Il calcolo applicato a tutti gli aspetti della vita umana nasconde quello che non può essere calcolato, cioè la sofferenza, la felicità, la gioia, l’amore, insomma tutto quello che è importante nelle nostre vite e che sembra extra-sociale, strettamente personale. Tutte le soluzioni sono quantitative: crescita economica, crescita del Pil. Quand’è che la politica prenderà in considerazione l’immenso bisogno d’amore della specie umana? Una politica che integrasse l’ecologia nella natura umana affronterebbe i problemi posti dagli effetti negativi – sempre più importanti rispetto agli effetti positivi – degli sviluppi della nostra civiltà (da cui deriva il degrado dei legami di solidarietà). Questo ci farebbe capire che l’instaurazione di nuove solidarietà rappresenta un aspetto fondamentale di una politica di civilizzazione. Così l’ecologia politica potrebbe entrare a far parte di una grande politica rigenerata, e contribuire a rigenerarla.
Quando parliamo di ambiente non possiamo non parlare di salute. Un esempio fondamentale è il legame che esiste tra la sfida energetica e la tutele della salute. Uno dei nodi principali infatti non sembra essere tanto la possibilità di reperire energia, bensì le conseguenze dell’utilizzo di fonti energetiche alle quali ci stiamo affidando in modo “eccessivo” e i relativi impatti dannosi. Quindi uno dei primi passi da compiere è l’individuazione degli effetti sull’uomo e dei fattori scatenanti. Richard Klausner individua alcuni punti su cui interrogarsi preventivamente nella valutazione delle differenti possibilità di scelta:
- quali saranno gli effetti
- in che modo si manifesteranno
- quale sarà la loro portata
- quando si manifesteranno
- chi verrà colpito in misura maggiore.
Esistono strumenti scientificamente consolidati per rispondere a queste domande?
Uno degli strumenti più raffinati che viene impiegato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nelle sue rendicontazioni sullo stato globale della salute è il DALY, sigla che significa Disability-Adjusted Life Years. Questo strumento permette di “misurare” il peso della malattia in una comunità attraverso la combinazione di diversi parametri: perdite dovute a morte prematura e perdite di vita sana dovuta a forme di inabilità. 1 DALY è uguale allaperdita di un anno di vita in buono stato di salute. Tra le diverse funzioni, il DALY serve anche a selezionare e misurare il costo degli interventi per la prevenzione e/o cura di determinate malattie, quindi anche per la definizione delle priorità in sanitarie e per la scelta dell’attribuzione di risorse finanziarie e umane.
La nostra città dovrà affrontare molte scelte importanti in campo ambientale che avranno conseguenze sulla nostra qualità di vita, sulla nostra salute. Dovremo disegnare priorità e farne derivare scelte. Ma dovremo farlo con tutti i migliori strumenti a disposizione, in maniera più scientifica e con persone capaci di ricercare nuove soluzioni non semplicemente improvvisando.
La sfida che ogni metropoli si ritrova ad affrontare è quella della diminuzione del consumo di petrolio – o comunque di combustibili fossili – con il conseguente miglioramento della qualità dell’aria. A questo riguardo è riconosciuto che la pressione maggiore viene esercitata dall’uso privato delle automobili che la gran parte di noi giornalmente usa in maniera massiccia. Il problema è che oggi le nostre città e tutto il nostro sistema di vita sono disegnati in funzione dell’uso delle auto. L’auto stessa rappresenta nella nostra economia urbana torinese un tassello molto importante, anche se molto meno rispetto al passato, e quindi la resistenza a modificare la nostra mobilità a favore di soluzione che diminuiscano questo uso è grande. Continua a leggere »
In occasione del blocco del traffico odierno attuato a Torino e Milano, mi aspettavo qualche commento incisivo da parte dei candidati del centrosinistro alla carica di Sindaco. L’argomento è certamente spinoso e qualsiasi posizione venga assunta può trasformarsi in una perdita di consensi non gradita. Furbescamente il centrodestra adotta una tattica ben precisa mischiando il benaltrismo – ci sarebbe ben altro da fare come le non meglio chiarite azioni strutturate – al lasciar fare alle amministrazioni incassandone comunque i risultati: noi non siamo ‘accordo, ma se si vuole bloccare il traffico fate pure. Continua a leggere »
Se non lo capiamo con le buone ce lo faranno capire con il portafoglio. Chiunque di noi potrà essere o meno d’accordo con le politiche di riduzione dell’inquinamento, sulla green economy e altre cose del genere, ma i governi internazionali hanno deciso che chi inquina paga, poco rispetto ai guadagni che ne ricava, ma paga. Le imprese che sono sottoposte al cosiddetto “emission trading” non sono state graziate dalla recente Conferenza sul clima di Cancun e l’azione del governo italiano che ha tentato di cancellare questa normativa è fallita in maniera davvero misera. In sostanza sarebbe stato meglio che i governi succedutisi nel nostro Paese avessero impiegato le proprie energie tentando di orientare le stesse aziende a dotarsi di nuove tecnologie, aumentare la loro efficienza energetica, investire nell’economia verde, facendo in modo di acquisire un vatanggio competitivo che già ora le imprese di altri paesi hanno raggiunto e che permette loro di non spendere i guadagni per trasferire il proprio inquinamento da altre parti. E’ questa la critica più amara e cioè dover constatare che l’efficienza del nostro governo per rendere le nostre imprese competitive è stata davvero bassa e si è indirizzata verso politiche profondamente sbagliate.
Luca Vaglio sul “IlSole24Ore” web ci ci fornisce un quadro ben documentato sui cosiddetti “Green Jobs” ovvero i “lavori verdi” che stanno conquistando fette sempre più consistenti del mercato. Le aziende italiane ed estere sono sempre più alla ricerca di project manager, laureati in ingegneria gestionale ed economia e commercio, addetti alle vendite e via disscorrendo. Secondo i numeri forniti dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) gli occupati nelle “rinnovabili” sarebbero più di 100.000. Le previsioni per il 2020 oscillano da un quadro con l’attuale espansione a quello con massicci investimenti con una crescita di nuovi addetti compresa tra i 51.000 a 111.000. In Germania, per fare un esempio, nel 2030 la green economy potrebbe raggiungere il 16% della produzione totale con un numero di occupati maggiore rispetto a quello del settore auto. (continua a leggere sul IlSole24Ore)
Le Monde racconta come, a pochi giorni dall’apertura del summit di Cancun sul clima, la pubblicazione di un nuovo rapporto del servizio nazionale britannico di meteorologia metta un nuovo punto sull’argomento: le temperature mondiali sono le più elevate di sempre e la parte antropica, cioè quella legata alle attività umane, del riscaldamento climatico peggiora rispetto all’anno precedente. Il rapporto inizia con una constazione apparentemente contradditttoria: il ritmo del riscaldamento climatico sembra un poco rallentato nel periodo 2000-2009 in rapporto ai decenni precedenti. Ma gli ultimi dieci anni hanno conosciuto un aumento delle temperature mondiali comprese tra 0.05 e 0.13 °C a fronte di una media di 0.16°C nei decenni dal 1970. Malgrado il rallentamento dell’aumento delle temperature, l’ultimo decennio resta il più caldo della media dei decenni dal 1990. L’anno 2010 in particolare batterà i record di temperature dal 1850 e potrà superare il picco del 1998 e del 2005, anche in caso di leggere raffreddamento in novembre e dicembre. La temperatura del 2010 sarà rivelata dall’organizzaizone meteorologica mondiale giovedì 2 divcembre durante il summit di Cancun. Gli scienziati della NASA stimano che le temperature nel periodo gennario-ottobre sono state superiori all’anno record del 2005. “ Il 2010 è sulla buona via per diventare l’anno più caldo” assicura James Hansen della NASA.
La grave crisi economica e finanziaria ci sta palesando ancora di più i palpabili effetti della gravissima crisi sociale e ambientale nella quale siamo purtroppo coinvolti da diversi anni. La crescente e inarrestabile ingiustizia sociale e il sempre più rapido e drammatico declino della salute dei sistemi naturali sono chiari sintomi di una situazione complessivamente insostenibile e della necessità di interventi correttivi molto sostanziali e non più differibili.
Questa quadro complessivo sta favorendo una più ampia e matura riflessione sulle strade da intraprendere, con urgenza, per il nostro immediato futuro e sulla impossibilità di perseguire ancora la strada della continua crescita economica, materiale e quantitativa che va avanti in maniera decisa dalla Rivoluzione Industriale ad oggi.
Tra le numerose riflessioni di analisi e di critica, ve ne sono tantissime che costituiscono riferimenti preziosi di costruttività e di proposte serie, concrete e fattibili. In questo ambito va certamente annoverato l’ultimo interessantissimo rapporto al Club di Roma scritto da Gunter Pauli (Nella foto), economista creativo ed innovativo, che si muove da sempre ed in maniera intelligente “fuori dal coro”, attivatore della Zero Emission Initiative presso l’Università delle Nazioni Unite a Tokyo ed oggi presidente della ZERI Foundation in Svizzera nonché membro del Club di Roma. Il rapporto è intitolato “Blue Economy” ora pubblicato in italiano dalle meritevoli Edizioni Ambiente.
(Continua a leggere l’introduzione di Gianfranco Bologna su Greenreport.it)
Sono sempre più chiare le elaborazioni economiche sull’impatto del commercio internazionale delle tecnologie per fonti di energia rinnovabile nei bilanci delle nazioni. Roberto Romano su Economia e Politica arriva perfino a candidare il settore delle clean energy technologies come motore della distruzione creativa schumpeteriana dove una fuoriuscita dalla depressione economica si prevede “solo quando un “grappolo” d’innovazioni riesce a formarsi e si traduce in nuove opportunità di crescita, investimento e profitto, con una crescita del sapere tecnologico”. In sostanza già ora il mercato delle tecnologie “verdi” sta condizionando le strategie di sviluppo internazionali con variazioni delle specializzazioni fin qui conosciute nelle diverse aree. Il nostro problema è che, tra i Paesi europei, l’Italia è quella che, mettiamola così, fa fatica a mantenere competitività nella produzione e commercializzazione nelle tecnologie per fonti rinnovabili. Sempre Romano ci segnala che esiste circa un calo del 30% per l’Italia nella quota di esportazione di queste tecnologie e cresce la quota di importazione di queste tecnologie a causa, soprattutto, dei fallimentari livelli di investimento in ricerca & sviluppo nel settore. Il rischio per il futuro è paradossale sostituendo la “dipendenza” odierna dalle fonti fossili di cui il nostro Paese è sguarnito, a quella ben più pericolosa della dipendenza tecnologica legata alle fonti rinnovabili. Incentivare quindi il consumo di energie pulita, ma insieme sviluppare anche un sistema in grado di produrla non dipendente dall’estero. Eccola vera sfida del nostro sistema-paese.
Si sono già scaldati i motori per la prossima uscita del nuovo libro di Bjorn Lomborg, conosciuto universalmente come l’Ambientalista Scettico dal titolo del suo libro più conosciuto. La novità starebbe nel fatto che da eco-pentito, lo statistico si starebbe riposizionando nell’alveo ecologista, ritrattando le sue precedenti affermazioni. Bisognerà certamente aspettare e leggere la nuova summa di Lomborg per capire. Ma il problema verosimilmente è meno complicato di quel che sembra, perchè i precedenti libri di Lomborg costituiscono una materia su cui tutti hanno espresso qualche valutazione e pochi però hanno effettivamente letto. se infatti è pur vero che molte delle informazioni presentate dall’ambientalista scettico sono state confutate anche da riviste importanti e che si avvalgono di metodi scientifici, ciò che resta valido nelle affermazioni di Lomborg non viene sostanzialmente intaccato e sembra che il nuovo libro non faccia che riprendere la filosofia di fondo delle precedenti argomentazioni. Che sono alla fine un paio. La prima è che, conti alla mano, molte delle politiche economiche di contrasto ai cmbiamenti climatici così come sono oggi formulate sono basate su calcoli errati e non sono idonee, oltre a la fatto che i risvolti negativi su altri aspetti e settori porterebbero comunque a risultati peggiori rispetto ai benefici. La seconda è che per cambiare qualcosa bisognerebbe mettere in moto politiche aggressive sulle fonti rinnovabili. Fondamentale è anche il fatot che per progettare una politica realmente utile è necessario saper maneggiare i dati in maniera scientifica, analizzando le connessioni tra i dati ambientali e quelli economici. Lomborg propone come aiuto la scienza statistica di cui lui è autorevole esponente. Il suo metodo è dichiarato nello stesso “Ambietalista Scettico”: capire ed usare i migliori metodi a disposizione della scienza per controllare se le “sacre convinzioni” sociali resistono alla prova dei fatti o sono dei semplici miti. Se il nuovo libro abbatterà queste convinzioni sarà effettivamente un cambiamento radicale del modo di vedere le cose di Lomborg. Non credo che però questo avverrà.



