Dorino Piras

La Salute, l'Ambiente, il Lavoro

New York. Il sindaco e la moschea

Via Freddy Nietzsche

Stewart: La moschea, il centro culturale islamico a Downtown Manhattan ha generato un certo bailamme, per così dire, e lei ha già dichiarato molto chiaramente che la gente, in una proprietà privata, è libera di fare quello che vuole. È la sua posizione?

Bloomberg: A scuola abbiamo studiato la Costituzione. Dice che hai il diritto di dire quello che vuoi, pregare chi vuoi, quando vuoi, dove vuoi. E non è compito del governo dirti cosa devi dire. Ci hai appena dato dentro con Glenn Beck: ha il diritto di dire quello che vuole. È il bello dell’America. C’è gente che dice «Be’, in Arabia Saudita non si possono costruire chiese». Esatto! È la differenza tra l’Arabia Saudita e l’America. È molto semplice. Che ti piaccia o meno la moschea, non sei costretto ad andarci. Lì c’è già un’altra moschea, a quattro isolati da Ground Zero. Ci sono locali porno, fast food — voglio dire — è una zona vitale, è New York!

Capito perchè Bloomberg è sindaco di New York?


Obama torna Obama

Obama ritorna Obama e lascia perdere i sondaggi contrari ed altri calcoli strettamente politici per riaffermare alcuni concetti forti che sono stati la giuda della sua campagna presidenziale. “Questa è l’America, qui la libertà è un principio incrollabile” In gioco per Obama c’è la separazione tra Stato e Chiesa. Gli Stati Uniti e il sogno americano sono anche questo: una nazione talmente forte da potersi permettere la riaffermazione dei principi dei Padri Fondatori senza badare al piccolo cabotaggio delle convenienze contingenti. Per Obama non vince il terrorismo islamico e non vincerà la semplice vendetta: a nessuno potrà essere negato il diritto di professare la propria fede.

Ma non solo Obama. Basterebbero le parole di Bloomberg, il sindaco di New York di origine ebraica, per capire cosa succede negli Usa: “con il no alla moschea tradiremmo i nostri valori e faremmo un piacere ai nostri nemici”. Ma Bloomberg ha imparato dalla sua vita una lezione fondamentale, proprio quando la sua famiglia fu costretta a servirsi di un prestanome cristiano per comprare la propria casa in una zona profondamente antisemita degli Stati Uniti stessi. Bloomberg ha più volte affermato come avendo vissuto sulla propria pelle lo staus di minoranza, non si sarebbe mai prestato a far vincere un’altra volta le forze della segregazione. Per questo Obama e Bloomberg probabilmente passeranno alla storia. Calderoli non credo.