma con costi fissi inalterati. La maggiore flessione riguarda in maniera più marcata gli esami di laboratorio. Per farla breve – e dare un numero significativo – gli effetti del superticket tremontiano si aggirerebbero in media a circa 400 € a famiglia. Come altre volte, quindi, bisogna porre maggiore attenzione alle spese nemmeno tanto nascoste che una tassazione sprovveduta produce e smettere di considerare prioritari falsi obbiettivi politici come quelli dell’Imu.

Qui è scaricabile la ricerca dell’Agenas

mag 012013
 

Un’apparente contraddizione affligge oggi la sanità pubblica, intesa come disciplina o campo d’azione: mentre si accumulano prove sulla dimensione “sociale” della salute, il suo ruolo diviene progressivamente marginale e non sempre compreso.
Lang e Rayner suggeriscono sul
BMJ[1] che questa incongruenza sussista in quanto la sanità pubblica ha a che fare con la struttura della società e può quindi minacciare interessi costituiti. Inoltre, si assiste anche in sanità a uno slittamento progressivo verso l’atomizzazione e le scelte individuali – verso quel fenomeno sociologico che si può definire, parafrasando Bauman, come la “solitudine del consumatore”.

Un interessante articolo di Enrico Materia e Giovanni Baglio su Saluteinternazionale.info

apr 302013
 

Butto lì una notiziola che ben concentra quello che penso di quest’ultimo periodo e della Festa del 1° maggio. A New York un chirurgo italiano ha impiantato una trachea artificiale in una bambina di 2 anni che era nata senza tale organo. Bene, ma che c’entra? Immaginatevi a questo punto un paese diverso. Dove la Festa del lavoro sia un momento in cui si ragiona proprio sull’eccellenza del lavoro e sul perchè quest’ultimo manchi. Perchè la costruzione bioingegneristica di un organo così complesso nasce dalle idee e dal lavoro di moltissime persone: lavoro buono che porterà altro lavoro buono e remunerativo. Lavoro complicato, che se lo sai fare non esisterà nessun “cinese” che te lo porterà via. Se poi il la Festa del Lavoro si svolge in uno dei periodi più difficili per un Paese come il nostro, la riflessione si allarga e diventa più marcatamente “politica”. Non quella politica che continuiamo a farci macerare dai “media”, che domanda risposte alle “grandi intese”, al prossimo segretario del tal partito, al colore della pelle dei ministri e via discorrendo. Politica nel senso che le persone iniziano a domandarsi: come è possibile che in un certo momento, in un determinato luogo, un tal chirurgo abbia compiuto questa cosa strana che ha il sapore del miracolo? Cioè le persone nelle varie forme di associazione che ritengono più utili, si pongono una domanda concreta su un problema concreto che è stato risolto. In sostanza: in che modo è stato possibile che accadesse tutto ciò? Come è possibile farlo accadere anche a casa nostra? Nessuno è così frescone da non capire che esiste una filiera di azioni e reazioni tra la scelta ad esempio di un segretario di partito e un intervento chirurgico di eccellenza. Ma la il popolino normale di cui faccio parte pensa che forse questo “distacco” lamentato tra politica e cittadini sia soprattutto dato dall’incapacità di fare domande giuste e concrete – le risposte, come diceva un noto giallista, sono semplici-. Io immagino un insieme di persone che in un circolo di partito o nella sala di un’associazione inizia a discutere, ad esempio il 1° maggio, di come sia stato possibile impiantare una trachea artificiale in una bambina di 2 anni. Perchè, nella stessa storia, esistono snodi che “più politici non si può”. Ad esempio come un’agenzia come la Food and Drug Administration, nota per una certa tignosità sulle autorizzazioni, abbia bruciato i tempi ed abbia permesso in tempi veloci e garantendo la massima sicurezza possibile, una tale innovazione. Senza scadere nei tranelli alla “Di Bella” di casa nostra. E abbia permesso che un medico “straniero”, per i parametri americani, extracomunitario, raggiungesse questo risultato in una struttura statunitense. E le domande potrebbero a questo punto essere altre mille. Ecco la “politica” che vorei che si discutesse tra le persone “normali”: cosa è necessario mettere in campo anche nella nostra piccola realtà per raggiungere questi risultati? Personalmente mi domanderò queste cose scegliendo, questo 1° maggio, di timbrare come ogni giorno il cartellino nell’ospedale dove lavoro e cercando le risposte necessarie in una corsia sconosciuta assieme alle persone che lì sono domani ancora ricoverate. Anche se potevo evitarlo…

apr 152013
 

La ” Legge Basaglia “180” sarà presa come esempio di eccellenza dalla Danimarca che si appresta a riformare il proprio sistema di assistenza ai malati mentali. Lo stesso Ministro della salute Astrid Krag ha guidato, lo scorso 8 aprile, una delegazione a Roma e Trieste per meglio studiare il nostro sistema nato nel 1978 dagli studi di Basaglia proprio a Trieste. L’interesse della delegazione si è focalizzato sulle capacità applicative nei diversi contesti territoriali e il Ministro danese ha, al termine della visita, sottolineato l’importanza di questa visita come stimolo di orientamento per l’imminente riforma sull’assistenza psichiatrica nel Paese scandinavo.

apr 082013
 

Emergency, l’organizzazione fondata da Gino Strada, “sbarca” in Italia. Sembra un controsenso, ma non lo è: come in uno stato di guerra, l’organizzazione stima l’esistenza di almeno 9 milioni di persone nel nostro Paese che non hanno pieno accesso alle cure. Eppure, anche oggi, sentiamo lodare il nostro sistema di cure come tra i più qualificati nel mondo. Ma Gino Strada, con ragione a mio modesto avviso, crede che nel nostro Paese non si sia realizzato il dettato della Costituzione, che garantisce cure gratuite agli indigenti, e non solo. Gli esempi sono stringenti e ben conosciuti da noi tutti. Una protesi dentaria, molto più importante per la salute ad esempio di un anziano di quanto si pensi, non costa nulla presso i nostri ambulatori pubblici. Con la piccola avvertenza che saranno comunque necessari almeno 700 € che vengono computate come contributo per acquisto di materiali, ticket. Emergency raccoglie la sfida e pensa che, togliendo il profitto, si possa fornire una prestazione in proprio con cifre non superiori ai 300 €. Oppure si può iniziare ad operare anche un semplice orientamento all’interno delle nostre strutture sanitarie al momento non così fruibili. Perchè oggi all’interno degli ambulatori di Emergency già presenti in Italia – come Marghera o Palermo – almeno il 20 % delle persone curate sono cittadini italiani.

Per saperne di più cerca all’interno del sito di Emergency il “Programma Italia” e contribuisci con un SMS al numero 45505

apr 032013
 

La cura della nostra salute costa circa l’80% del bilancio delle nostre casse regionali. Questo semplice fatto rende conto dell’attenzione che i tagliatori di spesa a tutti i livelli prestano al “forziere” sanità cercando di trovare lì il propellente liquido per far fronte alle attuali crisi. Finora la scure è calata con modalità di semplice comprensione anche ai non esperti: tagliare dappertutto di una X percentuale in maniera “lineare”, cioè sia a livello di ospedali che di regioni, servizi, personale, strumentario e via discorrendo. Insomma abbiamo fretta, i soldi sono in gran quantità spesi per la salute, bisogna cercare di non scontentare più di tanto nessuno e quindi sembrerebbe davvero equo tagliare una certa porzione in maniera uguale a tutti. Ma davvero questo metodo ci porterà ad una nuova salute finanziaria? Pare di no leggendo un “working paper” a cura dei ricercatori dell’ALTEMS (Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari) dove un confronto  delle performances economico-finanziarie tra le principali aziende ospedaliere del Lazio con alcune aziende nazionali, fa emergere alcune idee interessanti. Come ad esempio il livello di produttività e di efficienza delle singole strutture è molto differente e le singole aziende non producono tutte le stesse cose. E così tagliare di una stessa percentuale le risorse può condurre al collasso quelle che non funzionano bene ma non avvantaggiano certamente quelle che sono state precedentemente virtuose. Non solo, ma questo criterio in realtà produce più danni di quelli che vorrebbe sanare. Bisogna quindi certamente abbandonare ogni pregiudizio ideologico e interrogare in maniera veramente scientifica i dati, le informazioni che pure sono a disposizione per pensare in maniera assennata dove e come mettere le risorse a disposizione. Ma soprattutto colpisce la chiosa della presentazione: “In un tale contesto due opzioni sono possibili: (1) perseguire ottusamente il miraggio di un sistema totalmente pubblico ma “snello”, oppure, forse più pragmaticamente, (2) investire su quello che realmente funziona meglio sviluppando nell’amministrazione Regionale la funzione di “committenza” e conseguendo, attraverso gli strumenti già noti (autorizzazione stringente, accreditamento all’eccellenza, accordi contrattuali rigorosi, tariffario “competitivo”), una vera e propria rivoluzione, salvando la sanità pubblica della Regione.”

Leggi il working paper


apr 012013
 

La politica è oggi tutta rivolta su se stessa ma certamente, in altri momenti, non si lascerebbe sfuggire un argomento che continua a far crescere un’onda emozionale nel nostro Paese: la cura di bambini con malattie devastanti attraverso l’uso di cellule staminali. Anche se diversi personaggi pubblici si sono lasciati trascinare in una discussione dove, davvero, bisognerebbe adottare il metodo platonico delle “lunghe e “benevoli” discussioni dove l’invidia non detta nè la domanda nè la risposta”. L’argomento è davvero complesso anche per chi è “del mestiere”, anche se chi oggi è chiamato a mettere ordine in queste faccende appartiene sostanzialmente al potere legislativo. Ma quali sono in sostanza le risposte alle domande più comuni del cittadino medio che si possono ragionevolmente avanzare? Una buona sintesi è contenuta in una buona inchiesta pubblicata dal Corriere della Sera dove si è chiesto a tre specialisti di rispondere ai dubbi più presenti: Paolo Bianco, direttore del Laboratorio di Cellule Staminali al Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università La Sapienza di Roma; Bruno Dallapiccola, genetista, direttore scientifico dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e coordinatore del progetto Orphanet Italia sulle malattie rare; Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (HSR-TIGET) di Milano.

Link all’articolo sul Corriere della Sera