mag 252013
 

I numeri di Torino del quattordicesimo Rapporto Rota – fresco di pubblicazione e qui scaricabile – sono impietosi e preoccupanti. Soprattutto nelle conclusioni emerge come il capoluogo piemontese mostri livelli di sofferenza maggiori rispetto alle altre aree metropolitane, con una accentuazione nell’ultimo anno. Basti pensare che nel 2012 in Provincia di Torino hanno chiuso i battenti più imprese di quante ne sono nate e il numero dei fallimenti presenta il valore più alto registrato negli ultimi dieci anni. I settori tradizionalmente determinanti per l’economia della nostra area – automotive, informatica e comunicazioni – non mostrano segnali di ripresa e scontano svantaggi logistici e dimensionali. inoltre i comparti più dinamici a livello nazionale sono pressoché assenti nel torinese con l’esempio principe dell’industria farmaceutica. Il post-olimpico è ormai un settore che si è rapidamente sgonfiato senza segni incoraggianti né per ciò che attiene il settore turistico né il comparto fieristico. “Nel complesso, il sistema produttivo torinese”, rileva nelle conclusioni i Rapporto, “ha ormai uno dei livelli di produttività più bassi del Centro-Nord, nonostante un costo del lavoro relativamente contenuto. A frenare l’economia locale sono soprattutto numerosi fattori di contesto: una ridotta presenza di risorse giovanili, bassi livelli di scolarizzazione e poca capacità di attrarre lavoratori qualificati, una debole dotazione di infrastrutture di trasporto (soprattutto aereo) e telematiche, alti costi energetici, un difficile accesso al credito. Le performance complessivamente medio-alte della provincia torinese nel campo dell’innovazione e dei servizi pubblici paiono non bastare, da sole, a controbilanciare l’insieme di fattori critici appena esposti”. Importante, nella discussione del problema, è la sottolineatura di come non sia detto che i soli enti pubblici debbano compiere le scelte strategiche, ma come sia centrale l’apporto degli attori privati che possono contribuire anche grazie al ricorso a nuove tecnologie e piattaforme di condivisione per far emergere scelte “dal basso”.