L’Ecologia Politica si basa su un semplice concetto: il valore del futuro. Diversamente dalle utopie tradizionali, non vuole sacrificare il presente per qualche domani luminoso, ma non vuole nemmeno perseguire questo modello assurdo che ci fa caricare sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti il peso dei nostri errori di gestione e impone loro di pagare i nostri debiti ecologici ed economici. La nuova ecologia politica ritiene che il futuro e il presente abbiano un valore identico e che sia pericoloso e immorale preferire l’uno all’altro. Tra oggi o domani, l’ecologia politica sceglie oggi e domani e si rifiuta di sacrificare i genitori per i figli o i figli per i genitori. Davanti al fortissimo aumento delle diseguaglianze nazionali ed internazionali, bisogna arrendersi all’evidenza: la soluzione del problema ecologico non è la fine della crescita dei livelli di vita, ma la decrescita delle diseguaglianze
Come molti ammiratori di Steve Jobs, del quale si rincorrono le notizie di una ripresa di malattia, mi sono chiesto cosa effettivamente sia possibile imparare dalla sua esperienza di vita. E in tempi di vacche magre politiche, se esistesse un messaggio valido anche per chi si candidi ad ottenere un ruolo di direzione e di indirizzo nell’amministrazione della cosa pubblica. Tra le diverse risposte che riguardano aspetti molto personali e generali, almeno due appaiono significative ed utili alla nostra politica, anche nella loro semplicità. Continua a leggere »
Qualcuno non riesce a capire come mai molti oppositori, seguaci dell’equità tra i cittadini, “amino” così tanto le aule di giustizie e il mondo della giurisprudenza in genere. Credo che qualche ragione si possa trovare nel fatto che le aule dei tribunali siano le uniche, nel nostro Paese dove stia scritto qualcosa sull’eguaglianza dei cittadini tipo “La legge è uguale per tutti”. Già, almeno per la legge c’è una speranza.
Una verità che spesso dimentichiamo nel riflettere sulla nostra condizione politica è quella che ci viene offerta dal testo di Sergio Fabbrini ” Addomesticare il Principe” uscito per i tipi di Marsilio. “Quando in un Paese si affermano leader che non dispongono delle qualità del comando – ci dice Fabbrini in conclusione – la prima responsabilità è delle élites che li hanno fatti emergere e non dei cittadini che li hanno votati”. La questione non è nuova e chiunque si sia occupato di scienza politica sa che esiste un filone di questa che afferma il ruolo centrale, appunto, delle élites in grado di “dirigere” la politica passando sopra la testa anche dei comuni “cittadini”. Ricostruire un’opposizione vincente potrebbe anche passare nell’archiviazione delle vecchie élites e, forse, costruendo un sistema che non porti all’espressione delle nuove dirigenze politiche attraverso altre élites.
Se qualcuno volesse risolvere il problema delle sperequazioni sociali per andare verso una più equa redistribuzione dei redditi, penso non possa fare molto affidamento sulla carta Luca Cordero di Montezemolo. Sembra infatti che l’ex Presidente della Fiat sia arrivato secondo nella classifica dei manager più pagati nel nostro Paese con 5,1 milioni € annuali, cioè sotto Tronchetti Provera (5,66 milioni €) e comunque sopra Marchionne, che si deve accontentare del quarto posto con 4,78 milioni €. Come risorsa di un eventuale coalizione di centrosinistra, credo non abbia come prima preoccupazione quella di dotare la gran massa dei lavoratori italiani di maggiori risorse nel portafoglio a spese di un calmieramento dei redditi di chi decide le politiche industriali del nostro Paese. Poco male, ma sarà giusto tenerne conto al momento opportuno.
(…) Quello che rimane a fare la differenza, e a rendere debole il partito più forte del centro sinistra, è un dato di fatto che Bersani fa solo finta di non sapere: ai suoi possibili alleati, Di Pietro e Casini, non importa vincere. Anzi, in qualche modo perdere consente loro di continuare a rappresentare qualcosa di concreto. (…)
Ognuno si rende ben conto inconsciamente che il rientro non sarà facile, per non dire altro. Basta prendere sul serio qualche notizia che ha fatto l’attualità di questa settimana: in Francia il numero di posti di lavoro distrutti è stato il più elevato dagli anni ’30 e delle onde di violenza percorrono le banlieues; In Europa la recessione si consolida con i piani di rigore; negli Usa una annunciata ricaduta della crescita lascia intendere che la crisi è lontana dal termine; gli incendi in Russia e le inondazioni in Pakistan ci ricordano la forza della natura alla quale l’uomo aggiunge i propri squilibri.
D’altra parte quali le buone notizie? In Europa padroni trionfanti annunciano profitti record e versano nelle proprie tasche bonus mai visti; In Asia e in altre parti sfoggiano delle crescite insolenti.
Alcuni, tra i più potenti, come dire i più ricchi, comprendono le minacce risultati da tali disequilibri e agiscono: la decisione di qualche miliardario americano, tipo Bill Gates e Warren Buffet, di impiegare almeno la metà dei propri patrimoni ad azioni di sviluppo mostrano, meglio di tutti i G20, la presa di cosscienza della necessità di una sincera azione mondiale e il discredito nel quale sono caduti i governi; se un tale movimento si estenderà a macchia d’olio, avrà un impatto considerevole e farà nascere una sorta di plutocrazia planetaria, innesco di un governo mondiale a carattere censuario. Continua a leggere »
Avere una forza lavoro ben pagata, con un più alto livello di benessere fisico ed un maggior livello di istruzione, rende i lavoratori più produttivi e il paese più ricco. Insomma, mentre i responsabili della politica economica europea si concentrano esclusivamente sui tagli alla spesa pubblica, ignorando gli effetti depressivi che questi in generale hanno sulla domanda aggregata, l’esperienza cinese degli ultimi decenni ci insegna che è particolarmente importante sostenere il settore dell’istruzione e della sanità (…).
Il riconteggio dei voti delle elezioni regionali in Piemonte più che aprire nuovi scenari, da il via a nuove partite sul fronte del centrosinistra, che molti pensano e nessuno dice. Molto di tutto ciò gira intorno alla possibilità che non si ritorni a nuove elezioni, ma ad una semplice sostituzione di Presidenti: via Cota, dentro Bresso. In questo caso Mercedes Bresso , il cui ruolo veniva dato per marginale, diventerebbe anche una volta il kingmaker della politica piemontese con Chiamparino “costretto” invece a sciogliere le sue perplessità politiche per giocare un ruolo di primo piano verosimilmente a livello nazionale. Gli stessi rapporti tra Mercedes Bresso ed il suo partito, il PD, si riposizionerebbero con un indubbio vantaggio a favore della “nuova” Presidente, tenendo conto che la sostituzione dei consiglieri del listino premierebbe figure certamente molto vicine a Bresso diminuendo l’eventuale potere di interdizione all’interno della stessa maggioranza dei partiti del centrosinistra. In parole povere si è più vicini ad una soluzione senza nuove elezioni e con Bresso confermata per un secondo mandato in posizione di forza. Un nuovo scenario, insomma, che non potrà essere lo stesso di quello di qualche mese orsono anche se avesse vinto allora Bresso e nulla potrà essere come prima anche all’interno delle due coalizioni.
Nero su bianco in un articolo web del Sole24ore, giunge l’elogio a Massimo d’Alema che afferma pubblicamente che in Italia si spende poco per gli armamenti. La posizione del lider maximo viene giudicata persino saggia per una ragione molto semplice: internet e il GPS nascono dalla ricerca e dallo sviluppo finanziato dal complesso militare-industriale, così come decine di soluzioni medico-sanitarie che hanno allungato la nostra vita. In sostanza la principale spinta alla ricerca, all’innovazione tecnologica ed al benessere civile nascono dalla ricerca sugli armamenti. In pratica Einstein e migliaia di medici, biologi, fisici, cosmologi, ingegneri non hanno capito una fava e continuano a perdere tempo negli ospedali, laboratori, politecnici e via discorrendo, civili. La ricerca della gran massa degli scienziati non è un acceleratore di benessere e di pace quanto la ricerca su ciò che può distruggere la nostra civiltà. Sarà, ma non ci credo.



