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	<title>Dorino Piras &#187; dorino piras</title>
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	<description>La Mente, l&#039;Ambiente, il Corpo</description>
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		<title>Economia e ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’economia ambientale, quella equa e solidale, è uno dei campi veri su cui si giocheranno anche le nuove capacità amministrative che tra pochi giorni dovremo scegliere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2013/04/And-End-One-Way-225x300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6353" alt="And-End-One-Way-225x300" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2013/04/And-End-One-Way-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a>L’ampio spazio che il tema dell’ambiente si è guadagnato anche nei media tradizionali non sembra convincerci del fatto che siamo vicini ad una soluzione del problema. Al contrario analisi discordanti e ricette varie forse complicano le nostre sensazioni e ci restituiscono al nostro precedente senso di incapacità, impotenza. Nella stessa comunicazione iniziano a manifestarsi falle pericolose che vanno dalle solite contrapposizioni tra esperti sui dati alla produzione di un’apatia diffusa come reazione al catastrofismo.<br />
Chi si occupa d’ambiente registra, sempre più, una strana anomalia. Pur facendo la parte del leone in quasi tutte le nostre attività, l’economia o meglio gli economisti rappresentano la voce più flebile. Ciò potrebbe indurci in sospetto, visto che gli stessi spesso ammettono che l’ambiente rappresenta uno dei “fallimenti del mercato” dove il liberismo non trova spazio di manovra. Personalmente credo che la scarsa conoscenza del livello economico applicato all’ambiente sia invece una grave mancanza, una linea di sviluppo necessaria e imprescindibile. E non sto solo parlando di “semplici” applicazioni come le analisi costo-beneficio, ma dell’economia più profonda. Per intenderci quella che ci fa riflettere sul come ripartire tra usi alternativi le risorse che una società possiede e che ci mostra le possibili cause che determinano l’attuale situazione di scarsa efficienza nel loro impiego, oltre ai danni dei costi nascosti che tutti noi paghiamo senza accorgercene.<br />
Un’economia dell’ambiente che ci spiegherebbe perché proprio quella parte dell’industria che accusa la politica di non possedere una visione economico-aziendalistica, preferisca l’attuale sistema di “comando-controllo” con limiti di emissione e scarse sanzioni, che sbraita contro l’uso da parte dell’Amministrazione di veri e propri strumenti economici che le indurrebbe a cambiare approccio nella produzione dell’inquinamento. Come anche mettere alla frusta ipotesi poco fattibili e fantasiose che non tengono conto dello stato attuale delle cose e che ci farebbero magari risvegliare in un mondo dove la mobilità è solo animale o in una eco-dittatura insostenibile.<br />
Questa è solo una parte del problema, ma ne è un passaggio ineliminabile. Anche nel momento in cui abbozzassimo una forma di mondo a noi gradito, la traduzione di questo non può saltare l’economia. Le stesse politiche dovranno sempre più confrontarsi ed usare strumenti economici, ma questa volta che non scambino i valori con i costi. L’economia ambientale, quella equa e solidale, è uno dei campi veri su cui si giocheranno anche le nuove capacità amministrative che tra pochi giorni dovremo scegliere.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Feconomia-e-ambiente%2F&amp;title=Economia%20e%20ambiente" id="wpa2a_2"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Provare e Riprovare</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché storicamente un modo genuino di rispondere della sinistra è quello di riorganizzarsi partendo dalla propria gente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2010/10/cropped-look-left1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6805" alt="cropped-look-left1.jpg" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2010/10/cropped-look-left1.jpg" width="300" height="110" /></a>È sotto gli occhi di tutti la difficoltà che si vive a sinistra. Ma le uniche onde, a dire il vero un po’ anomale, che si registrano sono il tentativo dei partiti di rispondere alla desertificazione istituzionale rivedendo i meccanismi dello strumento-partito. Non è sufficiente. Almeno per la sinistra e per la sua storia. Perché storicamente un modo genuino di rispondere della sinistra è quello di riorganizzarsi partendo dalla propria gente. Non intendo addentrarmi nella discussione delle forme-partito (che non sono da abbandonare come categoria). Non tutti siamo chiamati a farli funzionare, ma tutti siamo chiamati a costituirne le idee, le pratiche. Da questo compito nessuno può dirsi esentato o non in grado di contribuire.<br />
Che fare?<br />
Credo sia necessario creare in ogni territorio una costituente delle idee, che per ogni settore – ambiente, sanità, economia e via discorrendo – riveda i dati a disposizione e avvii una discussione veramente libera ed aperta a tutti coloro che pensano che i valori della sinistra (libertà, solidarietà, uguaglianza…) possano ancora guidare lo sviluppo della nostra società. Una discussione aperta per toglierci le incrostazioni che in questi anni hanno reso opaco il nostro messaggio.<br />
Una discussione vera, senza slogan, dove le affermazioni devono essere sostenute dai dati e le azioni da proporre siano veramente fattibili e non viaggino nei cieli più alti. Solo questo potrà riempire i contenitori di cui i tecnici di partito stanno misurando le spoglie, le rovine.<br />
Perché ad esempio la questione ambientale non è solo fatta di rifiuti e di inceneritori, ma anche di meccanismi di carbon tax, di applicazione di leggi europee, di monitoraggi, di economia ambientale.<br />
La proposta sarà quindi quella di una discussione da riportare tra la gente normale, senza retropensieri di appartenenza a questo o a quel gruppo.<br />
Perché non c’è una semplice voglia di rivalsa, ma il bisogno di parlare di problemi semplici e complessi senza censure, senza pensare di essere o meno in linea con qualche residuale totem del passato.<br />
Questo è l’impegno che da oggi mi sono prefisso, senza rete e reticenze, dicendo anche cose forse scomode e fuori dal nostro &#8220;coretto&#8221; a cui ci siamo costretti.<br />
Perché, come diceva l&#8217;amato Gramsci, il nostro compito è provare e riprovare.<br />
Leggendo però senza paraocchi la realtà vera, anche quando non ci piace, senza averne paura.<br />
Un appello, dunque, a tutti coloro che hanno ancora voglia di misurare se stessi con i valori della sinistra. L’indirizzo lo conoscete.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fprovare-e-riprovare%2F&amp;title=Provare%20e%20Riprovare" id="wpa2a_4"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mario Monti, Luca Cordero di Montezemolo e Piemonte al Centro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 22:07:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mario Monti ha formato il nuovo Governo della Repubblica italiana, ma quali italiani si trovarà davanti? Credo che sia ancora presente una sorta di “tic” nazionale, immutato dai tempi del precedente esecutivo, che spera nell’uomo del destino. Per capirci meglio, Mario Monti &#8211; come prima di lui Silvio Berlusconi &#8211; sembra possedere qualità taumaturgiche attraverso [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/piemonte-al-centro-rifinito3.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5130" title="piemonte al centro rifinito" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/piemonte-al-centro-rifinito3.png" alt="" width="162" height="149" /></a><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/italia-futura1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5131" title="italia futura" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/italia-futura1.jpg" alt="" width="136" height="143" /></a>Mario Monti ha formato il nuovo Governo della Repubblica italiana, ma quali italiani si trovarà davanti? Credo che sia ancora presente una sorta di “tic” nazionale, immutato dai tempi del precedente esecutivo, che spera nell’uomo del destino. Per capirci meglio, Mario Monti &#8211; come prima di lui Silvio Berlusconi &#8211; sembra possedere qualità taumaturgiche attraverso le quali il nostro Paese guarirà dalla pervasiva burocrazia, dall’ignavia di alcuni impiegati pubblici, farà arrivare in orario treni e bus e riparerà tutte le strade. La nostra parte più cosciente sa che tutto questo non sarà possibile ma la nostra parte motoria continua non dare segni di vita.<span id="more-5129"></span> Personalmente spero invece che il nuovo Governo crei l’atmosfera, l’ambiente adatto che permetterà a tutti di noi di agire con nuova fiducia. Perchè saranno i medici che cureranno i malati, gli operai che faranno automobili più belle, gli architetti che progetteranno città e case in cui vivere meglio, gli spazzini che manterranno pulite le nostre strade, non Mario Monti. La fiducia e la possibilità di realizzare quanto è nei nostri progetti sembrano però essere idee lontane dall’italiano di oggi dal quale tracimano invece rabbia, impotenza, recriminazione, accuse sempre dirette verso qualcuno o qualcosa che limita la nostra capacità di vivere, di lavorare, di compiere il nostro progetto di vita. Chi sente ugente, però, la necessità di voltare pagina e di agire, di riprendere in mano le proprie possibilità può scegliere diverse strade. La nostra è quella dell’azione politica associata e volontaria, che usa il metodo democratico nei rapporti tra le persone per arrivare ai valori della solidarietà, dell’equità, della cura dell’altro. Con alcune caratteristiche particolari che non si esauriscono nella critica fine a se stessa, ma che pongono in primo piano appunto l’azione positiva, che è l’anima dela politica. Che credono sia necessario sfruttare la nuova atmosfera che sta nascendo per fare meglio e con gusto quello a cui siamo stati chiamati a fare: curare meglio, costruire meglio, progettare e costruire meglio. Questa scelta noi l’abbiamo chiamata Piemonte al Centro e vuole completare questa azione di fiducia che il nuovo Governo sta iniziando a costruire dal lato finora mancante che è quello appunto dei cittadini. Noi abbiamo scelto di rispondere, in tempi non sospetti, alla domanda che Luca di Montezemolo si poneva diverso tempo fa sull’esistenza di un’Italia che vuole impegnarsi e mettere in comune le proprie capacità per la rinascita del nostro Paese. Tutti noi abbiamo aderito alla fondazione Italia Futura, ponendoci però anche il problema dell’azione politica su campo e creando Piemonte al Centro per iniziare anche in campo politico a costruire fiducia, equità, sviluppo, benessere, rispetto, rigore e tanto altro. Nella nostra idea l’azione di Mario Monti è la stessa, ma in un ruolo al momento diverso, da quella di Luca di Montezemolo che non da oggi si è posto il compito all’interno della nostra società di riunire in rete le intelligenze, le forze vive e volenterose del nostro Paese. Piemonte al Centro è già in rete con Luca di Montezemolo e ambisce a rappresentare una parte del suo progetto all’interno di una realtà territoriale ed è una naturale conseguenza porsi anche in sintonia con Mario Monti traducendo la sua azione all’interno della comunità piemontese con il proprio stile: non chiedere, ma operare.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fmario-monti-luca-cordero-di-montezemolo-e-piemonte-al-centro%2F&amp;title=Mario%20Monti%2C%20Luca%20Cordero%20di%20Montezemolo%20e%20Piemonte%20al%20Centro" id="wpa2a_8"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dove sta il Pd? Montezemolo bombarda Bersani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 19:35:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Duro botta e risposta tra Pier Luigi Bersani e Luca Cordero di Montezemolo. «Chi vuole solo farsi largo bombardando a destra e sinistra, non è utile al Paese», ha attaccato il segretario del Pd. Accusando il presidente della Ferrari e «tutto quel mondo» che nell&#8217;agone politico sceglie la via del «terzismo», senza «spiegare da che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/08/montezemolo-bersani.jpg"><img class="size-medium wp-image-4764 alignleft" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="montezemolo-bersani" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/08/montezemolo-bersani-300x198.jpg" alt="" width="270" height="178" /></a>Duro botta e risposta tra Pier Luigi Bersani e Luca Cordero di Montezemolo. «Chi vuole solo farsi largo bombardando a destra e sinistra, non è utile al Paese», ha attaccato il segretario del Pd. Accusando il presidente della Ferrari e «tutto quel mondo» che nell&#8217;agone politico sceglie la via del «terzismo», senza «spiegare da che parte sta». Tanti cittadini «aspettano di sapere dove sta il Pd», è stata la risposta piccata di Montezemolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lettera43.it/politica/24103/a-montezemolo-fa-male-il-pd.htm">Continua a leggere su Lettera 43</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fdove-sta-il-pd-montezemolo-bombarda-bersani%2F&amp;title=Dove%20sta%20il%20Pd%3F%20Montezemolo%20bombarda%20Bersani" id="wpa2a_12"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dorino Piras: settimana verde</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 20:20:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/settimana-verde.001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4428" title="settimana verde.001" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/settimana-verde.001.jpg" alt="" width="350" height="550" /></a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fdorino-piras-settimana-verde%2F&amp;title=Dorino%20Piras%3A%20settimana%20verde" id="wpa2a_16"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Economia ambientale: la forza degli interessi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 23:55:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perché le politiche ambientali, più di altre, trovano sempre ampi settori di contrapposizione? Tra i vari motivi vorrei sottolinearne uno di particolare forza: la distribuzione dei costi e dei benefici associata a queste ha spesso caratteristiche particolari per cui i benefici sono molto dispersi, mentre i costi sono concentrati. Mi spiego. Se una politica vuole [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/uscita-demergenza.001.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4422" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="uscita d'emergenza.001" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/uscita-demergenza.001.jpg" alt="" width="250" height="230" /></a>Perché le politiche ambientali, più di altre, trovano sempre ampi settori di contrapposizione? Tra i vari motivi vorrei sottolinearne uno di particolare forza: la distribuzione dei costi e dei benefici associata a queste ha spesso caratteristiche particolari per cui i benefici sono molto dispersi, mentre i costi sono concentrati.<br />
Mi spiego. Se una politica vuole essere efficiente il suo risultato deve prevedere benefici superiori ai costi totali. A loro volta se questi costi e benefici fossero distribuiti in parti eguali, tutti ne trarrebbero un vantaggio e dunque verrebbe accettata. Nella realtà è difficile che si verifichi ciò e sembra che per la matrice ambientale questo risulti quasi impossibile.<br />
Risulta esperienza comune che i miglioramenti dell’ambiente recano benefici a moltissime persone, mentre i costi, obbiettivamente subito visibili, ricadono per lo più su un gruppo ristretto, ad esempio sulle imprese come anche su alcuni tipi di consumatori.<br />
Il problema centrale è quindi di natura distributiva. Teniamo conto che la natura del problema può ingenerare danni o esternalità supplementari, come avviene in altri campi come quello ad esempio sanitario. Potrebbe semplicemente verificarsi il caso mistero che forze economiche organizzate possano esercitare azioni di lobbing “investendo” risorse in quantità direttamente proporzionale ai costi che si vorrebbero evitare. Ciò può provocare almeno due fattori negativi: il blocco di politiche ambientali maggiormente rispondenti al criterio dell’efficienza e la sottrazione di risorse ad attività in grado di aumentare il benessere sociale.<br />
Sia chiaro che la corretta rappresentazione degli interessi in campo è legittima e positiva. Il problema rimane il corretto governo di tutti gli interessi e la costruzione di criteri di valutazione dell’interesse generale, che per inciso a livello secco di economia è il cosiddetto benessere sociale.<br />
Ancora una volta risulta difficile lasciare alle sole forze del mercato la risoluzione del problema. Solamente lo sviluppo dell’azione pubblica, e non il suo ridimensionamento, può comporre tali problemi di natura distributiva.</div>
<p style="text-align: justify;">
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Feconomia-ambientale-la-forza-degli-interessi%2F&amp;title=Economia%20ambientale%3A%20la%20forza%20degli%20interessi" id="wpa2a_20"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cosa cambia con il quarto conto energia?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 16:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[(via QualEnergia e PiemontEuropa Ecologia) Il quarto conto energia per il fotovoltaico è stato firmato venerdì e in questi giorni gli operatori del FV italiano e gli investitori stranieri stanno sezionando le circa 40 pagine del decreto (disponibile qui) per capire come funzioneranno le novità introdotte e che conseguenze avranno sul mercato. Qualenergia.it lo ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;winname=addthis&amp;pub=unknown&amp;source=tbx-250&amp;lng=it-it&amp;s=blogger&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.qualenergia.it%2Farticoli%2F20110511-il-fotovoltaico-con-quarto-conto-energia&amp;title=Cosa%20cambia%20con%20il%20quarto%20conto%20energia%3F%20%7C%20QualEnergia.it&amp;ate=AT-unknown/-/-/4dcc03696177d738/3&amp;uid=4dcc03691f8270b3&amp;pre=http%3A%2F%2Fwww.piemonteuropaecologia.it%2Fhom_page.php%3FqualeSezione%3Delezioni&amp;tt=0"></a></p>
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<p style="text-align: justify;">
<a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/scorie.0013.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4412" style="margin: 4px;" title="scorie.001" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/scorie.0013.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a>(<a href="http://www.qualenergia.it/articoli/20110511-il-fotovoltaico-con-quarto-conto-energia">via QualEnergia</a> e <a href="http://www.piemonteuropaecologia.it/hom_page.php?qualeSezione=elezioni">PiemontEuropa Ecologia</a>) Il <strong>quarto conto energia </strong>per il fotovoltaico è stato firmato venerdì e in questi giorni gli operatori del FV italiano e gli investitori stranieri stanno sezionando le circa 40 pagine del decreto (disponibile <a href="http://www.qualenergia.it/articoli/20110505-firmato-quarto-conto-energia-fotovoltaico"><strong>qui)</strong></a> per capire come funzioneranno le novità introdotte e che conseguenze avranno sul mercato. Qualenergia.it lo ha chiesto a <strong>Davide Chiaroni </strong>dell&#8217;<strong>Energy Strategy Group del Politecnico di Milano</strong>, uno degli autori del Solar Energy Report, uno degli studi più recenti e importanti su mercato e filiera del solare in Italia (Qualenergia.it, <a href="http://www.qualenergia.it/articoli/20110408-fotovoltaico-una-filiera-nazionale-crescita"><strong>Fotovoltaico, una filiera nazionale in crescita</strong></a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Professor Chiaroni, iniziamo con un giudizio sintetico su questo quarto conto energia &#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La direzione generale è quella di favorire gli impianti di piccole dimensioni o quelli su tetto sotto al megawatt. L&#8217;obiettivo del governo era evidentemente limitare la proliferazione di grandi centrali. Si privilegia dunque la distribuzione di impianti di taglie piccole e medie e le soluzioni industriali basate sull&#8217;autoconsumo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La riduzione delle tariffe stabilita continuerà a garantire una buona redditività, anche in relazione all&#8217;andamento dei costi? </strong><br />
Mentre per le taglie più piccole la profittabilità resta buona, come ci si aspettava, i più colpiti sono gli impianti grandi. Già nel terzo conto energia la redditività di queste taglie era stata abbastanza ridimensionata, costringendo ad abbassare i costi per far sì che l&#8217;investimento restasse profittevole. Da dicembre 2011, secondo i nostri calcoli, perché i grandi impianti a terra restino redditizi si dovrà scendere al di sotto dei 1.800 euro a kW installato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ce la si può fare?<span id="more-4411"></span></strong><br />
Il taglio dei costi necessario è drastico, tenendo conto che attualmente superiamo i 2.500-2.800 euro a kW installato. Va poi detto che la riduzione dei costi non è aiutata dalle nuove procedure burocratiche introdotte, ossia l&#8217;iscrizione al registro. Questa allungherà il tempo necessario ad accedere agli incentivi, causando ulteriori problemi di bancabilità dei progetti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con il nuovo decreto il sistema incentivante diventa simile in certi aspetti a quello tedesco, con tariffe che verranno rimodulate al raggiungimento di determinati obiettivi in termini di installazioni. Che effetti avrà questo cambiamento sul settore?</strong><br />
C&#8217;è un grosso punto di domanda legato a come si sfrutterà la finestra fino al 31 agosto: fino a quella data i grandi impianti saltano la procedura di iscrizione nel nuovo registro, una delle novità più problematiche introdotte dal nuovo conto energia. Fatto salvo questo, la dinamicità del sistema non è a priori una cosa negativa, come ci mostra l&#8217;esperienza tedesca. Nel nostro caso, a differenza che in Germania, le tariffe verranno modulate a seconda della spesa complessiva determinata dal sistema incentivante e non in base alla potenza, una cosa che mi sembra rappresenti meglio la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal 2013 ci sarà poi il passaggio alla tariffa omnicomprensiva, che incorpora nell&#8217;incentivo il prezzo di vendita dell&#8217;elettricità &#8230;</strong><br />
Anche il passaggio dalla feed in premium alla tariffa omnicomprensiava non sarà così scardinante. Stiamo facendo delle stime per verificare come cambierà la redditività rispetto al vecchio sistema, ma va detto che il prezzo dell&#8217;energia in questi ultimi anni si è rivelato abbastanza stabile. Il fatto che questo sia incorporato nella tariffa incentivante, su un orizzonte temporale così breve, dovrebbe avere un effetto stabilizzante. Resta da vedere come sarà colpito l&#8217;autoconsumo: la tariffa per la parte di elettricità non venduta, ma consumata dal produttore, è demandata dal decreto ad un&#8217;ulteriore specificazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono tipologie di impianti per cui il cambiamento sarà più conveniente?</strong><br />
Qui è appunto determinante vedere come sarà definito il premio all&#8217;autoconsumo. Se per i piccoli impianti residenziali questo non dovrebbe essere rilevante, per impianti commerciali di taglia media per cui quali l&#8217;autoconsumo rappresenta un vantaggio decisivo per il ritorno dell&#8217;investimento, ad esempio quelli sul tetto di un&#8217;industria, sarà invece fondamentale vedere come sarà remunerata l&#8217;energia non immessa in rete. Se l&#8217;autoconsumo dovesse divenire meno conveniente rispetto al vecchio sistema poteremmo avere un&#8217;ulteriore riduzione della taglia media degli impianti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tornando alle novità immediatamente operative, il quarto conto energia introduce una maggiorazione del 10% sulle tariffe incentivanti per quegli impianti realizzati con almeno il 60% di componenti realizzati in Europa. Che impatto potrà avere questa norma protezionistica sulla realizzazione degli impianti e sulla filiera italiana del fotovoltaico?</strong><br />
Dalle nostre prime simulazioni risulta che spendere almeno il 60% dei costi di investimento in prodotti europei significa che in pratica non si potranno comperare moduli fabbricati fuori dall&#8217;Unione. O il modulo e la struttura o il modulo e l&#8217;inverter, ma sicuramente il modulo dovrà essere acquistato in Europa. Potenzialemente è un meccanismo virtuoso per la filiera europea del FV. Bisogna però poi capire praticamente come questo meccanismo verrà applicato, quali meccanismi di tracciabilità verranno messi in piedi con i regolamenti. Il rischio è che, ad esempio, si comprino moduli extra UE che poi vengono fatti risultare europei a seguito di minime rifiniture. Le questioni sono molte: ad esempio, come verrà conteggiata la spesa per un modulo italiano fatto con celle cinesi? Insomma, una norma virtuosa ma dalla difficile applicabilità. Molto dipenderà da come verranno scritti i regolamenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altre novità rilevanti contenute nel decreto che vanno evidenziate?</strong><br />
Quella sugli inverter: per la prima volta si prevede che gli inverter debbano avere la possibilità di esser scollegati dalla rete in remoto. Un passo verso la smart grid: questo permetterebbe di stabilizzare in alcuni momenti la rete elettrica in alcune aree in corripondenza dei picchi di produzione, gestendo i sovraccarichi attraverso il distacco degli impianti. E&#8217; un modo di migliorare le prestazioni della rete sul brevissimo termine senza investire nelle infrastrutture. Ovviamente, qui sarà cruciale capire come e se verrà remunerata l&#8217;energia che non viene immessa in rete quando questi inverter vengono scollegati: come per l&#8217;incentivo ai prodotti &#8216;made in Ue&#8217; si tratta di una novità potenzialmente positiva i cui risultati dipendono però da come la si applicherà.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.qualenergia.it/node/2773"><strong>Giulio Meneghello</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">11 maggio 2011</p>
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		<title>Progressisti anche in tempi di crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 23:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[beveridge]]></category>
		<category><![CDATA[dorino piras]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Torino 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste una storia a mio avviso esemplare per capire come funzionano i progressisti ed è quella di William Beveridge il quale venne chiamato da Winston Churchill a elaborare una riforma delle assicurazioni sociali e finì per costruire un progetto che ha fondato il moderno stato sociale, la sanità garantita come bene pubblico e ha innovato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/inquinare-meno2.0011.jpg"><img class="size-full wp-image-4408 alignleft" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="inquinare meno2.001" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/inquinare-meno2.0011.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a>Esiste una storia a mio avviso esemplare per capire come funzionano i progressisti ed è quella di William Beveridge il quale venne chiamato da Winston Churchill a elaborare una riforma delle assicurazioni sociali e finì per costruire un progetto che ha fondato il moderno stato sociale, la sanità garantita come bene pubblico e ha innovato i metodi dell’intervento statale nell’economia e nella società. Beveridge non era certo classificabile come un progressista, quanto come un liberale inglese vecchio stampo, anche se certamente una svolta profonda nella sua vita fu l’amicizia che strinse con i coniugi Webb – fondatori della London School of Economics ma soprattutto animatori della società fabiana. La questione  per noi ora interessante non è “cosa” scrisse e fece Beveridge, ma in realtà “quando” lo fece, fatto che sembra dimenticato.<span id="more-4205"></span> Il lavoro della Commissione Beveridge si sviluppò tra il luglio del 1941 ed il dicembre 1942, datain cui fu pubblicato il celebre Rapporto. Nel mezzo di uno sforzo bellico senza precedenti, in una Gran Bretagna certamente in difficoltà e in cui il sistema delle assicurazioni pubbliche, l’organizzazione sanitaria e la riforma dei servizi sociali non erano esattamente al centro delle preoccupazioni del governo. Oggi, in tempi certamente difficili, il mantra che sentiamo sempre più spesso è “non si può fare” oppure “non esistono le condizioni per farlo”. La domanda è se nel 1942 di Beveridge e Churchill esistessero le condizioni economiche, politiche, sociali, internazionali per fare tutto ciò che fecero: l’odierno stato sociale. La politica che costruisce il progresso non riconosce periodi in cui non esistano le condizioni per essere promossa. Non avventurarsi verso il progresso, perchè tutto intorno sembra che non ne esistano le possibilità, è semplicemente una ragnatela mentale da conservatore.</p>
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		<title>Piemont Europa Ecologia: vitamine verdi per Fassino</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 21:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[dorino piras]]></category>
		<category><![CDATA[piemont europa ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Fassino]]></category>
		<category><![CDATA[vitamine verdi]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/vitamine-verdi.001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4405" title="vitamine verdi.001" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/vitamine-verdi.001.jpg" alt="" width="290" height="380" /></a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fpiemont-europa-ecologia-vitamine-verdi-per-fassino%2F&amp;title=Piemont%20Europa%20Ecologia%3A%20vitamine%20verdi%20per%20Fassino" id="wpa2a_32"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La politica delle città per l&#8217;innovazione tecnologica</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 23:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[dorino piras]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione tecnologica]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo compito prioritario che penso debba essere assegnato alle pubbliche amministrazioni per l’ambiente è sicuramente quello dell’azione sull’innovazione tecnologica. Se da un lato le politiche ambientali possono spingere le imprese ad adottare tecnologie “pulite” già disponibili sul mercato, è comunque necessario stimolare ricerca e sviluppo (R&#38;S) per raggiungere la quota di risultato che non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/santino-per-blog.0014.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4351" title="santino per blog.001" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/05/santino-per-blog.0014-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Un nuovo compito prioritario che penso debba essere assegnato alle pubbliche amministrazioni per l’ambiente è sicuramente quello dell’azione sull’innovazione tecnologica. Se da un lato le politiche ambientali possono spingere le imprese ad adottare tecnologie “pulite” già disponibili sul mercato, è comunque necessario stimolare ricerca e sviluppo (R&amp;S) per raggiungere la quota di risultato che non può essere raggiunta solo attraverso altre politiche economiche. Il problema infatti è che nell’attuale sistema di mercato la disponibilità degli investimenti in R&amp;S non è socialmente ottimale. Ciò dovuto a fatti noti. <span id="more-4201"></span>Esiste un rischio in termini di guadagni potenziali in quanto è difficile prevedere l’esito della ricerca. Le innovazioni sono inoltre molto costose alle imprese che le effettuano e poco costose da imitare. La stessa avversione al rischio delle banche, il modo di considerare le richieste di credito in questo settore costituiscono elementi che riducono la possibilità di accesso al finanziamento da parte delle imprese soprattutto di media grandezza. Ciò comporta appunto una divergenza tra il valore sociale e quello privato dell’attività innovativa. Proprio per questo le politiche ambientali da parte dell’operatore pubblico che incentivino l’innovazione tecnologica delle imprese in modo da spostare le frontiere tecnologiche e diffondere l’innovazione nel restane sistema delle imprese non può essere elusa. Si potrebbe persino azzardare che l’innovazione rappresenta un bene comune in cui la cosa pubblica deve ricavare un ruolo chiave. Le azioni sono certamente molto articolate, ma alcune possono essere immediatamente richiamate. Uno strumento importante è dato dalla stessa domanda pubblica. La richiesta di un prodotto o servizio qualificato secondo specifiche altamente elevate non solo diventa uno stimolo globale, ma supera anche il metodo di sostegno diretto alle fasi del processo di innovazione. Sicuramente tale azione deve avere un esteso arco temporale, dimensione adeguata, concentrata in settori dove si può avere maggiore ricaduta tecnologica. La domanda deve effettuarsi attraverso veri e propri contratti di ricerca o accordi di programma con oggetto specifiche tecnologie innovative e riguardare beni acquistati dall’operatore pubblico o da commercializzare sul mercato. Attraverso i contratti l’operatore pubblico controllerebbe l’accesso alla ricerca evitando duplicazione di costi. Non trascurabili comunque sono anche gli incentivi diretti dell’innovazione tecnologica. Chiarendo come la convenienza all’introduzione delle tecnologie “pulite” dovrebbe essere determinata dal confronto tra i costi ed i benefici sociali, e non privati; calcolando come il privato per sua natura trascura costi e benefici esterni o i vantaggi per la collettività, risulta immediatamente comprensibile come la mano pubblica non possa estraniarsi dal problema, ma forse deve assumere nuove caratteristiche e nuovi obbiettivi. Un compito può essere quello di cercare di minimizzare il costo del raggiungimento dell’obbiettivo fissato di controllo dell’inquinamento, comprendendo tra i costi quelli relativi agli strumenti. Una vera sorveglianza politica in questo senso con l’abbandono di finanziamenti a pioggia in settori non consoni all’azione pubblica e la concentrazione degli interventi su questi obbiettivi di naturale produttività pubblica potrebbero cambiare molte cose e far assumere uno stile di governo più in linea con le aspettative dei cittadini.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fla-politica-delle-citta-per-linnovazione-tecnologica%2F&amp;title=La%20politica%20delle%20citt%C3%A0%20per%20l%E2%80%99innovazione%20tecnologica" id="wpa2a_36"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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