Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

Una semplice ragione per non andare in Siria

In passato non sono stato d’accordo con diverse valutazioni del gen. Camporini. Al contrario questa volta credo abbia colto, in una intervista a formiche.net, il punto fondamentale per il quale non è giusto per gli interessi del nostro Paese entrare in questa specie di guerra siriana. Con diverse argomentazioni di buon senso e dopo aver dimostrato che le nostre basi militari non sono così necessarie alla bisogna data la distanza degli obbiettivi, arriva ad una affermazione “lapidaria”: “Ad ogni modo per me sarebbe da sconsigliare per un motivo semplicissimo: l’impiego di Forze armate deve avvenire solo in funzione di un fine politico ben chiaro. In Siria mi sembra che questo obiettivo sia del tutto assente al momento, anche perché le possibilità di pacificazione della regione, in caso di azione unilaterale, sarebbero prossime allo zero”. E di fronte a tante corbellerie che si sono sentite oggi, sono parole giuste. Chapeau!

F35: due o tre cose che il Gen. Camporini dovrebbe ristudiarsi

Davvero singolare la nota apparsa a firma del Gen. Vincenzo Camporini su Italia Furtura, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e della Difesa. In sostanza il Nostro definisce surreale la discussione sugli F35 – JSF per diverse ragioni: a) in realtà i soldi non sono oggi disponibili e pertanto la rinuncia non ripagherebbe l’Iva, asili nido o opere per la protezione del territorio; b) la cancellazione produrrebbe una caduta occupazionale e “suonerebbe come un invito ai nostri giovani e brillanti ingegneri a cercarsi lavoro in altri Paesi; c) senza sistemi d’arma avanzati saremmo fuori dai giochi politici internazionali, a differenza di quanto è avvenuto ad esempio recentemente in Libia dove i nostri Tornado hanno difeso gli impianti ENI.  Davvero singolare ma poco efficace la difesa del Generale. Ad esempio il futuro delle opere pubbliche, il blocco dell’Iva o gli asili nido non vengono finanziati avendo subito in saccoccia tutti i soldi, ma alla stessa maniera degli armamenti: mettendoli in preventivo di spesa e spendendoli nei diversi anni. La cancellazione dell’acquisto di questo tipo di tecnologia non farebbe fuggire tutti i nostri giovani ingegneri all’estero. L’alta tecnologia è ben e maggiormente presente in altri settori della vita civile come ad esempio la medicina: i nostri ingegneri potrebbero impegnare (e in realtà già lo fanno) la loro intelligenza su argomenti tecnologicamente molto più avanzati dei sistemi d’arma come quelli medici, di protezione climatica, di studio dei nuovi materiali e quant’altro. Basterebbe solo che lo Stato desse segnali più “sinceri” in questi settori. Sulla questione del ruolo della nostra presenza in scenari di guerra come il recente libico, davvero il Gen. Camporini farebbe meglio ad applicarsi maggiormente ad altri settori. Prescindendo dal fatto che la difesa dei pozzi Eni non ha trovato di fronte tecnologia militare d’avanguardia ma quattro poveretti davvero mal equipaggiati, lo inviterei a ristudiarsi un po’ di storia patria. ad esempio, giusto parlando di Eni, gli porterei l’esempio di come Enrico Mattei riuscì a far entrare la debole Italia postbellica nel parterre petrolifero e di come mantenne intatte le torri di estrazione petrolifere in tempi certamente non meno “bellicosi” degli attuali. Fece una cosa molto semplice: strinse accordi e patti equi con i governi legittimi padroni dei territori ricchi di oro nero, inaugurando il famoso 50-50. Non quindi prendendoli con le armi, ma stipulando patti equi, cosa che ne ha permesso la difesa per lunghi anni anche al di là dei blocchi politico-militari dell’epoca. Non è sempre vero che “si vis pacem para bellum”. Ci ripensi, Generale.