nov 272010
 

Areva, come riportato da Le Monde,  ha annunciato un nuovo ritardo per la partenza della nuova centrale nucleare EPR in Finlandia. Doveva iniziare la produzione a tempo pieno nel settembre 2009 ma non sarà attiva prima del secondo semestre del 2013. Fate voi i conti sull’aumento dei costi di produzione della costruzione di una centrale nucleare. Oltre al resto

ott 192010
 

Vi ricordate il Ministro Romani, ieri, che parlava di centrali nucleari in Lombardia? Si, proprio quello che diceva che il Governatore della Lombardia non aveva eccepito alla costruzione di una centrale a casa sua? Bene. Oggi Formigoni ha dichiarato che la Lombardia è all’autosufficienza energetica e che non ha bisogno della costruzione di nuove centrali. Il diavolo sembra sempre fare le pentole. Per i coperchi manteniamo una rispettosa attesa.

ott 182010
 

Caro direttore, premetto che non ho interesse per le preferenze politiche del Prof. Veronesi; è un oncologo di fama e mi aspetto che faccia tutto quello che può per curare il cancro. Da un paio d’anni è anche senatore, carica che ha accettato a patto che non gli porti via tempo per i suoi pazienti. Intento nobile verso i pazienti, meno verso i cittadini che, pagando un lauto stipendio ai senatori, si aspettano che dedichino le loro energie alla gestione politica del Paese. Ora è stato proposto il suo nome come Presidente dell’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare, nomina che accetterebbe volentieri, di nuovo a condizione che non sottragga tempo ai suoi pazienti. Ovvero, bisognerebbe adattare le necessità di un’agenzia così delicata e fondamentale agli impegni del candidato presidente. Intanto venerdì scorso in Senato è stato approvato un decreto che gli consentirebbe, se volesse, di andare in deroga alla legge che vieta a chi ha incarichi politici di presiedere un’authority.

Riguardo invece alla sua competenza in materia, scrive: «Sono un appassionato di fisica, non a caso ho ricevuto la laurea honoris causa». Nuclearista convinto, cita la Francia come modello di qualità di vita per noi italiani. Partendo dal presupposto che l’agenzia non sia un bluff ma qualcosa di straordinariamente serio, non è affatto rassicurante l’idea che venga diretta (nei ritagli di tempo) per 7 anni, da un uomo che oggi ne ha 85, anche se è il più bravo oncologo del pianeta. Presiedere l’agenzia per il nucleare vuol dire affrontare problemi di carattere tecnico, elaborare i regolamenti insieme ai commissari, dare il parere sui progetti, verificare il rispetto delle regole e prescrizioni a cui sono sottomesse le installazioni. Un lavoro certamente a tempo pieno, meglio se subordinato a una competenza specifica, più che a una passione. Siccome il Prof. Veronesi cita il modello francese, saprà che la loro agenzia (ASN) è diretta da Jean Christophe Niel, 49 anni (laureato in fisica teorica che ha ricoperto incarichi di vertice nel controllo sul ciclo del combustibile e dei rifiuti, ed è stato per anni capo del dipartimento per la sicurezza dei materiali radioattivi). Il presidente è Andrè-Claude Lacoste, 69 anni, ingegnere, da 17 anni con incarichi direttivi nel settore sicurezza nucleare.

Il Prof. Veronesi ha poi espresso un’opinione sul fattore rischio («oggi calcolato quasi vicino allo zero»), che sembra non tener conto dei cosiddetti piccoli incidenti quotidiani, riportati da tutte le Agenzie, che si verificano proprio in Francia; per non parlare delle basse emissioni permanenti degli impianti, come dimostra lo studio del Prof. Hoffman ordinato dalla Cancelliera Merkel. Parlare invece di nucleare come «l’alternativa più valida al petrolio» è solo suggestivo, poiché il petrolio serve soprattutto a far muovere le macchine e solo in minima parte ad alimentare le centrali elettriche. Infatti in Francia, Paese più nuclearizzato d’Europa, il consumo procapite di petrolio è più alto rispetto a quello italiano. Succede di essere approssimativi quando ci si occupa di troppe cose.

(Dalla lettera di Milena Gabanelli al Corriere della Sera del luglio scorso)

set 102010
 

Molti di noi, non accecati da steccati ideologici, continuano a dire che l’opzione nucleare non ha convenienza economica. anche prescidendo da scopi militari, dalla pericolosità dello stoccaggio delle scorie e via discorrendo, la costruzione di centrali nucleari, sicuramente con il tipo di tecnologia che l’attuale Governo italiano vorrebbe introdurre, a conti fatti non sarebbe conveniente. Pare che alcuni dubbi si stiano facendo strada anche nella componente confindustriale se anche IlSole24Ore, cui devo riconoscere essere oggi uno dei migliori giornali italiani, decide di trattarne. Leggere qui per credere.

giu 142010
 

Che fossero amici del nucleare lo potevamo presumere, malgrado le incertezze durante la campagna elettorale per le regionali piemontesi. Ma ciò che veramente fa specie in questo ritiro del ricorso della Regione Piemonte, allora amministrata da Mercedes Bresso, è che nei fatti il governatore leghista Cota dà nei fatti via libera a Roma per la scelta dei siti dove installare il o i siti nucleari in Piemonte. Una vera e propria cessione di sovranità al centralismo di Roma che deciderà senza nessun intoppo l’area che meglio preferisce per costruire appunto un’opera di forte impatto ambientale. O magari anche dove ubicare semplicemente il sito nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari italiane, con Trino in pole position data l’attuale capacità di accogliere le scorie della precedente attività piemontese. Interessante sarà comprendere come riusciranno a far conciliare sbandierate, almeno in campagna elettorale, virtù quali la capacità di leggere il territorio, di vicinanza alle popolazioni, di essere “padroni a casa propria”, di autogoverno piemontese e via discorrendo. Ma le uniche capacità attualmente esercitate sembrano essere quelle delle parole (perchè di fatti ancora non ne abbiamo visti) contro gli immigrati. Sempre che anche questi non servano ad infoltire le fabbrichette brianzole o la raccolta delle pesche nostrane. Chiaramente sulle energie rinnovabili o sulla necessità di rendere davvero il più possibile indipendente il nostro territorio dal ricatto del petrolio “nisba”, per dirla come loro.

nov 252009
 
barili-verdiCome raccolto dal IlSole24Ore, Marco Pinetti, Presidente di Artenergy Publishing, stima che il fotovoltaico raggiungerà a fine 2009 in Italia  1 GigaWatt. La stima, in realtà è basata su dati dati forniti dall’European Photovoltaic industry association (Epia) e dal Gestore servizi elettrici (Gse) con una piccola forbice rispetto a quelli stimati dal Kyoto Club. La notizia sta nel fatto che si produrrebbe la stessa quantità di energia di una centrale nucleare, con minori impatti finanziari, ambientali e con tempi di realizzazione molto più veloci. Ad esempio alla fine del 2010 si potrebbe già ottenere una potenza di 2 GW cioè in un anno la costruzione del fotovoltaico produrrebbe l’energia di una nuova centrale nucleare che, notoriamente, necessita di circa 15 anni prima di essere costruita ed entrare in funzione. Per gli amanti delle percentuali nel 2008 il fotovoltaico copriva lo 0.0007% dell’energia italiana, mentre nel 2020 potrebbe coprire agevolmente una quota vicina al 4%. Pinetti si spinge inoltre a prevedere che nel giro di 5 anni questo tipo di produzione energetica non avrà bisogno del sistema attuale di incentivazione per il proliferare di concorrenti la cui concorrenza produrrà prezzi almeno uguali rispetto alle fonti tradizionali, costruendo un mercato che potrà camminare con le proprie gambe.

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mar 012009
 

uranio

Per ricercare uno degli errori fondamentali della scelta nucleare annunciata dall’attuale governo, ci vengono in aiuto una serie di considerazioni sentite dall’ex vicepresidente di Confindustria Pasquale Pistorio. Imprenditore di successo ed uno dei padri dell’innovazione di prodotto ad alto contenuto di conoscenza, Pistorio non ha avuto remore nell’indicare come negativa la scelta nucleare. Perchè? Secondo il suo ragionamento le politiche di governo devono essere indirizzate verso tutte le possibili azioni in grado di sorreggere la ricerca e sviluppo a partire dai crediti d’imposta per finire alla stessa capacità delle pubbliche amministrazioni di sfruttare i prodotti innovativi. In un momento di minor capacità di risorse risulta chiaro come le scelte a cui si trova di fronte la politica sono suddivisibili in sostegno a prodotti innovativi, con alto contenuto di conoscenza e con mercati non ancora affollati da competitori e prodotti invece con basso contenuto innovativo e mercati “maturi”. Per ciò che riguarda il fabbisogno energetico possiamo ad esempio scegliere tra la ricerca di nuove fonti energetiche e investimenti in tecnologie già conosciute. Il problema è che investire su uno dei due settori produce l’inevitabile diminuzione sull’altro. Investire quindi sul nucleare non può che portare quindi ad una contrazione degli investimenti sulle fonti rinnovabili, lasciando quindi che queste vengano sviluppate in altri Paesi con la conseguenza di dover pagare con gli interessi in un secondo tempo gli investimenti che altri hanno speso per la ricerca. La terza soluzione – suddividere gli investimenti in parti simili tra le due opzioni – è una soluzione che non porta chiaramente da nessuna parte. Se vogliamo uscire dalla crisi con la “prua in avanti” è chiaro che non ha molto senso investire in settori che non rappresentano una vera innovazione. Tenendo conto che la tecnologia delle attuali centrali nucleari di terza generazione è esausta e senza grandi possibilità di sviluppo, gli investimenti in questo campo andrebbero solo a vantaggio di altri Paesi che venderebbero tecnologie a fine vita potendo reivestire in nuova ricerca e facendo ripartire un ciclo virtuoso per loro e negativo per noi.

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