Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

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Ed Miliband parla con Google

Un bel discorso di Ed Miliband, leader del Partito Laburista inglese, tenuto in occasione dell’incontro annuale di Google nel Regno Unito, dove si spiega perchè una così grane azienda non debba eludere il fisco. (Qui il testo completo tradotto da Europa)

Per la nostra società è importante che arrivino i messaggi giusti dall’alto. È impossibile che io sia l’unica persona qui dentro a essere delusa che una grande azienda come Google si riduca a sostenere che, pur impiegando migliaia di persone in Gran Bretagna, pur guadagnando migliaia di sterline in Gran Bretagna, debba pagare solo l’un per cento di quei guadagni in tasse. Quando Google fa del bene per il mondo, vi applaudo. Ma quando Eric Schmidt dice che il suo approccio al problema delle tasse è semplice capitalismo, non sono d’accordo. È un peccato che Eric Schimdt non sia qui a farselo dire di persona. Quando Google fa i salti mortali per non pagare le tasse, io dico che fa male. E non solo io. È cristallino, basta leggere i vostri principi fondatori.

Il report dei contratti a termine della Legge Fornero

Pubblicato il report dell’ ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori ), ente nazionale di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, di monitoraggio della Riforma del mercato del lavoro varata con la Legge n. 92/2012. Il documento analizzanla dinamica degli avviamenti dei contratti di lavoro ed è basato sui dati del Sistema informativo sulle Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La sintesi indica:

  • Nel quarto trimestre del 2012 il quadro economico generale si è appesantito ulteriormente: il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% su base tendenziale. Il livello dell’occupazione ha raggiunto il suo minimo dall’inizio della crisi economica. L’aggravarsi della congiuntura è alla base della diminuzione del numero di occupati registrata nel IV trimestre del 2012 (-99 mila), la più elevata dal 2009. I primi mesi del 2013 confermano l’ulteriore diminuzione del tasso di occupazione (56,3% nel mese di marzo) e l’aumento del tasso di disoccupazione (11,5% nel mese di marzo).

  • Sulla base dei dati destagionalizzati riferiti alle Comunicazioni Obbligatorie (CO), nel quarto trimestre 2012 si è sostanzialmente arrestata la forte riduzione delle nuove assunzioni registrata nella parte centrale dell’anno: in termini congiunturali, la variazione rispetto al terzo trimestre è stata pari a -0,4%. Tale dato è la sintesi di una ripresa delle assunzioni mediante contratti a tempo determinato (+3,7% sul terzo trimestre, pari a 1.642.015 avviamenti) e di una riduzione dei contratti di collaborazione (-9,2% su base congiunturale) e soprattutto di quelli riferiti al lavoro intermittente (-22,1%).

  • L’aumento dei contratti a tempo determinato appare legato all’incertezza del periodo congiunturale. Rispetto all’inizio del 2012, la quota di avviamenti realizzati attraverso contratti a tempo determinato è salita dal 62,1% al 66,8%. L’aumento ha riguardato soprattutto contratti di durata compresa tra 4 e 12 mesi, ma anche quelli di durata superiore a 12 mesi mostrano una crescita; al contrario, sono diminuiti quelli a durata massima trimestrale.

  • Dopo l’aumento registrato nel terzo trimestre, negli ultimi tre mesi del 2012 le attivazioni a tempo indeterminato sono diminuite del 5,7% su base congiunturale, in linea con l’andamento congiunturale fortemente negativo.

  • La dinamica degli avviamenti con contratto di apprendistato ha subito gli effetti della fine della fase transitoria del Testo Unico sull’apprendistato. L’incertezza derivante dal passaggio definitivo al nuovo regime, avvenuto nell’aprile del 2012, ha rallentato fino al terzo trimestre la diffusione di questi contratti. Una volta stipulati gli accordi collettivi che hanno consentito il pieno dispiegarsi della nuova disciplina, a partire dal mese di agosto le assunzioni con contratto di apprendistato hanno ripreso un andamento crescente verso livelli simili a quelli del periodo precedente la caduta. Nel quarto trimestre, la variazione congiunturale è stata pari a +5,2%.

  • Dopo la diminuzione congiunturale registrata nella parte centrale del 2012, nell’ultimo trimestre le cessazioni sono aumentate dello 0,6%, coerentemente con la fase di congiuntura negativa. La diminuzione costante del numero di cessazioni richieste dal lavoratore è riconducibile alla flessione della mobilità volontaria del mercato del lavoro, mentre aumentano le cessazioni per volontà del datore di lavoro. Inoltre, nella seconda metà dell’anno cresce la quota di cessazioni per naturale scadenza del contratto, legate al minor ricorso a contratti a tempo determinato di breve durata.

I ticket sanitari pesano più dell’Imu

I ticket sanitari hanno un impatto sulle famiglie maggiore dell’Imu o dell’Iva, producono una diminuzione delle prestazioni specialistiche e provocano una diminuzione del gettito nelle casse dello Stato. Queste le conclusioni del Presidente dell’Agenas (l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) Giovanni Bissoni derivanti dai dati presentati da uno studio condotto dalla stessa Agenas e presentato il 9 maggio scorso. Per maggiore memoria, i dati si riferiscono al superticket introdotto nel 2011 dalla finanziaria firmata dal Ministro Tremonti e che avrebbero dovuto compensare un mancato finanziamento al Sistema Sanitario Nazionale di 830 milioni, mentre la stima del gettito ottenuto è di soli 244 milioni. Ma gli effetti negativi prodotti non si fermano al solo versante finanziario, registrandosi ad esempio una flessione del 17.1 % di prestazioni specialistiche da parte di cittadini esenti, non attribuibili certamente ad una maggiore appropriatezza delle prestazioni, tenendo anche conto solamente del profilo epidemiologico della popolazione. Riduzione delle prestazioni che danneggia doppiamente il Ssn che realizza entrate molto al di sotto delle stime iniziali ma con costi fissi inalterati. La maggiore flessione riguarda in maniera più marcata gli esami di laboratorio. Per farla breve – e dare un numero significativo – gli effetti del superticket tremontiano si aggirerebbero in media a circa 400 € a famiglia. Come altre volte, quindi, bisogna porre maggiore attenzione alle spese nemmeno tanto nascoste che una tassazione sprovveduta produce e smettere di considerare prioritari falsi obbiettivi politici come quelli dell’Imu.

Qui è scaricabile la ricerca dell’Agenas

Via l’Imu, dentro Berlusconi

Una buona proposta dalla rete. Togliamo pure l’IMU, azzeriamola. Poi, per pagare tutti i servizi che vengono forniti ad esempio dai Comuni e che provengono dalla vecchia IMU, inseriamo un altro tipo di introito fiscale che copra quello che manca. E chiamiamola Tassa Berlusconi…

Un fantasma si aggira nei palazzi della politica

Se un fantasma si sta aggirando nelle aule dei palazzi romani della politica, non è certamente quello della legge elettorale o delle mancate promesse sull’elezione del Presidente della Repubblica (e comunque lunga vita a Re Giorgio!). Il fantasma vero che si materializzerà tra poco tempo, è quello di raccogliere una decina di miliardi di euro per rimettere in carreggiata la macchina italiana. Tutto quello a cui stiamo assistendo è verosimilmente un siparietto che nasconde questa piccola ma cruda verità. Le stesse rassicurazioni di Grilli sul buon andamento dei conti statali, non potranno esimere il Governo prossimo venturo, di qualunque nuance sarà, nel trovare in qualche maniera questa cifra. E sarà davvero complicato, sia per chi sosterrà che per chi si opporrà al prossimo esecutivo, spiegare il come e perchè di questo tornante. Quindi la speranza rimane quella che questo “fumus” politicista venga presto diradato per far posto ad una seria discussione e condivisione su ciò che davvero sarà necessario fare e come farlo.

Bedroom Tax

Oggi in Gran Bretagna entrano in vigore numerose misure che incideranno, in maniera pesante, sul welfare state britannico. Nella patria di Beveridge, la coalizione costituita da Conservatori e Liberaldemocratici, ha deciso di intervenire sul sistema di tassazione e di distribuzione dei sussidi sociali attravrso una serie di misure definite più semplici e più giuste, impedendo che diverse persone possano approfittare di risorse che devono essere messe a disposizione dei più poveri. Tra tutte le misure, certamente curiosa è la cosiddetta “Bedroom tax”, attraverso la quale vengono talgiati i sussidi alle famiglie che hanno una stamza in più rispetto a quelle che vengono definite le loro reali necessità. In sostanza si parla di circa 600 mila famiglie che, si calcola, perderanno circa il 14% dell’assegno settimanale, percentuale che sale al 25% se le stanze considerate eccedenti sono due. Il razionale di questa misura si ritroverebbe nella necessità di liberare le case più grandi per le famiglie numerose, anche se a conti fatti sembra perseguirsi un risparmio reale di almeno 465 milioni di sterline all’anno. L’opposizione laburista sostiene che una stanza in più di quelle stimate è necessaria soprattutto per le famiglie con persone disabili e che la quasi totalit delle famiglie interessate non ha in realtà altro posto in cui vivere. L’obiezione è particolarmente pertinente considerando una stima che individua in due terzi dei nuclei interessati la presenza di un familiare disabile.

Rapporto Bes 2013: il benessere equo e sostenibile in Italia

In linea con le esperienze più avanzate che stanno prendendo forma in tutto il mondo, nel dicembre 2010 Cnel e Istat si sono impegnati a mettere a disposizione della collettività uno strumento capace di individuare gli elementi fondanti del benessere in Italia e nei suoi molteplici territori.
Per raggiungere questo risultato sono stati coinvolti non solo alcuni tra i maggiori esperti dei diversi aspetti che contribuiscono al benessere (salute, ambiente, lavoro, condizioni economiche, ecc.), ma anche la società italiana, attraverso spazi di confronto e deliberazione cui hanno partecipato migliaia di cittadini e incontri con le istituzioni, le parti sociali, il mondo dell’associazionismo. Il risultato è sintetizzato in questo volume, realizzato con un linguaggio accessibile anche ai non esperti, mentre tutte le informazioni statistiche e metodologiche elaborate nel corso del progetto sono disponibili sul sito www.misuredelbenessere.it. La solidità scientifica e la legittimazione democratica del percorso seguito consentono di dire che, da oggi, il nostro Paese è dotato di uno strumento tra i più avanzati al mondo per monitorare le condizioni economiche, sociali e ambientali in cui viviamo, informare i cittadini e indirizzare le decisioni politiche. La riflessione su quali siano le dimensioni del benessere e su come misurarle è, infatti, una riflessione su quali siano i fenomeni che è necessario prendere in considerazione per migliorare il nostro Paese, su come definire obiettivi di breve e lungo periodo e su come valutare i risultati dell’azione pubblica. In questo senso, gli indicatori del Bes aspirano a divenire una sorta di “Costituzione statistica”, cioè un riferimento costante e condiviso dalla società italiana in grado di segnare la direzione del progresso che la medesima società vorrebbe realizzare.
A partire da tale quadro condiviso, molte sarebbero le attività che politica, parti sociali e istituti di ricerca potrebbero intraprendere. Il nostro auspicio è che il Rapporto sul Bes sia oggetto di campagne informative nell’ambito degli spazi dedicati all’informazione istituzionale e che venga dibattuto nelle più alte sedi istituzionali, tra cui il Parlamento appena costituito e le sue commissioni parlamentari. Così come avviene in alcuni paesi, le relazioni di accompagnamento alle nuove leggi potrebbero cercare di valutare l’impatto di queste ultime sui diversi domini del Bes.

Scarica il Rapporto bes in pdf

Monti e le entrate: i conti non tornano

Qualcosa non torna nei conti di Monti. Secondo l’ex premier nel periodo del governo tecnico da lui presieduto, le entrate pubbliche sarebbero aumentate di circa 20 miliardi, mentre, come media annuale, durante la presidenza Berlusconi di 22 miliardi e in quella di Romano Prodi di 26 miliardi. Il problema è che durante i periodi di recessione le entrate normalmente diminuiscono per effetto di diversi fattori, tra i quali è immediatamente comprensibile come, a fronte di minori “scambi”, si drenino meno tasse. Tenendo conto che il Prodotto Interno Lordo (Pil) durante l’ultimo anno è calato di qualcosa più dei due punti percentuali (2,3%) e le entrate sono aumentate del 2,6 %, non è sbagliato pensare come le manovre economiche in un periodo così recessivo siano state molto più pesanti  rispetto al passato. Se incasso meno tasse perchè ci sono meno scambi ma le mie entrate aumentano in maniera significativa rispetto al passato qualcosa non torna, soprattutto tenendo conto che la lotta all’evasione fiscale non è stata così efficace. Diamo quindi il benvenuto a Mario Monti nella squadra dei politici che non ce la contano tutta intera…

Sindrome cinese in sanità

Se lo dice Pietro Forestieri, Past President del Collegio italiano dei Chirurghi, c’è da crederci. La spending review, con il taglio nel settore della sanità del 20 % delle risorse, ha come risultato una minore affidabilità dei dispositivi medici con marchi meno conosciuti e che vengono acquistati a prezzi stracciati. Forestieri fa un semplice esempio: ” Due auto uguali. La prima, di una nota casa automobilistica, costa 100 mentre la seconda, di un nuovo marchio prodotta all’Est o in Cina, costa 50. Entrambe vi porteranno da Milano a Roma, ma con la seconda sarà più facile rimanere a piedi e il meccanico non la potrà riparare perchè mancano i pezzi di ricambio.” Il dispositivo medico fabbricato in Cina costerà certamente meno e farà pure risparmiare, ma la qualità è quasi sempre minore e la casa madre non ne garantisce l’assistenza. E questo vale su vasta sscala: dalle siringhe ai macchinari più complessi. Auguri!

I ricchi fuori dal sistema Sanitario?

Sempre più spesso leggiamo infuocati articoli sulla necessità di ricorrere a regimi privati per ciò che attiene alla gestione della nostra Sanità. Ultimamente è di moda suggerire la fuoriuscita dal sistema di protezione sanitaria dei cittadini ad alto reddito, in modo tale da ottenere risparmi per le casse pubbliche e lasciare ad un sistema di sanità parallelo chi può permetterselo. Ma è davvero conveniente tutto ciò? Pare davvero di no, soprattutto comparando esperienze anche europee che in questi anni hanno tentato di giocare questa carta. In questo articolo di  Grazia Labate - già sottosegretario alla sanità -   per Quotidiano Sanità, vengono analizzati i risultati di chi, soprattutto  Germania ed Olanda, hanno permesso la fuoriuscita della popolazione benestante dal sistema sanitario senza ottenere benefici per le casse pubbliche e per i medesimi cittadini. Tutto ciò non significa che il sistema debba essere lasciato nelle condizioni odierne, ma scorciatoie populistiche di sapore liberistico non raggiungono, conti alla mano, traguardi utili per nessuno. Un po’ di serietà, quindi…

Link all’articolo di Grazia Labate