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	<title>Dorino Piras &#187; denunce pazienti</title>
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		<title>Medici e denunce</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 22:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[maurizio maggiorotti]]></category>
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E&#8217; il quadro tracciato Salute da Maurizio Maggiorotti, presidente Amami, l&#8217;Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente, che nelle ultime settimane sta raccogliendo &#8220;numerose lamentele&#8221; da parte dei camici bianchi. Lamentele che hanno origine proprio dal clima che si sta creando in corsia, tra cittadini allarmati dagli ultimi casi di presunta malasanità e i professionisti sempre più impauriti dalle denunce dei pazienti. <span id="more-2775"></span>L&#8217;Amami stima che oltre l&#8217;80% dei chirurghi ha ricevuto o riceverà almeno una richiesta di risarcimento o un avviso di garanzia per presunta malpractice durante il corso della vita lavorativa. &#8220;Considerando la durata dei processi &#8211; spiega Maggiorotti all&#8217;ADNKRONOS SALUTE &#8211; possiamo affermare che i camici bianchi italiani trascorrano un terzo della propria vita lavorativa sotto processo. Tuttavia, l&#8217;esperienza attuale ci porta a considerare che l&#8217;80% dei processi per malpractice (a livello penale) si conclude con l&#8217;assoluzione del medico imputato&#8221;. In campo civile, invece, l&#8217;80% delle domande di risarcimento viene accolta, &#8220;ma &#8211; sottolinea Maggiorotti &#8211; alla fine il risarcimento equivale al 10% della richiesta iniziale&#8221;. Difficile però una quantificazione precisa. &#8220;Al momento &#8211; sottolinea il presidente dell&#8217;Amami &#8211; non esistono dati reali sull&#8217;argomento. Gli unici dati disponibili provengono dall&#8217;Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) che considera sinistro ogni semplice richiesta di risarcimento o informazione di garanzia a prescindere dalla colpevolezza del medico. Altri dati sono forniti dal Rapporto Pit Salute del Tribunale del malato che raccoglie esclusivamente le segnalazioni dei pazienti anno per anno, rivolte a strutture sanitarie o singoli operatori medici e paramedici&#8221;.Troppo poco per l&#8217;Amami, che chiede l&#8217;istituzione di un Osservatorio dell&#8217;errore e del contenzioso paziente-medico. &#8220;Siamo in costante contatto con il ministero della Salute per cercare di creare questo Osservatorio. Solo così &#8211; sottolinea Maggiorotti &#8211; si potranno ottenere i primi dati reali del fenomeno&#8221;. Ma l&#8217;associazione chiede anche l&#8217;assicurazione obbligatoria per le strutture sanitarie, e l&#8217;introduzione di una norma che renda obbligatorio il ricorso preventivo per risolvere queste controversie al di fuori delle aule dei tribunali.Secondo gli ultimi dati dell&#8217;Ania, l&#8217;ammontare delle denunce e le relative aperture delle pratiche di risarcimento dei sinistri in area medica (contro Asl e singoli medici) è passato da 9.567 del 1994 a 29.597 del 2008. Circa il 200% in più. Una crescita esponenziale accompagnata da quella parallela dei premi assicurativi pagati da Asl e medici, passati dai 35 milioni del &#8217;94 ai 453 milioni del 2007. Sempre secondo l&#8217;Ania, oltre all&#8217;aumento del numero delle denunce, si è registrato anche un allungamento dei tempi necessari per arrivare alla definizione del sinistro, a causa dei frequenti contenziosi giudiziari e del periodo necessariamente lungo per avere una valutazione completa e definitiva dell&#8217;eventuale lesione fisica subita. Per arrivare ad almeno il 95% dei sinistri liquidati devono infatti passare circa 15 anni dalla data di protocollazione (cioè dall&#8217;anno in cui l&#8217;assicurazione viene a conoscenza del danno). Per i sinistri denunciati nel 2008, meno del 10% è stato liquidato a oggi. Le assicurazioni stanno diventando un vero e proprio &#8216;salasso&#8217; per i medici. Secondo una stima dell&#8217;Amami, negli ultimi 15 anni le compagnie di assicurazione hanno aumentato il costo dei premi per le polizze del 250%. Un costo che per alcuni camici bianchi diventa altissimo, ad esempio per i ginecologi e i chirurghi plastici. &#8220;Questi specialisti possono arrivare a pagare fino a 10 mila euro l&#8217;anno. Dieci volte di più di quanto paga un medico di famiglia o uno pneumologo&#8221;. A completare il podio dei camici bianchi che pagano di più per le assicurazioni troviamo gli ortopedici e i chirurghi. &#8220;Mediamente un ortopedico &#8211; spiega il numero uno dell&#8217;Amami &#8211; paga almeno 4 volte di più, ad esempio, di un dermatologo. Diciamo che grosso modo il premio può variare dai 3 ai 5 mila euro l&#8217;anno&#8221;. Ma lo stesso vale anche per i professionisti del bisturi. &#8220;Anche per i chirurghi &#8211; conclude Maggiorotti &#8211; i prezzi delle polizze sono &#8216;pesanti&#8217;. Soprattutto per i cardiochirurghi e gli specialisti della chirurgia vascolare&#8221;.</p>
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