ott 072012
 

Michele Boldrin spiega come il lavoro non sia una semplice merce con caratteristiche fisse regolata dalla semplice domanda e offerta. Il lavoro, e il suo “mercato”, hanno molti elementi di dinamismo ed eterogeneità che bisogna conoscere quando se ne discute, per non cadere in una semplice chiacchiera. Con un passaggio importante su come il lavoro contenga elementi di “bene comune” che ne caratterizzano l’interesse sociale.

ago 162012
 

“Fermare il declino” è il titolo del manifesto di quello che si candida ad essere un nuovo partito liberale-liberista-libertarian, promosso da alcuni liberisti noti al grande pubblico come Oscar Giannino e Michele Boldrin. Al manifesto hanno aderito anche diversi esponenti del partito di Fini e della fondazione di Luca Cordero di Montezemolo. Su Keynes blog una puntuale confutazione e critica del manifesto liberista…

In conclusione, il manifesto “Fermare il declino” potrebbe tradursi in “accelerare la caduta” o “ripetere gli stessi errori”. I suoi estensori appaiono in definitiva animati da una sorta di visione “delirante” della crisi, in quanto staccata dalla realtà dei fatti e spesso autocontraddittoria. Ma, al di là della buona fede di costoro, il ridimensionamento del settore pubblico ha ben altri e più smaliziati sponsor.

apr 032012
 

(…) Il declino italiano si arresta ed inverte solo con un radicale big bang riformista. Ma perché si possa anche solo coltivare la speranza di tale big bang è necessario che la maggioranza degli italiani si rendano conto della situazione e delle sua cause antiche. Occorre, soprattutto, che coloro che lavorano e producono intendano ed accettino che non è possibile risalire la china senza cambiamenti drastici nel funzionamento dell’apparato dello stato, nella composizione e nel livello della spesa e della tassazione, nella protezione statale del monopolio (pubblico o privato, fa poca differenza) nei settori dei servizi, eccetera, eccetera: la solita litania, insomma. Fare questo richiede ed implica far saltare i rapporti di potere in essere nel nostro paese sin dal ventennio fascista. Richiede ed implica scompigliare la composizione delle elites italiane, ridefinendo le alleanze sociali che le originano e che esse perpetuano attraverso l’intervento statale. Richiede, quindi, mettere in discussione il potere ed i privilegi di questa classe politica e delle poche decine di migliaia di “burocrati” che con essa gestiscono il potere economico e politico in Italia.

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