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	<title>Dorino Piras &#187; psicoanalisi</title>
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	<description>La Mente, l&#039;Ambiente, il Corpo</description>
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		<title>Esiste un sistema immunitario della mente?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 17:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esiste un sistema immunitario della mente?
Lo scopo di queste poche righe è quello di rintracciare delle similitudini che possono essere utili nel rispondere a questa domanda, sostenuta anche dalla considerazione che oggi non sia più possibile parlare di corpo, cervello e mente in maniera separata.

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2026/01/corpi-anticorpi-copia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7878" alt="corpi anticorpi copia" src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2026/01/corpi-anticorpi-copia-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>La Medicina ha costruito un sistema di senso per rispondere a ciò che prende il nome di sistema immunitario, chiarendo cosa accade quando un corpo viene insidiato o comunque viene a contatto con qualcosa che penetra in esso, lo altera, lo trasforma, lo corrompe. Il corpo risponde attraverso un sistema immunitario con alterne fortune.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa cosa noi la notiamo nei nostri pazienti che esposti ad uno stesso trauma rispondono in maniera diversa in un continuum che varia da un superamento apparentemente senza reliquati allo sviluppo di sintomi invalidanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia della psicoanalisi è indicativa di come il trauma abbia assunto un ruolo centrale nella sua nascita e successivo sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Associando questi due ambiti solo apparentemente lontani un’altra domanda viene a galla: esiste un sistema immunitario della mente?</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo di queste poche righe è quello di rintracciare delle similitudini che possono essere utili nel rispondere a questa domanda, sostenuta anche dalla considerazione che oggi non sia più possibile parlare di corpo, cervello e mente in maniera separata.</p>
<p style="text-align: justify;">Banalizzando l’argomento oggi tutti crediamo di sapere come il meccanismo operi in maniera semplice: un corpo viene a contatto con una sostanza o sistema vivente che viene riconosciuto come estraneo chiamato antigene e sviluppa una reazione tramite sostanze proprie, anticorpi, che neutralizzano l’ospite non riconosciuto come proprio. Lo schema oggi è esteso sia al corpo biologico, a quello sociale e quello “elettronico”.</p>
<p style="text-align: justify;">I confini della minaccia sarebbero sempre gli stessi: interno / esterno; il proprio e l’estraneo, l ’individuale e il comune. Qui il sistema immunitario è descritto come un vero e proprio dispositivo militare di difesa e di offesa contro tutto ciò che non è riconosciuto come ‘proprio’ e che va dunque respinto e distrutto. Ciò che prima era sano, sicuro, identico a sé stesso, è ora esposto ad una contaminazione che rischia di devastarlo. Il sistema immunitario è descritto come un vero e proprio dispositivo militare di difesa e di offesa contro tutto ciò che non è riconosciuto come ‘proprio’ e che va dunque respinto e distrutto. Il rapporto tra l’io e l’altro è rappresentato nei termini di una distruzione che alla fine tende a coinvolgere entrambi i termini del contrasto. Una immunità diciamo così naturale e passiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose cambiano attraverso una svolta davvero epocale con la triade Jenner – Pasteur – Koch quando in sostanza si scoprono i vaccini: esiste un sistema che non è più solamente passivo, ma indotto. L’idea di fondo che ad un certo punto interviene è che una forma attenuata di infezione può proteggere da una più virulenta dello stesso tipo. Da qui la deduzione – comprovata dall’efficacia dei vari vaccini – che l’inoculazione di quantità non letali di virus stimola la formazione di anticorpi capaci di neutralizzarne anticipatamente le conseguenze patogene. Il primo elemento da sottolineare è che quest’ultimo si presenta non in termini di azione, bensì di reazione – più che di una forza propria, si tratta di un contraccolpo, di una controforza, che impedisce a un’altra forza di manifestarsi. Ciò significa che il meccanismo dell’immunità presuppone la presenza del male che deve contrastare. Non è più una semplice battaglia tra eserciti di cui il più numeroso e armato vince, ma che agisce in maniera diversa riproducendo in forma controllata il male da cui deve proteggersi. Cambia insomma la strategia che ci appariva molto semplice: la protezione immunitaria la vita combatte ciò che la nega, ma secondo una strategia che non è quella della contrapposizione frontale, bensì dell’aggiramento e della neutralizzazione. Il male va contrastato – ma non tenendolo lontano dai propri confini. Al contrario includendolo all’interno di essi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare un esempio, il veleno è vinto dall’organismo non quando è espulso al suo esterno, ma quando in qualche modo viene a far parte di esso. Quindi ciò che è avverso, negativo sopravvive alla sua cura e ne rappresenta anche la condizione di efficacia. Ed anche lascia delle tracce sulla costituzione del soggetto, che si trasforma, non ritorna uguale a se stesso, come prima. Incorpora un frammento di quel niente che vuole evitare. Per restare tale, la vita, deve piegarsi ad una forza estranea, se non ostile, che ne modifica lo sviluppo.  Da qui un carattere particolare della procedura immunitaria: non potendo raggiungere direttamente il proprio obiettivo, è costretta a perseguirlo rovesciato. Ma, così facendo, lo trattiene nell’orizzonte di senso del proprio opposto: può prolungare solo facendole di continuo assaggiare la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore passaggio concettuale che vale a caratterizzarla in direzione esplicitamente immunitaria è rappresentato dal transito di significato: non più un semplice pareggio tra negativo e positivo ma la trasformazione verso una funzionalizzazione positiva dello stesso negativo. Si apre un’altra possibilità interpretativa suggerita dalle recenti ricerche: una differente idea dell’immunità che non è più quella di escludere il suo rovescio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il necessario punto di partenza è una concezione dell’identità individuale nettamente alternativa a quella, chiusa e monolitica, cui prima si faceva riferimento. Essa è, del resto, resa non solo possibile, ma addirittura inevitabile dagli sviluppi della tecnologia genetica e bionica: il corpo, tutt’altro che un dato definitivo e immodificabile, è un costrutto operativo aperto ad uno scambio continuo con l’ambiente circostante. Non solo, ma ad uno scambio che proprio nel sistema immunitario può trovare il proprio motore centrale. Pensiamo alla gravidanza: Il fatto che sia proprio l’eterogeneità – e non la somiglianza – genetica del feto a favorirne l’accettazione da parte del sistema immunitario della donna significa che questo non può essere ridotto ad una semplice funzione di rigetto nei confronti dell’estraneo, ma che va semmai interpretato come la sua cassa di risonanza interna, come il diaframma attraverso il quale la differenza ci coinvolge, e ci attraversa, in quanto tale.</p>
<p style="text-align: justify;"> Se ci pensiamo l’identità non può più essere il risultato di un’esclusione ( o selezione) ma è il prodotto dei due “contendenti”. L’equilibrio del sistema immunitario non è il frutto della mobilitazione difensiva contro l’altro da sé, non è governato dal primato dello “stesso” che deve mantenersi rigidamente immodificato, non vi è l’adesione rigida ad un incontaminato principio genetico, ma la sperimentazione della propria originaria alterazione.  La sua qualità non è misurata dalla capacità di protezione rispetto ad un agente estraneo, ma dalla complessità della risposta che esso gli sollecita: ogni elemento differente assorbito dall’esterno non fa che allargare ed arricchire la gamma delle sue potenzialità interne. D’altra parte se – come generalmente si ritiene – il compito fondamentale del sistema immunitario è quello di rigettare l’altro da sé, bisogna necessariamente escludere che esso possa rivolgersi direttamente a sé stesso, contro sé stesso. Da un punto di vista immunologico il ‘sé’ è definibile solo negativamente a partire da ciò che non è.  Forzando un po’ i termini se il sistema immunitario riconoscesse il suo sé, si autoannienterebbe: L’unico modo di sopravvivere è quello di ignorarsi. L’oggetto dell’attività immunitaria, insomma, non è mai il sé – tranne, appunto, che nel caso catastrofico delle malattie autoimmuni – ma tutto ciò che non è sé. Il ‘sé’ non può essere immunologicamente pronunciato che in negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò per me contiene delle assonanze con il concetto che personalmente ritengo ancora cardine introdotto dalla psicoanalisi: l’inconscio. Anche nelle sue forme più recentemente definite. Più che a una logica di semplice negazione, sembra rimandare a una contraddizione per la quale l’identità è nello stesso tempo affermata ed alterata, affermata nella forma della propria alterazione.</p>
<p style="text-align: justify;"> FREUD</p>
<p style="text-align: justify;">Freud, da medico informato, non si sottrae nell’incorporare il concetto di immunità nella costruzione della psicoanalisi, e che può essere rinvenuto in molte delle sue pagine e la cui trattazione davvero meriterebbe uno spazio a parte. Sottolineo comunque un aspetto che emerge dalla lettura di scritti come il “Disagio della civiltà “ o “Perché la guerra” dove sorprendentemente allarga questa prospettiva all’insieme dei meccanismi immunitari che ‘civilizzano’ la nostra vita. Questo processo di incivilimento , innescato per dominare le forze ostili della natura e soddisfare i nostri bisogni primari, crea un malessere proporzionale all’inibizione delle pulsioni erotiche e degli istinti aggressivi. Ciò vale sia per le prescrizioni morali che per le leggi civili, entrambe orientate a impedire agli esseri umani quella ricerca del piacere che pure è consustanziale alla loro natura.</p>
<p style="text-align: justify;"> Egli vede nell’elaborazione di imperativi etici un enorme baldacchino immunitario destinato a metterci a riparo dalla diffusione incontrollata del conflitto reciproco; e coglie in questa protezione negativa qualcosa che danneggia gli uomini non meno di quanto li avvantaggi.</p>
<p style="text-align: justify;"> La minaccia per la civiltà di tale dispositivo proviene da un’immunizzazione estesa all’intera vita sociale. E cioè dall’interiorizzazione di quella stessa violenza che si vuole evitare. La civiltà è rappresentata come un grande katechon, che contrasta il male non escludendolo, ma incorporandolo all’interno delle proprie procedure. È quanto accade nel processo di civilizzazione, in cui le spinte aggressive verso gli altri vengono, anziché eliminate, introiettate dall’individuo in una maniera che sposta la lotta tra opposti all’interno della propria psiche: «L’aggressione viene introiettata, interiorizzata, ma in realtà rispedita al mittente, ossia rivolta contro il proprio Io. (Il disagio della civiltà)</p>
<p style="text-align: justify;"> Questa dinamica è resa possibile dalla formazione, all’interno dell’Io, di un Super-io che gli si sovrappone, esercitando su di lui un’aggressività pari a quella che egli avrebbe volentieri esercitato sugli altri. Ciò gli procura un implacabile senso di colpa. Da questo contrasto, ancora più gravoso perché interiorizzato, deriva la tensione tragica che percorre tutto il testo di Freud.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur senza precludere la possibilità che il principio dell’Eros possa, prima o poi, imporsi sul suo eterno nemico, tale ipotesi è barrata dalla circostanza che la pulsione aggressiva è tutt’altro che semplicemente opposta a quella erotica – in realtà la abita in maniera non diversa da quanto fa il principio di morte nei confronti di quello di piacere, come Freud afferma in un’opera che pure, già nel titolo, lo pone «al di là» di esso. Ma questa, come si è detto, funziona solo per via negativa – protegge includendo il male che intende impedire. Neutralizzato da un lato, il male tende a esplodere dall’altro. Spostato dalla comunità all’interno dell’individuo, da questo viene ricondotto, ingigantito, all’interno della comunità. In un passo in particolare egli tocca il punto più delicato della questione, allorché avanza la convinzione che, perché una comunità possa sopravvivere – vale a dire immunizzarsi dai rischi di dissoluzione che la insidiano –, debba accedere a una strategia dichiaratamente sacrificale, aggredendo una sua parte per il bene del tutto: «È sempre possibile tenere unito nell’amore un gruppo anche consistente di persone, purché ne esistano altre su cui sfogare l’aggressività».</p>
<p style="text-align: justify;"> La personalità è un sistema immunitario psicologico, che determina in quale modo vengono elaborate le esperienze. Come nel sistema immunitario fisico, queste reazioni possono anche portare a complicazioni se vengono associate a una risposta eccessiva agli stressors. Descrive caratteristiche di pensiero, emozioni e comportamento che variano tra individui. Comprendere le differenze temperamentali innate e i profili dei tratti di personalità a cui queste danno forma. Le variazioni di personalità individuali possono essere da questo punto di vista adattivi o disadattivi in ambienti differenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Con una avvertenza che rappresenta un’altra analogia con il sistema immunitario: è fondamentale e più utile focalizzarsi sulla matrice nella quale la vulnerabilità sia biologica che psicologiche interagiscono all’interno di una rete complessa quale è quella della personalità dei nostri pazienti. Spesso ci si concentra sui sintomi perché vogliamo affrontarli con specifici metodi di trattamento senza considerare la lezione che la stessa psicoanalisi ci insegna arrivando alle attuali derive cognitivo-comportamentali . In sostanza se da una parte è importante capire l’evento patogeno rimane ancor più fondamentale considerare le possibili risposte del nostro sistema immunitario psichico che saranno diverse a seconda delle variazioni di personalità presenti: ad uno stesso stimolo un border risponde in maniera differente da un paranoico!</p>
<p style="text-align: justify;">Così come non dobbiamo dare per scontato che la suscettibilità al trauma psicologico ( o biologico) sia universale, oppure che tutti gli individui siano intrinsecamente fragili.</p>
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		<title>La desolazione, l’isolamento sociale e la salute fisica.  Sarantis Thanopulos</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2025 13:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ (&#8230;) &#8220;È forte nel nostro tempo l’idea che ciò che conta è la vita biologica. Che è la biologia, e non le nostre relazioni, a determinare i nostri desideri, i nostri sentimenti e i nostri pensieri. Nessuno dato scientifico ha mai confermato questa pretesa che ha portato a una diffusa medicalizzazione non solo della cura [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2025/03/la-societa-psicoanalitica-italiana-5.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7852" alt="la-societa-psicoanalitica-italiana-5" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2025/03/la-societa-psicoanalitica-italiana-5-300x180.jpg" width="300" height="180" /></a> (&#8230;) &#8220;È forte nel nostro tempo l’idea che ciò che conta è la vita biologica. Che è la biologia, e non le nostre relazioni, a determinare i nostri desideri, i nostri sentimenti e i nostri pensieri. Nessuno dato scientifico ha mai confermato questa pretesa che ha portato a una diffusa medicalizzazione non solo della cura psichica ma anche del nostro modo di vivere (drogandolo in tanti modi). L’evidenza scientifica che l’ erosione delle nostre relazioni e del nostro spazio affettivo danneggia gravemente il nostro organismo (cosa, peraltro, del tutto prevedibile se si tiene conto di ciò che è veramente un essere umano con la sua cultura e la sua storia), crea disorientamento, incrina la sicurezza di una vita scolpita nel granito della determinazione genetica.&#8221; (&#8230;)</p>
<p><a href="https://www.spiweb.it/cultura-e-societa/stampa/rassegna-stampa-2/rassegna-stampa-italiana/la-desolazione-lisolamento-sociale-e-la-salute-fisica-di-s-thanopulos-huffpost-28-02-2025/?fbclid=IwY2xjawIv1QtleHRuA2FlbQIxMAABHTVsYo0lrFY6GSt4Skm_lB9vT1p7JUdHkyri-X_F1hlEVh8RnZi5n8JtfA_aem_SCZlYzJSGL3Ra0IxxRx73w">Continua  a leggere  sul sito della Società Psicoanalitica Italiana</a></p>
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		<title>Intelligenza artificiale e psicoanalisi</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Dec 2024 23:29:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo podcast Rosa Spagnolo si addentra nei meandri della coscienza, dell&#8217;intelligenza artificiale e della nascita dei modelli superintelligenti ponendo l&#8217;accento su come questi temi si intreccino con lo sviluppo umano.  Attraverso il prisma della neuropsicoanalisi, esplora le implicazioni di queste connessioni per la nostra soggettività, le nostri identità e il nostro vissuto emotivo  Qui Il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7777" alt="talks" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2024/12/talks-300x300.jpg" width="300" height="300" /><a href="https://creators.spotify.com/pod/show/talksonpsychoanalysis-it/episodes/Intelligenza-artificiale--e-psicoanalisi-incontro-col-futuro----Rosa-Spagnolo-e2icrfr/a-ab5so08">In questo podcast Rosa Spagnolo si addentra nei meandri della coscienza, dell&#8217;intelligenza artificiale e della nascita dei modelli superintelligenti ponendo l&#8217;accento su come questi temi si intreccino con lo sviluppo umano.  Attraverso il prisma della neuropsicoanalisi, esplora le implicazioni di queste connessioni per la nostra soggettività, le nostri identità e il nostro vissuto emotivo </a></p>
<p>Qui <a href="https://creators.spotify.com/pod/show/talksonpsychoanalysis-it/episodes/Intelligenza-artificiale--e-psicoanalisi-incontro-col-futuro----Rosa-Spagnolo-e2icrfr/a-ab5so08">Il podcast di</a> Talk On Psychoanalysis</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fintelligenza-artificiale-e-psicoanalisi%2F&amp;title=Intelligenza%20artificiale%20e%20psicoanalisi" id="wpa2a_10"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cambiamento climatico e salute mentale</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jun 2024 10:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<description><![CDATA[Parlare di ecoemozioni e di sindromi legate al cambiamento climatico espone il dibattito sul ruolo della psicoterapia nel mondo contemporaneo e la sua prospettiva antropocentrica e individualista., mettendo criticamente in discussione la dicotomia tra l'attenzione alle soluzioni individuali e la necessità di interventi trasformativi collettivi (quindi politici).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2024/06/cambiamento-climatico-e-salute-mentale-4050.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7752" alt="cambiamento-climatico-e-salute-mentale-4050" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2024/06/cambiamento-climatico-e-salute-mentale-4050-300x465.jpg" width="300" height="465" /></a>Un opportuno stimolo da un testo veramente ricco e completo che invito caldamente a leggere.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;(&#8230;) Le sfide poste dal cambiamento climatico mettono a nudo le tensioni tra individuo e collettività, chiamando in causa una condivisa responsabilità morale, cioè politica. Parlare di ecoemozioni e di sindromi legate al cambiamento climatico espone il dibattito sul ruolo della psicoterapia nel mondo contemporaneo e la sua prospettiva antropocentrica e individualista., mettendo criticamente in discussione la dicotomia tra l&#8217;attenzione alle soluzioni individuali e la necessità di interventi trasformativi collettivi (quindi politici).</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, nelle società occidentali, la chiave del successo, e quindi l&#8217;attenzione delle persone, sono principalmente l&#8217;individualità e la responsabilità personale; pertanto, la gestione e il trattamento delle emozioni ecologiche avviene solitamente attraverso l&#8217;attenzione alla resilienza, al coping e all&#8217;adattamento alle esperienze stressanti mentre si portano avanti i propri compiti di vita. Questo è coerente con il sistema neoliberale basato sulla competitività, la crescita economica e la supremazia del mercato, in cui ogni persona si sente impegnata a perseguire la realizzazione personale, finché non viene sopraffatta dalle crescenti aspettative insieme all&#8217;esaurimento e al crollo. Inoltre, vivere in un mondo sempre più incerto ed insicuro mina la fiducia delle persone, spingendole a cercare distrazione e conforto impegnandosi in attività di piacere e nel consumismo. Ma sia le richieste economiche sia le azioni di compensazione si rivelano distruttive per l&#8217;ambiente e la popolazione umana, aumentando i sentimenti di colpa, vergogna e inadeguatezza. Il cambiamento climatico mette in discussione l&#8217;ideologia neoliberista della crescita illimitata e del progresso perenne, promossa negli ultimi quarant&#8217;anni. Etichettare questo conflitto interiore e i correlati sentimenti di angoscia solo attraverso la terminologia psicopatologica e medica, concentrandosi esclusivamente sulla gestione dei sintomi e sul trattamento cognitivo-comportamentale individuale,  senza sottolineare la responsabilità economica e politica, è una dannosa semplificazione in quanto invalida questi sentimenti come base per l&#8217;azione e il cambiamento, indebolisce il loro potenziale di critica sociale e di protesta, portando eventualmente al fallimento e all&#8217;aumento del senso di impotenza, e così rendendo tale conflitto disadattativo. Addossare all&#8217;individuo la responsabilità di affrontare un problema globale rafforza le ragioni della depressione e dell&#8217;ansia.</p>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale evitare che gli interventi di salute mentale legittimino e consolidino status quo sociopolitici insostenibili, riconoscendo l&#8217;importanza di attivarsi nel mondo reale a livello collettivo per affrontare un problema di sistema. Il rischio è che l&#8217;ottenimento di di una nuova classificazione dei disturbi mentali legati alla crisi climatica, validata attraverso specifiche valutazioni psicometriche, porti i professionisti della salute mentale ad attenersi al ruolo di operatori sanitari e induca le persone colpite ad identificarsi come pazienti, invece di stimolare un dibattito su come costruire uno stile di vita equo e sostenibile sul pianeta Terra. In questo momento storico cruciale, il pensiero critico è uno strumento essenziale. (&#8230;)&#8221;</p>
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		<title>Nuovi confini della psicoanalisi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Aug 2017 17:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[   Molta letteratura psicoanalitica mostra le proprie Colonne d&#8217;Ercole, al di là delle quali non è possibile andare, in quadri psicopatologici diversi arrivando al limite della possibilità di poter dare un aiuto significativo a patologie come la schizofrenia (per quanto valga oggi tale inquadramento). L&#8217;idea sottostante è spesso ancora quella che esista un continuum tra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2017/08/freud.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-7138" alt="US SWISS BANKS NAZIS" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2017/08/freud.jpg" width="197" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">   Molta letteratura psicoanalitica mostra le proprie Colonne d&#8217;Ercole, al di là delle quali non è possibile andare, in quadri psicopatologici diversi arrivando al limite della possibilità di poter dare un aiuto significativo a patologie come la schizofrenia (per quanto valga oggi tale inquadramento). L&#8217;idea sottostante è spesso ancora quella che esista un continuum tra quadri cosiddetti &#8220;nevrotici&#8221; più affrontabili e con maggiori risorse disponibili per la &#8220;guarigione&#8221; (e qui non ci addentreremo su cosa ciò significhi in analisi) passando poi per gli stati &#8220;borderline&#8221; e quindi le psicosi, con minori chance di trattamento. Eppure per diverse ragioni facilmente comprensibili, si sta aprendo la strada una riflessione sui limiti e sull&#8217;opportunità dell&#8217;esperienza analitica in persone ormai anziane e che in passato non erano considerate idonee al trattamento analitico. L&#8217;idea non è certamente una novità, soprattutto ricordando come in campo medico gli operatori si trovino sempre più di fronte a pazienti anche molto anziani che vengono non solo assistiti, ma a cui vengono in numero sempre crescente proposte terapie anche impegnative. Nella storia della psicoanalisi si è assistito sempre più ad un ampliamento delle fasce d&#8217;età che possono avere giovamento dalla talking cure, ricordando sempre come fossero considerati limiti invalicabili l&#8217;età pediatrica da un lato e la maturità dall&#8217;altro. Se la comparsa di clinici come Melanie Klein hanno rappresentato un vero e proprio cambio di paradigma per l&#8217;età infantile, forse il tempo è maturo per una riflessione molto approfondita e sistematica sull&#8217;età &#8220;estrema&#8221; a cui la psicoanalisi può rivolgere i propri benefici. Tra i tanti, mi piace riportare una riflessione di Franco De Masi nel suo &#8220;psicopatologia e psicoanalisi clinica&#8221; dove lamenta da un lato come la letteratura psicoanalitica trascuri abbastanza la sofferenza connessa all&#8217;invecchiamento , mentre dall&#8217;altro segnala come &#8221; i pochi casi trattati analiticamente presenti nella letteratura hanno risultati sorprendentemente buoni e, pertanto, sarebbe molti utile se gli analisti fossero più consapevoli della richiesta d&#8217;aiuto da parte delle persone anziane che mancano di &#8220;oggetti&#8221; capaci di accogliere la loro angoscia e trasformarla&#8221;.</p>
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		<title>Paranoia. Luigi Zoja e la caffettiera della nonna</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 11:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi è il paranoico e perchè può oggi interessarci in maniera così stringente? Può la paranoia essere adoperata come uno strumento &#8211; non il solo certamente &#8211; attraverso cui capire meglio il nostro tempo? Luigi Zoja ci pone, in questo suo testo dalla leggibile complessità, di fronte a questa logica  nascosta che procede scambiando cause [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2017/08/paranoia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7133" alt="paranoia" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2017/08/paranoia.jpg" width="200" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chi è il paranoico e perchè può oggi interessarci in maniera così stringente? Può la <strong>paranoia</strong> essere adoperata come uno strumento &#8211; non il solo certamente &#8211; attraverso cui capire meglio il nostro tempo? <strong>Luigi Zoja</strong> ci pone, in questo suo testo dalla leggibile complessità, di fronte a questa logica  nascosta che procede scambiando cause con effetti intravvedendo la possibilità di fuoriuscita dalla patologia individuale a quella della &#8220;massa&#8221;. E questo &#8220;stile sragionante&#8221; dove si spinge il proprio male all&#8217;esterno, inventando ostacoli ed ostilità e attribuendo sempre a qualcosa di &#8220;esterno&#8221;, &#8220;Altro da sè&#8221; tutti i guai passati, presenti e futuri, sembra davvero essere una delle cifre con cui guardiamo oggi il mondo. Con l&#8217;importante notazione di come esistano infinite gradazioni dalla normalità a ciò che definiamo come pazzia. Per capirci meglio basta riandare al caso della &#8220;caffettiera della nonna&#8221;. Un&#8217; anziana signora era assistita da una giovane ragazza che viveva con lei. Un giorno la ragazza vide una caffettiera nella vetrinetta e disse: &#8221; Che bella caffettiera!&#8221; La nonna cominciò a sospettare: quella caffettiera le piace troppo, potrebbe rubarla. Così la nascose. Dopo qualche giorno alla nonna venne voglia di caffè. e, abitudinaria come tutti gli anziani, cercò la caffettiera nella vetrinetta. E non la trovò, dimenticandosi che l&#8217;aveva nascosta. &#8220;La caffettiera non c&#8217;è più, dunque è stata rubata dalla ragazza&#8221; ricavando una conferma dalle premesse che lei stessa aveva creato.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fparanoia-luigi-zoja-e-la-caffettiera-della-nonna%2F&amp;title=Paranoia.%20Luigi%20Zoja%20e%20la%20caffettiera%20della%20nonna" id="wpa2a_20"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dentro e fuori la stanza. Costanza Jesurum</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 07:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa accade a chi fa psicoterapia oggi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2017/08/je.png"><img class="aligncenter  wp-image-7127" alt="je" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2017/08/je-940x940.png" width="250" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Costanza Jesurum</span></strong><span style="text-align: justify;"> ha scritto un bel libro su &#8220;cosa accade a chi fa </span><strong style="text-align: justify;">psicoterapia</strong><span style="text-align: justify;"> oggi&#8221;. Un argomento certamente molto difficile da digerire, soprattutto in tempi dove tutto è breve: terapia breve, velocità nella cura, immediata risoluzione dei problemi di qualsiasi natura, farmaci che agiscono nello spazio di un caffè (ma non si sa fino a quando&#8230;) e via di questo passo. Senza essere un vademecum in cui trovare allineate in ordine alfabetico le risposte alle domande che un po&#8217; tutti si pongono quando si avvicinano al mondo della psicoterapia (che cos&#8217;è rispetto alla medicina? Perchè ci sono tante scuole? Perchè bisogna pagare le sedute che si saltano? Quali rischi si corrono nell&#8217;affidarsi a chi promette di guarire la nostra psiche?), il testo rappresenta un filo di Arianna che percorre le infinite e diverse sfaccettature di un incontro tra due menti permettendoci di non perdere mai la direzione o di saltare su altri mondi che poco hanno a che fare con l&#8217;argomento. Per arrivare a sentire che ogni psicoterapia è un campo affettivo dove si arriva credendo che una coosa sembri ma non sia, per scoprire che è diversa da quel che si credeva&#8230;</span></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fdentro-e-fuori-la-stanza-costanza-jesurum%2F&amp;title=Dentro%20e%20fuori%20la%20stanza.%20Costanza%20Jesurum" id="wpa2a_22"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Psicopatologia e Psicoanalisi Clinica. Franco De Masi</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jul 2017 18:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Franco De Masi non ha bisogno di molte presentazioni per chi pratica l&#8217;area della psicoanalisi. Già Presidente del Centro Milanese di Psicoanalisi, membro della Società Italiana di Psicoanalisi, ha al suo attivo molte pubblicazioni con una particolare attenzione per la comprensione psicoanalitica e la terapia dei pazienti più gravi. Leggere, però, il suo &#8220;Psicopatologia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2017/07/de-masi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7104" alt="de-masi" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2017/07/de-masi.jpg" width="200" height="299" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.cmp-spiweb.it/iniziative/esperti/esperto.asp?id_docente=1"><span style="color: #0000ff;">Franco De Masi</span></a></span> non ha bisogno di molte presentazioni per chi pratica l&#8217;area della psicoanalisi. Già Presidente del Centro Milanese di Psicoanalisi, membro della Società Italiana di Psicoanalisi, ha al suo attivo molte pubblicazioni con una particolare attenzione per la comprensione psicoanalitica e la terapia dei pazienti più gravi. Leggere, però, il suo &#8220;<span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=psicopatologia+e+psicoanalisi&amp;cat1=&amp;prm="><span style="color: #0000ff;">Psicopatologia e Psicoanalisi Clinica</span></a></span>&#8221; &#8211; ed. Mimesis, 2016 (pag. 216), ci riporta non solo ai fondamentali della materia, ma a tutto ciò che nella storia della disciplina si è mantenuto integro e vitale tenendo conto degli autori che hanno ampliato e contribuito all&#8217;evoluzione delle tecniche e delle teorie analitiche. Lontano dall&#8217;idea che esista una singola teoria psicoanalitica ortodossa, De Masi passa in rassegna i concetti del lavoro analitico senza pensare ad una loro linearità, ma cogliendone le molteplici stratificazioni che si sono aggiunte nel corso del tempo. Il testo non vuole essere una &#8220;summa&#8221; del sapere psicoterapeutico/psicoanalitico, ma è il naturale sviluppo dei suoi insegnamenti agli allievi della Sezione Milanese dell&#8217;Istituto Nazionale del Training della Società Psicoanalitica Italiana, registrate e trascritte dagli allievi e riviste dall&#8217;Autore. Il testo è, a mio modesto parere, un importante strumento da tenere nella cassetta degli attrezzi di chi sente la necessità di confrontarsi con chi ha praticato quest&#8217;arte e, soprattutto, ha vissuto in prima persona il presentarsi di nuove idee e tecniche che oggi vengono considerate dei classici, nel bene e nel male.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;aspettativa dei giovani analisti, che anch&#8217;io avevo ai miei tempi, è di poter arrivare a possedere un sistema organico di teorie e conoscenze tali da poter comprendere e orientarsi con sicurezza nel lavoro clinico. Purtroppo, invece, la conoscenza analitica deriva, e si arricchisce continuamente, dalla pratica clinica, che perciò diventa sempre più efficace. Non è possibile nessuna conoscenza valida sempre. Spesso l&#8217;analista , anche quando ha raggiunto un elevato livello di competenza, si meraviglia di quel che ancora non conosce e di come si ampli continuamente la sua visione. Se guardiamo le cose da questo punto di vista, è chiaro che non esiste una teoria generale della psicoanalisi, ossia non esiste una teoria esplicativa che possa aiutarci a comprendere la molteplicità dell&#8217;esperienza clinica. Esistono invece alcune ipotesi che possono rivelarsi utile quando sono applicate ad ambiti psicopatologici specifici. In psicoanalisi, come in ogni scienza, non esistono verità eterne&#8230;&#8221;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fpsicopatologia-e-psicoanalisi-clinica-franco-de-masi%2F&amp;title=Psicopatologia%20e%20Psicoanalisi%20Clinica.%20Franco%20De%20Masi" id="wpa2a_26"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Otto Kernberg. Narcisismo: la dimensione politica</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 22:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[IPP]]></category>
		<category><![CDATA[Kernberg]]></category>
		<category><![CDATA[politica e narcisismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La conferenza di Otto Kernberg su narcisismo e politica oranizzata dall'Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La conferenza dello psicoanalista Otto Kernberg tenutasi a Torino e organizzata dall&#8217;Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/YUdETuOEQb4" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fotto-kernberg-narcisismo-la-dimensione-politica%2F&amp;title=Otto%20Kernberg.%20Narcisismo%3A%20la%20dimensione%20politica" id="wpa2a_28"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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