Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

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Teoria delle pulsioni e delle emozioni – da Sigmund Freud a Jaak Panksepp. Cezary Żechowski

panksepp

Teoria delle pulsioni e delle emozioni – da Sigmund Freud a Jaak Panksepp

Cezary Żechowski

(Theory of drives and emotions –from Sigmund Freud to Jaak Panksepp)

 Psychiatr. Pol. 2017; 51(6): 1181–1189.   PL ISSN 0033-2674 (PRINT), ISSN 2391-5854 (ONLINE) www.psychiatriapolska.pl DOI: https://doi.org/10.12740/PP/61781

Abstract

L’articolo discute lo sviluppo della teoria psicoanalitica nella direzione di ampliare la riflessione su di sé sulla base di dati derivati da studi empirici diversi dal caso clinico. Particolarmente degna di nota è la convergenza che è seguita tra neuroscienze e psicoanalisi e l’affermarsi della cosiddetta neuropsicoanalisi. Di conseguenza, ciò ha portato ad espellere le ipotesi empiriche e ad avviare ricerche sui meccanismi di difesa, sul sé, sulla memoria, sui sogni, sull’empatia, sull’inconscio dinamico e sui processi emotivo-motivazionali (teoria delle pulsioni). Attualmente la neuropsicoanalisi si è costituita come disciplina che contiene in sé tre aree distinte: le neuroscienze psicodinamiche, la neuropsicoanalisi clinica e la costruzione della teoria. L’articolo presenta la teoria dei sistemi emozionali di Jaak Panksepp come esempio di neurobiologia integrata degli affetti, biologia comportamentale, psicologia evolutiva e psicoanalisi. La teoria dei sistemi emozionali include la descrizione del sistema SEEKING che rappresenta il sistema motivazionale di base dell’organismo. Partendo da una nuova prospettiva sulla teoria delle pulsioni descritta da Sigmund Freud, offre la possibilità di prendere in considerazione i sistemi emotivi e motivazionali nell’ambito della comprensione dei disturbi mentali come la depressione, la dipendenza e la psicosi, che è il nucleo del pensiero psicoanalitico.

 Neuroscienze e psicoanalisi

Lo sviluppo di nuove tecnologie, come in primo luogo la neuroimmagine, ha portato a un significativo progresso delle neuroscienze, che dalla fine del XX secolo hanno esplorato nuove aree di ricerca, prima non disponibili. Una di queste aree è rappresentata dai concetti di mente e terapia sviluppati dalla psicoanalisi. Infatti, il neurobiologo premio Nobel Eric Kandel [1, 2] ha scritto nelle sue opere, oggi considerate canoniche, che la psicoanalisi porta la visione più coerente e soddisfacente della mente. Egli ha proposto che la neurobiologia, la psicologia cognitiva e la psicoanalisi uniscano i loro sforzi per sviluppare un concetto comune del funzionamento del cervello umano e della psiche. A suo avviso, tale modello sarebbe molto utile per la comprensione delle condizioni di salute e di sviluppo, nonché per l’incidenza e la terapia dei disturbi mentali. Kandel ha sottolineato che questo modello non minaccerebbe l’indipendenza di ogni disciplina né limiterebbe la libertà di sviluppo e di ricerca. (altro…)

Peter Fonagy con IPP Torino

 

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In difesa della psicoanalisi. Alain Badiou

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“Ultimamente, in Francia, c’è stato un pullulare di attacchi molto violenti soprattutto da parte di persone incompetenti, contro la psicoanalisi. Sono attacchi che rappresentano un pericolo generale per tutto il mondo intellettuale perché evidentemente non mirano solo alla psicoanalisi. Marx, per esempio, è oggetto di un’intensa offensiva, accusato, dai nostri moralisti, di essere compromesso con l’inumanità del “totalitarismo”. Anche Darwin è stato messo alla gogna dai reazionari americani e da più parti è fortissima la tentazione di mettere in discussione le scoperte di Einstein. L’obiettivo, esplicito o meno, di questi attacchi è quello di distruggere le figure intellettuali moderne e di sostituirle con dei sotto-prodotti tecnici, comodi, usa e getta, conditi in salsa moralista passe-partout. Per me è necessario insorgere contro questa volontà di svalutazione e di addomesticamento del pensiero, sia politico, sia scientifico, sia psicoanalitico. Il pericolo è reale ed estremamente serio. Per parafrasare un motto famoso di Clemenceau, non possiamo lasciare la difesa della psicoanalisi ai soli psicoanalisti. La lotta dev’essere allargata. Certamente gli psicoanalisti sono in prima linea nella battaglia per il riconoscimento della loro disciplina e della loro pratica, però la professionalizzazione segnalata da Élisabeth costituisce una minaccia di auto-addomesticamento. Non si può abbandonare la psicoanalisi a questo destino funesto e gli aiuti dall’esterno sono necessari. Del resto, gli attacchi attuali contro la psicoanalisi mi sembrano ancora più gravi di quelli contro il marxismo, perché in fondo le polemiche interne o esterne fanno parte del marxismo stesso; le contraddizioni, gli antagonismi sono nel loro habitat naturale. Il marxismo presuppone e implica lo scontro. Quel che sta accadendo alla psicoanalisi, invece, è molto più pericoloso e l’allerta è massima, perché voler sradicare Freud o Lacan significa criticare la concezione stessa del soggetto moderno. E se si distrugge quest’ultimo, la porta è aperta a tutte le ideologie reazionarie della peggior specie. Ecco perché mi sento di lanciare solennemente quest’appello: insorgete tutti in difesa della psicoanalisi, in qualunque modo.”

 ”Alain Badiou, Elisabeth Roudinesco. “Jacques Lacan, passato presente. Un dialogo (Mimesis)”.

 

Pazienti con disordini psichici nell’epidemia di Covid-19: Lancet Psychiatry

lancet psy

Nall’attuale pandemia di Covid-19, l’attenzione globale è stata in gran parte focalizzata sui pazienti infettati e sui primi soccorritori, mentre sono state trascurate ampie margini di  popolazioni emarginate nella società. L’articolo esprime le preoccupazioni degli Autori per quanto riguarda l’effetto dell’epidemia sulle persone affette da disturbi psicologici. L’ignoranza dell’impatto differenziale dell’epidemia su questi pazienti non solo ostacolerà qualsiasi obiettivo di prevenzione dell’ulteriore diffusione di COVID-19, ma aumenterà anche le disparità di salute già esistenti.
In Cina, 173 milioni di persone vivono con disturbi mentali e l’abbandono e lo stigma riguardo a queste condizioni sono ancora diffusi nella società. Quando insorgono epidemie, le persone con difficoltà psichiatriche sono generalmente più suscettibili alle infezioni per diversi motivi. In primo luogo, i disturbi mentali possono aumentare il rischio di infezioni, inclusa la polmonite. Un rapporto pubblicato il 9 febbraio 2020, che parla di un gruppo di 50 casi di COVID-19 tra i ricoverati in un ospedale psichiatrico a Wuhan, in Cina, ha sollevato preoccupazioni per il ruolo di questi disturbi nella trasmissione del coronavirus. Le possibili spiegazioni includono deficit cognitivo, scarsa consapevolezza del rischio e minori sforzi in materia di protezione personale nei pazienti, nonché condizioni confinate nei reparti psichiatrici. In secondo luogo, una volta infettati da una grave sindrome respiratoria acuta da COVID-19 – le persone con disturbi mentali possono essere esposte a maggiori barriere nell’accesso a servizi sanitari tempestivi, a causa della discriminazione associata alla cattiva salute mentale negli ambienti sanitari. Inoltre, le comorbidità di COVID-19 in questi pazienti, renderanno il trattamento potenzialmente meno efficace. In terzo luogo, l’epidemia di COVID-19 ha causato un’epidemia parallela di paura, ansia e depressione. Le persone con fragilità mentale potrebbero essere maggiormente influenzate dalle risposte emotive provocate dall’epidemia di COVID-19, con conseguenti ricadute o peggioramento della condizione già esistente a causa dell’elevata suscettibilità allo stress rispetto alla popolazione generale. Infine, molte persone con disturbi di salute mentale frequentano visite ambulatoriali regolari per valutazioni e prescrizioni. Tuttavia, le normative nazionali in materia di viaggi e quarantena hanno reso queste visite regolari sempre più difficili e poco praticabili.

Patients with mental health disorders in the COVID-19 epidemic

Cure tempestive di salute mentale nel Covid-19: Lancet Psychiatry.

lancet psy

In questo articolo pubblicato su “The Lancet – Psychiatry” del 1 marzo 2020, si sottolinea come, nonostante si riscontrino comunemente  problemi e disturbi di salute mentale tra pazienti e operatori sanitari, la maggior parte dei sanitari che lavorano in unità di isolamento e ospedali non ricevono alcuna formazione per fornire assistenza per ciò che attiene la salute mentale. Gli Autori insistono sulla necessità di sviluppare urgentemente una tempestiva assistenza sanitaria rivolta ai disturbi mentali. Alcuni metodi utilizzati nell’epidemia di SARS potrebbero essere utilizzati per la risposta all’epidemia di 2019-nCoV. In primo luogo, i team multidisciplinari di salute mentale istituiti dalle autorità sanitarie a livello regionale e nazionale (inclusi psichiatri, infermieri psichiatrici, psicologi clinici e altri operatori della salute mentale) dovrebbero fornire supporto al benessere mentale di pazienti e  operatori sanitari. Dovrebbero essere previsti trattamenti psichiatrici specializzati e adeguati servizi e strutture per i pazienti con comorbilità psicologiche. In secondo luogo, una comunicazione chiara con aggiornamenti regolari e accurati sull’epidemia 2019-nCoV dovrebbe essere fornita agil operatori ed ai pazienti al fine di affrontare il loro senso di incertezza e paura. Piani di trattamento, rapporti sui progressi e aggiornamenti sullo stato di salute devono essere forniti sia ai pazienti che alle loro famiglie. In terzo luogo, dovrebbero essere istituiti servizi sicuri per fornire consulenza psicologica utilizzando dispositivi e applicazioni elettronici (come smartphone e chat) per i pazienti affetti e le loro famiglie. L’uso di canali di comunicazione sicuri tra pazienti e famiglie, come la comunicazione tramite smartphone e chat, dovrebbe essere incoraggiato per ridurre l’isolamento. In quarto luogo, i pazienti sospetti e affetti da Covid-19, nonché i professionisti della salute che lavorano negli ospedali e che si occupano di pazienti infetti dovrebbero ricevere regolari screening clinici per depressione, ansia e ideazione anticonservativa da parte di specialisti in patologie mentali. Dovrebbero essere previsti trattamenti psichiatrici tempestivi per coloro che presentano problemi di salute mentale più gravi. Per la maggior parte dei pazienti e degli operatori, le risposte emotive e comportamentali fanno parte di strategie adattative allo stress straordinario e tecniche di psicoterapia come quelle basate sul modello di adattamento allo stress potrebbero risultare utili. Se vengono utilizzati farmaci psicotropi, come quelli prescritti dagli psichiatri per gravi patologie psichiatriche,  principi di trattamento farmacologico di base per garantire un danno minimo devono essere seguiti per ridurre gli effetti dannosi di qualsiasi interazione con Covid-19 e i suoi trattamenti.

In qualsiasi catastrofe biologica, i temi della paura, dell’incertezza e della stigmatizzazione sono comuni e possono fungere da barriere per adeguati interventi di salute medica e mentale. Sulla base dell’esperienza maturata a livello mondiale in passato dell’impatto psicosociale delle epidemie virali, lo sviluppo e l’implementazione della valutazione della salute mentale, il supporto, il trattamento e i servizi sono obiettivi cruciali e urgenti per la risposta sanitaria all’epidemia Covid-19.

Timely mental health care for the 2019 novel coronavirus outbreak is urgently needed.

Yu-Tao Xiang Yuan Yang; Wen Li;Ling Zhang; Qinge Zhang;Teris Cheung et al.

Published:February 04, 2020DOI:https://doi.org/10.1016/S2215-0366(20)30046-8

Impatto della Pandemia COVID-19 sulla salute mentale degli operatori sanitari. Psichiatry on line

immagini.quotidiano.net

di A. GentileM.I. MustilloAngelo Malinconico

” La salute mentale del sanitario è già messa a dura prova in tempi ordinari e sembrerebbe che questa vulnerabilità sia presente in tutto il mondo. Se tale considerazione è da porre come un dato obiettivo, è verosimile immaginare che il peso della crisi sanitaria generata da COVID-19 possa peggiorare ulteriormente la salute dei sanitari, irrompendo su dei punti di vulnerabilità la cui tenuta è già precaria.”

Qui il link dell’articolo su Psichiatry on line

COVID-19: impatto sulla salute mentale e supporto psicosociale. Tonino Cantelmi, Emiliano Lambiase

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COVID-19: impatto sulla salute mentale e supporto psicosociale

Tonino Cantelmi e Emiliano Lambiase. Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale – Roma

A milioni di persone in tutto il mondo è stato imposto di adottare comportamenti di distanziamento sociale e di isolamento, al fine di rallentare la diffusione dell’infezione da COVID-19 e di proteggere sé stesse. Secondo tutti gli osservatori è la prima volta che l’umanità vive una situazione dovuta alla straordinaria rapidità della diffusione nel mondo dell’infezione da coronavirus, merito della globalizzazione e della maggiore facilità e rapidità con la quale ci si può spostare quasi ovunque. Gli elementi con potenziale psicopatologico sono molteplici: l’effetto traumatico dell’evento, caratterizzato da fenomenologie sintomatiche gravi e letali, soprattutto per la popolazione più fragile; il carico di preoccupazione e paure generate sia dalla possibilità del contagio, sia dalle conseguenze economiche e sociali della pandemia; il potenziale effetto psicolesivo delle restrizioni della libertà conseguenti alle misure di distanziamento sociale ed isolamento adottate dalle autorità. Recentemente, Brooks e colleghi (2020) hanno pubblicato una rassegna nella quale hanno analizzato situazioni simili vissute negli ultimi decenni a seguito di SARS, Ebola, influenza H1N1 o MERS. La maggior parte degli studi esaminati ha riportato effetti psicologici negativi, tra cui disturbi post- traumatici da stress, confusione e rabbia. I fattori predisponenti per lo sviluppo dei sintomi includevano: durata delle misure di isolamento, paura di contrarre l’infezione, frustrazione, noia, forniture inadeguate di beni essenziali (es. cibo) o necessari (es. farmaci o strumenti medici), informazioni inadeguate, perdite finanziarie e stigmatizzazione dei contagiati. (continua)

Qui il link per leggere l’articolo completo 

L’impatto psicologico della quarantena. Brooks SK et. al. su Lancet

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Brooks SK, Webster RK, Smith LE, et al. The Psychological Impact of Quarantine and How to Reduce It: Rapid Review of the Evidence. The Lancet 2020; 395; 912-20.

 L’epidemia di coronavirus del dicembre 2019 ha visto molti paesi chiedere alle persone che sono potenzialmente venute a contatto con l’infezione di isolarsi a casa o in una struttura di quarantena dedicata. Le decisioni su come applicare la quarantena dovrebbero essere basate sulle migliori prove disponibili. Abbiamo fatto una revisione dell’impatto psicologico della quarantena utilizzando tre database elettronici. Dei 3166 articoli trovati, 24 sono inclusi in questa recensione. La maggior parte degli studi esaminati ha riportato effetti psicologici negativi tra cui sintomi da stress post-traumatico, confusione e rabbia. I fattori di stress includevano una maggiore durata della quarantena, paure di infezione, frustrazione, noia, forniture inadeguate, informazioni inadeguate, perdite finanziarie e stigma. Alcuni ricercatori hanno suggerito la presenza di effetti a lungo termine. In situazioni in cui la quarantena è ritenuta necessaria, i funzionari dovrebbero mettere in quarantena le persone per un periodo non superiore a quello richiesto, fornire una chiara motivazione, le informazioni sui protocolli e garantire che siano somministrate forniture sufficienti. Fare appello all’altruismo, ricordando al pubblico i benefici della quarantena allargata a una società più ampia, può essere favorevole.

 Introduzione

La quarantena è la separazione e la restrizione del movimento delle persone potenzialmente esposte a una malattia contagiosa per accertare se si ammalano, riducendo così il rischio di infettare gli altri. Questa definizione differisce dall’isolamento, che è la separazione delle persone a cui è stata diagnosticata una malattia contagiosa dalle persone che non sono malate; tuttavia, i due termini sono spesso usati in modo intercambiabile, specialmente nella comunicazione con il pubblico. La parola quarantena fu usata per la prima volta a Venezia, in Italia, nel 1127 in riferimento alla lebbra e fu ampiamente usata in risposta alla Morte Nera, sebbene fu circa 300 anni dopo che il Regno Unito iniziò correttamente a imporre la quarantena in risposta alla peste. Più recentemente, la quarantena è stata utilizzata nell’epidemia della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19). Questo focolaio ha visto intere città della Cina poste sotto quarantena di massa, mentre a molte migliaia di cittadini stranieri che tornano a casa dalla Cina è stato chiesto di autoisolarsi a casa o in strutture gestite dallo stato. Esistono precedenti per tali misure. Quarantene in tutta la città sono state imposte anche in aree della Cina e del Canada durante lo scoppio nel 2003 della sindrome respiratoria acuta grave (SARS), mentre interi villaggi in molti paesi dell’Africa occidentale sono stati messi in quarantena durante l’epidemia di Ebola del 2014. (altro…)

Sul Controtransfert. Paula Heimann

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Paula Heimann

Sono stata stimolata a scrivere questa breve nota sul controtransfert da alcune osservazioni che ho fatto in seminari e analisi di controllo. Sono rimasta colpita dall’idea, diffusa tra i candidati, che il controtransfert non sia altro che una fonte di guai. Molti candidati hanno paura e si sentono colpevoli quando si accorgono di provare sentimenti verso i loro pazienti, e di conseguenza cercano di evitare qualsiasi risposta emotiva e di diventare completamente «distaccati». Quando ho cercato di comprendere le origini di questo ideale di un analista «distaccato», mi sono resa conto che la nostra letteratura non contiene descrizioni del lavoro analitico che possano far nascere l’idea che un buon analista provi per il proprio paziente solo una costante e moderata benevolenza; e che invece ogni increspatura di questa superficie liscia costituisca una perturbazione che deve essere superata.  Forse ciò può derivare da una cattiva interpretazione di alcune affermazioni di Freud, come il suo paragone con lo stato mentale del chirurgo durante un operazione, o l’altra analogia dello specchio; queste frasi infatti sono state citate spesso nelle discussioni sulla natura del controtransfert. D’altra parte esiste una diversa linea di pensiero, come quella di Ferenczi, che non solo riconosce che l’analista prova per il paziente una grande varietà di sentimenti, ma consiglia anche in certi casi di esprimerli apertamente. (altro…)