mag 312012
 

Bisogna ascoltarli, gli emiliani. Noi abbiamo ancora la bocca aperta dallo sconcerto per il terremoto e loro sono già avanti, sono già al giorno dopo. Dicono, a tutti noi che non abbiamo il sisma in casa, che questo evento potrebbe diventare un’opportunità per tutti. Parlano, e fanno proposte senza tanti se o ma. Dicono che più che alla pioggia di soldi, hanno bisogno di impiegare subito tutte le forze a disposizione per rimettersi a produrre; magari lo Stato potrebbe contribuire pagando gli oneri o i contributi di questi lavoratori per far ripartire le attività di eccellenza che lì lavorano. Hanno bisogno di una mano che lavori non al posto, ma al fianco loro. Sono gente pratica e non si sentono invettive contro la parata del 2 giugno perchè sanno che non risolverebbe nessun problema ed è solo un fatto parapolitico, “ammuina” insomma. Non ho sentito, inoltre, tutta questa voglia di rifiutare lo Stato; semmai la voglia che lo Stato faccia le cose giuste ponendosi in loro ascolto, appunto. Perchè la terra, dicono gli emiliani, trema per tutti: il terremoto è avvenuto in Italia, non solo in Emilia. Chapeau!

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