lug 122011
 

Sta per iniziare un grande esperimento di economia ambientale: l’introduzione della carbon tax in Australia, una tassa sulle emissioni di anidride carbonica che andrà a colpire i 500 maggiori gruppi inquinanti di quel Paese. Dopo le esperienze parziali e poco convinte europee, questa può definirsi l’intervento più ambizioso a livello mondiale da osservare senza dubbio con molta attenzione. Si passa cioè per la prima volta dalla teoria alla pratica, e questo in un Paese che ha indici di inquinamento molto alti dovuti fondamentalmente alla dipendenza energetica dal carbone (soprattutto per la produzione di energia elettrica) e che è responsabile di circa l‘1,5% delle emissioni mondiali di gas serra. Continue reading »

ott 032009
 
fumiMentre l’Italia è distratta da altre faccende è in corso, in Europa, un’importante discussione che non trova pressochè riscontro nei nostri organi d’informazione. Per contrastare il cambiamento climatico, infatti, si sta facendo sempre più strada l’idea di ricorrere ad una cosiddetta “Carbon Tax” che ha trovato l’attenzione dei ventisette  Ministri delle Finanze europei all’ultimo vertice di Goteborg tenutosi il 2 ottobre scorso. Il modello prende ispirazione dall’esempio svedese, paese che attualmente presiede l’Unione Europea e che, attraverso il proprio Ministro delle Finanze Anders Borg, lo rilancia affermando che è “un’ottima risorsa ed un modello molto efficace per ridure le emissioni di CO2”. La discussione sulla tassa del carbonio si è fatta molto viva recentemente in Francia, quando lo stesso Presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato la propria volontà di intraprendere questa strada. Chiaramente introdurre una norma del genere in tempi di crisi finanziaria non è semplice. Questo tipo di azione, però, possiede diversi aspetti positivi che stanno sempre più guadagnando il consenso degli esperti del settore sia di estrazione economica che di provenienza ambientalistica. Oltre l’efficacia, infatti, agli occhi dei promotori questo tipo di tassazione rappresenterebbe il miglior modo di ripartire in maniera equa il peso delle risorse necessarie per affrontare la lotta al riscaldamento globale. Ma a queli conclusioni sono giunti i “27”? Innanzitutto esiste il problema dei Paesi ancora indietro nello sviluppo industriale, che non sono disponibili a lasciare un vantaggio economico ai Paesi maggiormente sviluppati, per cui i vertici della politica economica europea si sono resi disponibili a riequilibrare le differenze che tale tassazione, almeno inizialmente, apporterebbe ai paesi maggiormente sviluppati, mettendo a disposizione una cifra variabile tra i 2 e i 15 miliardi di euro, a condizione però che si raggiunga un accordo forte alla conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici del prossimo dicembre. La discussione europea sul meccanismo della tassa, mette in gioco comunque tutti i settori di attività, compresi quelli del trasporto e dell’agricoltura attualmente non compresi nel meccanismo dello scambio di quote d’emissione di CO2. L’idea in discussione è quella di una tassazione che si appoggerebbe prevalentemente sulla revisione del quadro comunitario concernente la fiscalità sull’energia. Le maggiori riserve sembrano al momento provenire dall’Austria e dalla Gran Bretagna, anche se la discussione è in campo e non sembra impossibile che la stessa Commissione possa fare una concreta proposta già nel corso del 2010.

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