gen 142014
 

chiamparino

Il tramonto dell’attuale classe amministrativa del Piemonte è nei fatti. Ricorsi o non ricorsi, la sensazione della chiusura di un ciclo è palpabile nel comune sentire, anche se ciò non significhi automaticamente il passaggio di colore nelle bandierine del Consiglio Regionale. Ma è necessario dare una solida base ai ragionamenti che in tutti questi anni sono stati al centro di una crisi non solo politico-economica ma soprattutto sociale. Presentarsi di fronte alle speranze delle persone cercandone il consenso necessita un momento di ragionamento profondo e salutare dove si raccolgono tutte le battaglie fatte e si proiettano in un’idea di società, di volontà politica chiara e senza ambiguità. La proposta è quella di ripartire da un’idea di salute e di organizzazione dei servizi sanitari importante non solamente perché questa rappresenta circa l’80% del bilancio dell’attività di ogni regione, ma soprattutto perché i motivi ed i modi delle risposte sanitarie danno il senso e la forma di quale società vogliamo costruire. Tenendo conto che anche il centrosinistra dovrà operare scelte davvero dolorose per rimettere all’onore del mondo quanto di più sensibile tocca ogni cittadino: le cure e l’assistenza alla propria persona. Da qui dobbiamo ripartire, chiamando a raccolta le nostre intelligenze e la nostra esperienza per poter formulare proposte concrete ed efficaci sulla competenza principe dell’azione amministrativa regionale: l’organizzazione della risposta ai bisogni di salute. Che, è ormai ampiamente riconosciuto, non può limitarsi ad una risposta di tipo economicistico o semplicemente organizzativo. La proposta è quindi quella di iniziare a lavorare da subito trovando i modi e le sedi adeguate per iniziare a costruire una risposta forte e moderna che dovrà arrivare in tempi rapidi e certi. Una domanda che proponiamo prima di tutto a Sergio Chiamparino, il candidato certamente meglio “attrezzato” e che personalmente ritengo dotato di personalità e capacità politica tale da comprendere immediatamente quante chances si giochino su questo fronte anche in altri settori che devono essere rilanciati nella nostra Regione quali il lavoro, la ricerca, l’innovazione. Subito quindi una sorta di Stati Generali della Salute del centrosinistra. Per il nostro benessere e la nostra sicurezza di cittadini

gen 112014
 

Bianco amedeo

Amedeo Bianco, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) e già nostro Presidente dell’Ordine della Provincia di Torino, interviene in questo articolo proponendo un disegno sul futuro del Sistema Sanitario Nazionale

I veri nodi da sciogliere attengono a profili istituzionali, economici, gestionali -organizzativi e tecnico-professionali. E sono nodi che stanno fortemente condizionando al ribasso l’Equità e l’universalismo del nostro SSN, erodendo in alcune aree del paese anche delicati aspetti di qualità, efficacia e sicurezza delle cure.
Sul piano istituzionale, il nostro servizio sanitario necessita di un ministero della Salute con funzioni e compiti di governo e di indirizzo più incisivi, che, in situazioni definite, sovraintenda ai poteri organizzativi e gestionali costituzionalmente affidati alle Regioni.
Si tratta infatti di garantire indistintamente a tutti i cittadini italiani un diritto protetto dalla Costituzione e, come tale, unico ed indivisibile, al netto di un federalismo gravato da non poche ombre.
Inoltre – sempre in coerenza con lo spirito ed il dettato della nostra Costituzione che, unico tra i diritti previsti, definisce come fondamentale quello alla Tutela della Salute – andrebbero diversamente bilanciati gli ambiti di autonomia e di potestà del ministero della Salute rispetto a quello dell’Economia.

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gen 072014
 

sanità tunnel

Un piccolo sopravvento di nausea. Questa storia dell’ambulanza e del trasferimento di una gravida a 170 Km. di distanza mi lascia solo un senso di nausea. Perché tutti i giorni molti di noi vanno al di là dei limiti imposti dalle regole del proprio lavoro per non permettere che una tale disorganizzazione possa prendere il sopravvento sulla realtà delle cose. Perché quella corsa disperata ha annullato tutta l’opera di quanti ogni giorno vanno davvero “oltre” per evitare questi risultati. E quello che resta dovrebbe essere “diverso”. Perché un vero cambiamento politico dovrebbe passare da un maggiore ascolto. E se ci ponessimo in ascolto resteremmo spiazzati, perché sentiremmo parole diverse dall’accusa semplice rivolta ad un “chiunque” responsabile. Se raccogliessimo i commenti più numerosi, scopriremmo un cordoglio diverso, il cui comune denominatore diventa “è anche colpa mia”. Ecco: voler cambiare tutta la nostra politica significherebbe passare attraverso questa strettoia. E questo vorrei anche dalla mia parte politica. Perché, prima di tutto, anche chi è all’opposizione dovrebbe iniziare la propria valutazione partendo dal sentimento che è anche colpa nostra. Perché significa non essere stati in grado di essere davvero determinanti riguardo un aspetto essenziale. Non basta dire di averlo detto. E spero che la nausea non aumenti venendo a sapere che qualcuno possa farne momento di polemica politica. Ora capisco  le parole del requiem. Cuncta stricte discussurus

gen 072014
 

sanità

Agli studenti di Medicina, che sostengono l’esame di Igiene, può capitare una domanda all’apparenza banale: quanti vaccini contro l’influenza si dovranno preparare quest’anno nella tua città? La domanda mi è tornata in mente leggendo i diversi articoli lanciati dai diversi media in questi giorni sulla situazione dei Pronto Soccorsi cittadini, dove impazzano le considerazioni più variegate con i dati più diversi da testata a testata. Pochi medici e infermieri, molti pazienti sopra i 65 anni, territori di competenza dei diversi punti di accesso con più di 300 mila abitanti e via discorrendo. Tutto vero, certamente, come ben sa chi in quegli ambienti lavora e cerca di tappare tutti i buchi dello scolapasta sanitario, non solo nostrano. In realtà il problema mi era già salito alle narici qualche mese fa, quando ci fu la buriana dei centri di emodinamica, dove alla fine il nodo di Gordio venne tranciato di netto da esperti della società scientifica deputata ad occuparsi di queste cose e che sanno calcolare quanti centri sono necessari così come un buon igienista sa suggerire quanti vaccini vadano preparati quest’anno. Ciò che non mi torna mai leggendo i vari articoli di cronaca cittadina è perchè nessuno si chieda mai di cosa effettivamente abbiamo bisogno per far fronte a queste situazioni. Gli stessi informatori o decisori – giornalisti e politici – tendono a suggerire risposte semplici a domande complesse, mentre un buon studente di medicina che vuole superare con successo l’esame di Igiene sa che le risposte possono essere complesse a domande che alla fin fine vengono formulate in modo semplice. A condizione, però, che prima si studino gli appunti e i libri giusti. Perché spesso, in queste materie, le risposte non sono così immediatamente scontate e intuitive. Bisognerebbe, a questo punto, fare un salto di qualità sia comunicativo che politico, dando per scontato che le persone che devono informare in realtà sappiano già che i propri lettori  hanno il quadro di cosa accade nei Pronto Soccorso e le persone che devono decidere non visitino semplicemente gli ospedali, ma chiedano a chi di dovere di calcolare il numero di dosi necessarie per superare le pandemie annuali che tornano, ogni anno, negli stessi tempi e con gli stessi sintomi. Usando il tempo a disposizione per preparare il futuro di una nuova risposta sanitaria, che dovrà dimenticarsi la sterile polemica politica fine a se stessa, e unire la volontà politica alla capacità di risolvere il problema del numero dei vaccini. Sine ira et studio.

P.S. Chiaramente, per chi non l’avesse capito, i Pronto Soccorso non sono pieni di persone influenzate, e le dosi di vaccino sono una metafora…

dic 162013
 

Antonio Cianciullo di Repubblica rovescia sul tavolo il famoso uovo di Colombo sulla questione ambientale.

I dati oggettivi per la creazione di un mercato per la mobilità sostenibile (cioè che ci sostenga lungo la vita anziché interromperla) ci sono tutti. Quello che manca sono le regole del gioco: vantaggi fiscali per chi inquina meno invece che premi per chi inquina di più, capacità di programmazione dei servizi pubblici, sostegno alle imprese che lavorano nella direzione giusta.

dic 162013
 

Mario Pirani  invita Matteo Renzi a confrontarsi con un banco di prova del nuovo riformismo:

sappia mettersi all’ascolto di questa particolare specie di “rottamati”, all’ascolto dei paria della società che si accalcano nelle corsie, i poveri, gli anziani, i malati privi di cure, i rifugiati del pronto soccorso, i non autosufficienti dimenticati”.

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ott 182013
 

Solo pochi anni orsono, molti lo negavano. Ancora più sottilmente si accusava la “scienza” di non essere d’accordo con se stessa e di non arrivare a conclusioni certe. Ora il quadro è cambiato perchè lo Iarc (agenzia internazionale di ricerca sul cancro) ha annunciato l’inserimento degli inquinanti atmosferici nel gruppo dei sicuri cancerogeni. Un potente cancerogeno soprattutto per ciò che riguarda la sua produzione attraverso il trasporto su strada, le emissioni da riscaldamento, l’industria. A corredo la EEA (Agenzia Europea per l’ambiente) nel suo rapporto 2013 sulla qualità dell’aria in Europa, afferma che circa il 90% delle persone che vivono in Europa è esposto a livelli di inquinamento atmosferico che l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) ritiene certamente nocivi. In sostanza l’analisi di circa un migliaio di studi effettuati in ogni parte del mondo, ha correlato 223 mila morti con l’inquinamento atmosferico. “Classificare l’inquinamento dell’aria esterna come cancerogena per l’uomo è un passo in avanti importante- ha sottolineato Christopher Selvaggio, direttore dello Iarc- Ci sono modi efficaci per ridurre l’inquinamento atmosferico e, data l’entità della esposizione che colpisce persone in tutto il mondo, questa relazione deve inviare un segnale forte alla comunità internazionale che deve agire senza ulteriori ritardi”. Questo è quanto dovevo a tutti coloro che hanno in questi anni messo in dubbio le ragioni del nostro impegno

set 092013
 

Gli effetti dei tagli alla sanità cominciano a farsi sentire. A farne le spese i posti letto negli ospedali italiani che sono diminuiti i misura esponenziale. Nell’arco di tre anni, dal 2009 al 2012, si è infatti registrata una ulteriore riduzione di 20.685 posti letto ospedalieri pubblici e privati del nostro Sistema sanitario nazionale – sia per pazienti acuti e non – con un ridimensionamento che è destinato a proseguire, per raggiungere gli standard numerici fissati dalla legge di Spending Review. Si è passati dai 251.023 del 2009 ai 230.338 del 2012, con una riduzione dell’8,3%. Un taglio che si somma a quello già effettuato tra il 2000 e il 2009, pari ad un totale di 45.000 posti letto.  Ma non basta: la media nazionale per posti letto ospedalieri è infatti al 3,9 per 1000 abitanti, vicina cioè al 3,7 previsto dalla spending review del governo Monti. Tuttavia, per raggiungere lo standard fissato servirà un’ulteriore riduzione di 7mila posti. Per rispettare i parametri infatti, e considerando la popolazione Istat al 1 gennaio 2012 pari a 59.394.207 residenti ”occorrerà tagliare, come annunciato dall’ex ministro Balduzzi, circa 14 mila letti per acuti e incrementare di circa 6.600 i letti dedicati ai non acuti, con un saldo in ogni caso negativo di oltre 7mila posti letto da tagliare ”.  In percentuale, i maggiori decrementi di posti letto ospedalieri si registrano in Molise (-21,7%), Valle d’Aosta (-15,4%) e Lazio (-13,6%). Tagli ingenti anche in Puglia (-13,5%), Sicilia (-13,3%) e Calabria (-13%). In Lombardia, i posti letto sono diminuiti di 3.602 unità (-8,4%). Dai dati sviluppati da Quotidiano Sanità emerge inoltre che l’unica Regione a non aver tagliato posti letto sia l’Emilia Romagna, con un +1,7%.  Mette in guardia dalle conseguenze che tale taglio determinerà a carico dei cittadini il segretario nazionale Fp-Cgil Medici, Massimo Cozza: ”Il taglio dei posti letto, accompagnato dal taglio delle risorse per la sanità pubblica, che per la prima volta nel 2013 sono state ridotte anche in valore assoluto per circa 1 mld, rappresenta – afferma – una miscela esplosiva in assenza di un potenziamento dei servizi territoriali e di una riqualificazione della rete ospedaliera ”. Infatti, ”senza strutture territoriali aperte 24 ore su 24, in grado di dare risposte alternative a chi non avrebbe bisogno di prestazioni ospedaliere – avverte il leader sindacale – la drastica riduzione dei letti rischia di allungare le attese ai pronto soccorso e di peggiorare l’assistenza per i cittadini e le condizioni di lavoro dei medici e degli operatori sanitari”.  La questione, conclude Cozza, ”sarà tra quelle che verranno affrontate nell’ambito dei prossimi incontri tra governo e Regioni per la definizione del nuovo Patto per la salute ”.

Fonte: Quotidiano sanità, ministero della Salute, Cgil