lug 042012
 

C’è questa faccenda dei tagli alla sanità, su cui si sente di tutto e di più. In realtà nessuno ha ancora visto bene “le carte” e tutti parlano di tagli senza sapere bene in cosa consisteranno. Chi lavora in sanità sa bene che è un problema molto complesso e che l’economia sanitaria, come quella ambientale, è un argomento conosciuto pochissimo e che si avvicina alla composizione della formazione della nazionale di calcio. Ma in tutte le discussioni, televisive o meno, manca davvero la voce di chi ci lavora in sanità; oltre al fatto che medici ed infermieri sono ormai del tutto estromessi dal governo sanitario in mano ad una pletora di amministrativi non secondo nemmeno a chi vive di politica. Ma le cose più curiose si registrano su fatti come le famose siringhe che costerebbero 1 € a Sucate di sopra e 10 € a Vigata. Di recente ne ho sentita una simpatica da un economista sanitario su cui varrebbe la pena di riflettere, per incominciare. Oltre al fatto che i cosiddetti costi “standard” non funzionerebbero per diversi motivi, la cosa che mi ha colpito è il motivo per cui la siringa di Sucate costerebbe molto meno di quella di Vigata: semplicemente perchè la Regione di Sucate paga la ditta fornitrice entro 90 giorni, mentre quella di Vigata lo paga in circa 6 mesi – sempre che lo paghi. Inoltre se i due ospedali si mettessero in testa di comprare un semplice apparecchio per fare un elettrocardiogramma, i costi potrebbero differire semplicemente a seconda della garanzia che lo strumento avrà: se lo assicuro per un mese lo pagherò 1, mentre se lo garantisco per un anno con immediata sostituzione se presenta anomalie, potrei pagarlo 10. Le “cose” che si usano in sanità hanno sicuramente un costo molto alto, dato dalla loro natura e dalle applicazioni che si fanno, ma il problema immediato non è dato dalla “natura” del bene appartenente alla sanità, ma da semplici leggi di mercato che valgono per tutti i settori. Basterebbe davvero poco per iniziare, lasciando a casa demagogie e populismi idioti professati da chi non conosce la materia su cui pontifica. E comunque io avrei fatto entrare durante la partita con la Spagna Diamanti…

nov 152010
 

I progressisti non sono ciechi di fronte alle esigenze delle scarse risorse del sistema sanitario. Non si nascondono il fatto che siamo in un periodo di crescita zero e che le risorse sono limitate e molto meno disponibili rispetto al passato. Ma il punto fondamentale che divide i progressisti dal nuovo conservatorismo leghista è quello che gli studiosi di economia, non solamente sanitaria, hanno descritto come il “mito della quadratura dei conti”. In sostanza l’equilibrio finanziario viene considerato oggi dall’attuale governo della nostra Regione come un obbiettivo – forse l’unico obbiettivo da raggiungere – mentre i progressisti lo interpretano come un vincolo da rispettare. Da ciò nascono le diverse scelte sul come impiegare le risorse sanitarie, la cosiddetta allocazione delle risorse. Ma mentre, come ricordato, l’equilibrio economico-finanziario può costituire il vro obbiettivo di una politica conservatrice, i progressisti pensano che la caratteristica principale e particolare delle politiche sanitarie e della suddivisione delle risorse all’interno di esse deve contenere una valutazione chiara dei risultati ottenibili in termini di miglioramento dei livelli di salute. Il vincolo del bilancio significa che un’azione rispetto ad un’altra porta sì a minori spese, ma soprattutto ad un miglioramento del livello di salute. Tutti e due i termini devono essere presenti, mentre per le politiche conservatrici l’unica preoccupazione è una diminuzione dei costi e basta.