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	<title>Dorino Piras &#187; psicoanalisi</title>
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		<title>Teoria delle pulsioni e delle emozioni &#8211; da Sigmund Freud a Jaak Panksepp.  Cezary Żechowski</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 20:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[L'articolo presenta la teoria dei sistemi emozionali di Jaak Panksepp come esempio di neurobiologia integrata degli affetti, biologia comportamentale, psicologia evolutiva e psicoanalisi. Partendo da una nuova prospettiva sulla teoria delle pulsioni descritta da Sigmund Freud, offre la possibilità di prendere in considerazione i sistemi emotivi e motivazionali nell'ambito della comprensione dei disturbi mentali come la depressione, la dipendenza e la psicosi, che è il nucleo del pensiero psicoanalitico.
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2022/07/panksepp.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-7460" alt="panksepp" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2022/07/panksepp-940x384.jpeg" width="695" height="283" /></a></h2>
<h2 style="text-align: center;"><b>Teoria delle pulsioni e delle emozioni &#8211; da Sigmund Freud a Jaak Panksepp</b></h2>
<h2 style="text-align: center;"><b>Cezary Żechowski</b></h2>
<p style="text-align: left;"><b></b><a href="http://psychiatriapolska.pl/uploads/images/PP_6_2017/ENGver1181Zechowski_PsychiatrPol2017v51i6.pdf"><b>(Theory of drives and emotions –from Sigmund Freud to Jaak Panksepp)</b></a></p>
<p><a href="http://psychiatriapolska.pl/uploads/images/PP_6_2017/ENGver1181Zechowski_PsychiatrPol2017v51i6.pdf"> </a><b><a href="http://psychiatriapolska.pl/uploads/images/PP_6_2017/ENGver1181Zechowski_PsychiatrPol2017v51i6.pdf">Psychiatr. Pol. 2017; 51(6): 1181–1189</a>.   </b><b>PL ISSN 0033-2674 (PRINT), ISSN 2391-5854 (ONLINE) www.psychiatriapolska.pl DOI: https://doi.org/10.12740/PP/61781</b></p>
<p><b>Abstract</b></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo discute lo sviluppo della teoria psicoanalitica nella direzione di ampliare la riflessione su di sé sulla base di dati derivati da studi empirici diversi dal caso clinico. Particolarmente degna di nota è la convergenza che è seguita tra neuroscienze e psicoanalisi e l&#8217;affermarsi della cosiddetta neuropsicoanalisi. Di conseguenza, ciò ha portato ad espellere le ipotesi empiriche e ad avviare ricerche sui meccanismi di difesa, sul sé, sulla memoria, sui sogni, sull&#8217;empatia, sull&#8217;inconscio dinamico e sui processi emotivo-motivazionali (teoria delle pulsioni). Attualmente la neuropsicoanalisi si è costituita come disciplina che contiene in sé tre aree distinte: le neuroscienze psicodinamiche, la neuropsicoanalisi clinica e la costruzione della teoria. L&#8217;articolo presenta la teoria dei sistemi emozionali di Jaak Panksepp come esempio di neurobiologia integrata degli affetti, biologia comportamentale, psicologia evolutiva e psicoanalisi. La teoria dei sistemi emozionali include la descrizione del sistema SEEKING che rappresenta il sistema motivazionale di base dell&#8217;organismo. Partendo da una nuova prospettiva sulla teoria delle pulsioni descritta da Sigmund Freud, offre la possibilità di prendere in considerazione i sistemi emotivi e motivazionali nell&#8217;ambito della comprensione dei disturbi mentali come la depressione, la dipendenza e la psicosi, che è il nucleo del pensiero psicoanalitico.</p>
<p style="text-align: justify;"> <b>Neuroscienze e psicoanalisi</b></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo di nuove tecnologie, come in primo luogo la neuroimmagine, ha portato a un significativo progresso delle neuroscienze, che dalla fine del XX secolo hanno esplorato nuove aree di ricerca, prima non disponibili. Una di queste aree è rappresentata dai concetti di mente e terapia sviluppati dalla psicoanalisi. Infatti, il neurobiologo premio Nobel Eric Kandel [1, 2] ha scritto nelle sue opere, oggi considerate canoniche, che la psicoanalisi porta la visione più coerente e soddisfacente della mente. Egli ha proposto che la neurobiologia, la psicologia cognitiva e la psicoanalisi uniscano i loro sforzi per sviluppare un concetto comune del funzionamento del cervello umano e della psiche. A suo avviso, tale modello sarebbe molto utile per la comprensione delle condizioni di salute e di sviluppo, nonché per l&#8217;incidenza e la terapia dei disturbi mentali. Kandel ha sottolineato che questo modello non minaccerebbe l&#8217;indipendenza di ogni disciplina né limiterebbe la libertà di sviluppo e di ricerca.<span id="more-7456"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Contemporaneamente, un gruppo di ricercatori e psicoanalisti: Glen Gabbard, Peter Fonagy e John Gunderson [3, 4], hanno sottolineato che nell&#8217;era della medicina basata sull&#8217;evidenza (EBM) è diventato necessario verificare empiricamente l&#8217;efficacia delle terapie psicodinamiche, utilizzare una valutazione esterna diversa dalla situazione clinica della psicoanalisi, effettuare ricerche legate alla moderna metodologia delle scienze biologiche e sociali, rafforzare la psicoanalisi basata sull&#8217;evidenza e infine includere la metodologia di base della ricerca nei programmi di formazione psicoanalitica [5]. Gli ultimi 15 anni hanno prodotto un cambiamento significativo nella posizione della terapia psicodinamica (qui il termine &#8220;psicodinamico&#8221; è usato in modo intercambiabile con il termine &#8220;psicoanalitico&#8221;) [6] per quanto riguarda il suo rapporto con le scienze empiriche. L&#8217;efficacia e l&#8217;efficienza di questo metodo di trattamento sono supportate da numerosi studi randomizzati e controllati (RCT) [7, 8]. La revisione di Shedler delle meta-analisi sull&#8217;efficacia della terapia psicodinamica [9] ha dimostrato che la dimensione dell&#8217;effetto è simile a quella prodotta da altre forme di terapia (CBT, farmacoterapia della depressione) e aumenta nei casi di terapia psicodinamica a lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i dati degli studi di neuroimaging sugli effetti della terapia psicodinamica supportano l&#8217;efficacia di questo metodo e il suo effetto modulatore su una serie di regioni del sistema nervoso centrale [10]. Nella sua revisione della letteratura su questo argomento, Abbas et al. [10] hanno identificato 11 ricerche, tra cui 2 studi controllati randomizzati, 5 studi controllati e 4 serie di casi che hanno incluso 210 persone (116 persone con disturbi mentali e 94 persone sane in gruppi di controllo). Un dato comune era la normalizzazione dell&#8217;attività sinaptica e metabolica nel sistema limbico, nel mesencefalo e nella corteccia prefrontale, in seguito al miglioramento dello stato mentale. Di fronte alla crescente letteratura che sostiene il valore di questo tipo di psicoterapia, sembra più giustificato chiedersi &#8220;cosa e per chi?&#8221; piuttosto che &#8220;se o no?&#8221;. Roth e Fonagy [11] cercano di rispondere a questa domanda con una serie di revisioni della ricerca sull&#8217;efficacia della psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">A prescindere dalla ricerca sull&#8217;efficacia della terapia psicodinamica, negli ultimi 15 anni si è assistito a un intenso sviluppo del dialogo tra neurobiologi e psicoanalisti. Questo dialogo ha riguardato in gran parte la descrizione del funzionamento della mente, la riflessione sulle ipotesi e le idee derivate dalla psicoanalisi e i problemi di ricerca emergenti. Alcuni ricercatori hanno sottolineato il processo di convergenza tra psicoanalisi e neuroscienze, in particolare le neuroscienze dei processi cognitivi [12]. È stato osservato che i concetti psicoanalitici descrivono accuratamente alcuni dei fenomeni scoperti dalla psicologia cognitiva e sperimentale, come la memoria inconscia degli eventi vissuti (UMEE) [12], la questione del trauma relazionale [13] o gli aspetti inconsci della cognizione sociale [14].</p>
<p style="text-align: justify;">La più grande svolta nei rapporti tra neuroscienze e psicoanalisi è stata la nascita delle neuroscienze degli affetti [15, 16]. La neuroscienza degli affetti sottolinea il ruolo delle emozioni negli studi sulla motivazione, sul comportamento, sull&#8217;attenzione, sulla cognizione sociale e sulla memoria. Si concentra sullo studio delle strutture del sistema limbico e di altre regioni del cervello che partecipano alla regolazione e all&#8217;elaborazione delle emozioni, come la corteccia prefrontale, la corteccia orbitofrontale, la corteccia insulare, la glia basale e il cervelletto [16]. Allan Schore [17, 18] ha notato che, così come il paradigma comportamentale è stato il paradigma principale della psichiatria negli anni &#8217;60 e &#8217;70, e così quello comportamentale-cognitivo negli anni &#8217;80, attualmente stiamo assistendo a una svolta verso lo studio delle emozioni e degli stati psicobiologici, legati ai sistemi cerebrali più arcaici responsabili dei segnali sociali non linguistici. Autori come Schore [18] o Panksepp [19] sottolineano che le emozioni hanno funzioni adattive e comunicative e che una parte significativa di esse rappresenta la comunicazione affettiva non verbale inconscia. Quest&#8217;ultimo aspetto è stato ampiamente discusso nella letteratura sull&#8217;argomento, i cui esempi includono studi sulla valutazione delle espressioni facciali con la microanalisi [20], sull&#8217;interazione madre-neonato [21] o sulla vocalizzazione nella cosiddetta comunicatività musicale [22].</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi della letteratura recente mostra un drammatico aumento del numero di studi interdisciplinari che si riferiscono alle basi biologiche delle emozioni e della cognizione sociale [17]. Alcuni autori notano anche che le nuove scoperte scientifiche hanno portato alla necessità di aggiungere modelli psicodinamici affettivi alle premesse della terapia cognitivo-comportamentale [16, 17] e di aprire la terapia psicodinamica alle scoperte della terapia cog- nitiva, illustrate dalla teoria della mentalizzazione di Peter Fonagy [23]. In questo contesto, la neuropsicoanalisi fondata e sviluppata da Mark Solms [24] è diventata un importante forum di dialogo tra neurobiologi, psicoanalisti e psicologi cognitivi [25], e alcune università hanno introdotto le neuroscienze psicodinamiche come corso di laurea indipendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Finora, come descritto da Georg Northoff et al. [26] nel suo lavoro fondamentale sulla neuroimmagine nella psicoterapia psicodinamica, il dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze ha dato spazio a ipotesi empiriche e ricerche sui meccanismi di difesa, sul sé, sulla memoria, sui sogni e sull&#8217;empatia. A questo elenco si potrebbero aggiungere anche gli studi sui processi inconsci (inconscio dinamico) e sui processi emotivo-motivazionali. La neuropsicoanalisi stessa inizia a configurarsi come scienza a sé stante, anche se legata ad altre discipline. Zellner e Olds [27] ne hanno distinto i tre filoni principali: la neuroscienza psicodinamica, che studia i meccanismi biologici dei processi intrapsichici e intersoggettivi; la neuropsicoanalisi clinica, che si basa sul lavoro con i pazienti neurologici utilizzando le conoscenze psicodinamiche; e c) la costruzione della teoria, cioè la ricerca di modelli neuropsicoanalitici del funzionamento della mente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le pulsioni come processi emotivo-motivazionali</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dal suo sviluppo fino ad oggi, la psicoanalisi è stata sostenuta dal concetto di processi psichici inconsci, in cui un ruolo importante è svolto dalle emozioni e dalle pulsioni, compreso il loro conflitto con le norme e le regole interiorizzate di una data cultura e il tentativo di superare questo conflitto raggiungendo un compromesso con la realtà, che è il compito del &#8220;sé&#8221; cosciente [28]. In altre parole, l&#8217;area di ricerca principale di questo modello, noto come modello pulsionale, sono i processi emotivo-motivazionali e la capacità di regolazione di un individuo, che sono strettamente legati allo sviluppo e alla storia di vita personale dell&#8217;individuo. I processi emotivo-motivazionali (pulsioni) sono profondamente radicati nella struttura psicobiologica di un individuo e sono evolutivamente comuni a uomini e animali. Durante lo sviluppo della psicoanalisi, il modello pulsionale è stato integrato con il modello relazionale [29], che sottolinea l&#8217;importanza delle relazioni tra le persone nella regolazione e nell&#8217;elaborazione delle emozioni, il loro controllo cosciente, l&#8217;empatia, l&#8217;insight e la riflessività. Questo modello sottolinea la teoria dell&#8217;attaccamento, la psicoanalisi relazionale e intersoggettiva. La pratica quotidiana di un terapeuta psicodinamico di solito alterna il primo modello di terapia al secondo [30].</p>
<p style="text-align: justify;">Entrambi i modelli sono stati discussi nella letteratura sulle neuroscienze, in particolare la teoria dell&#8217;attaccamento, profondamente radicata nella ricerca empirica [31]. La ricerca sulla teoria delle pulsioni necessita di una nomenclatura standardizzata e di un contenuto dei termini definito in modo da consentire una verifica affidabile delle ipotesi precedentemente formulate. La maggior parte degli autori oggi concorda con la premessa di base che le nozioni di &#8220;pulsione&#8221; e &#8220;desiderio&#8221;, presenti nelle opere di Freud, possano corrispondere alla nozione di sistema emotivo-motivazionale che, da un lato, definirebbe un sistema di comportamenti legati all&#8217;esperienza delle emozioni di base, e dall&#8217;altro avrebbe la sua rappresentazione neuronale a livello del sistema nervoso centrale [32]. Esistono molti modelli di processi emotivo-motivazionali nelle neuroscienze [32-35] e solo alcuni di essi fanno riferimento al pensiero psicoanalitico. La maggior parte di essi, tuttavia, non può essere discussa nell&#8217;ambito di questo articolo. Il concetto che ha ottenuto un riconoscimento universale è la teoria dei sistemi emozionali di Jaak Panksepp [36], che rappresenta la sintesi delle neuroscienze e del pensiero psicoanalitico.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Emozioni e pulsioni nella prospettiva evolutiva</b></p>
<p style="text-align: justify;">La teoria di Panksepp [19, 36] si basa sulla comprensione evolutiva del cervello-mente, in cui i sistemi emozionali svolgono un ruolo importante. Secondo Panksepp, il sistema emozionale di base permette alle forme organizzative dinamiche del cervello di essere rapidamente eccitate e coordinate quando vengono sfidate dall&#8217;ambiente esterno e interno. Secondo questo approccio, le emozioni sono di natura adattativa e innata e i circuiti neuronali ad esse associati si sono evoluti per garantire agli individui un&#8217;elevata efficienza di sopravvivenza e di trasmissione dei propri geni alla prole. Secondo Panksepp, anche gli animali sperimentano intensi stati emotivi soggettivi, sebbene la loro elaborazione cognitiva possa variare significativamente da specie a specie.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attività pulsionale ed emotiva del cervello è sostenuta, secondo Panksepp, da processi emotivi primari, che sono istintivi e costituiscono una forma di &#8220;memoria&#8221; evolutiva. I mammiferi hanno bisogno di questa memoria per sopravvivere nell&#8217;ambiente. I processi primari sono associati a centri sottocorticali situati nelle parti inferiori del cervello, principalmente nella sua parte mediale [19, 33, 36]. I processi emotivi primari comprendono: gli affetti sensoriali (emozioni scatenate da stimoli sensoriali &#8211; la sensazione di piacere o disgusto), gli affetti omeostatici (derivanti da stimoli interocettivi &#8211; fame, sete, ecc.) e gli affetti emotivi (emozioni e motivazioni provate quando si agisce, le cosiddette Emozioni in Azione). A un livello superiore della vita psichica, secondo Panksepp, si trovano i processi secondari, che modificano quelli primari. I processi secondari sono soprattutto la memoria e l&#8217;apprendimento. I loro centri sono situati più cranialmente e lateralmente. Panksepp li colloca all&#8217;interno e tra strutture come l&#8217;amigdala, il nucleo accumbens e i gangli della base. È il comportamentismo, la neuroscienza che studia il comportamento, l&#8217;apprendimento e il condizionamento, a occuparsi di questo livello di emozioni. I processi terziari comprendono le funzioni cognitive, i pensieri e la pianificazione, nonché la riflessione, la regolazione delle emozioni e il &#8220;libero arbitrio&#8221;, chiamato da Panksepp &#8220;intenzione nell&#8217;azione&#8221; e da Fonagy &#8220;mentalizzazione&#8221; [23]. Questi processi sono associati a centri situati principalmente nella corteccia prefrontale. I processi primari, a cui Panksepp si riferisce come anoetici, sono le emozioni e le pulsioni, fondamento incondizionato della vita. I processi secondari (noetici) si basano sulla conoscenza (apprendimento, condizionamento, assuefazione, sensibilizzazione) e i processi terziari (autonoetici) sulla conoscenza di sé (riflessione). Nel modello di Panksepp un ruolo importante è svolto dalle relazioni tra i singoli processi, che non sono funzioni isolate ma piuttosto livelli di elaborazione all&#8217;interno dello stesso processo psichico, in cui l&#8217;entusiasmo originario e inconscio di una pulsione assume un carattere più riflessivo e volontario. Inoltre, i processi terziari permettono di integrare gli elementi cognitivi e affettivi, rendendo questi ultimi riconoscibili alla riflessione e all&#8217;intuizione. Nel suo modello gerarchico della mente, Panksepp impiega le nozioni di nidificazione e circolarità per descrivere le interazioni dei suddetti processi bottom-up e top-down.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Tipi principali di processi emotivi primari</b></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla base di molti anni di ricerca sui meccanismi neuronali delle emozioni, Jaak Panksepp ha descritto sette sistemi emotivi primari che corrispondono ad altrettanti sistemi neuronali nel cervello [19, 36, 37]. I sistemi emozionali sono situati nelle regioni sottocorticali. Sono stati identificati sulla base della stimolazione elettrica o chimica di regioni selezionate del cervello degli animali e dell&#8217;osservazione del comportamento istintivo indotto. La stimolazione di diverse regioni sottocorticali provocava diversi comportamenti, vocalizzazioni ed emozioni, i cui schemi erano molto simili tra le varie specie di mammiferi e che potevano essere definiti impulsivi o emotivi. La metodologia utilizzata da Panksepp si basava su studi comparativi di: 1) il cervello; 2) i comportamenti (i loro modelli istintivi ed emotivi); 3) la mente umana e animale. In questo modo, Panksepp ha descritto i sette principali sistemi emotivi dei mammiferi, che ha chiamato RICERCA, RABBIA, PAURA, LUSSO, CURA, PANICO/AMORE e GIOCO. Ciascuno di questi sistemi ha una collocazione diversa e, in determinate condizioni, può diventare il principio dominante della mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema emozionale della RICERCA è, secondo Panksepp, il principale e più antico sistema motivazionale. Genera impulsi pulsionali per esplorare il mondo, farsi coinvolgere, interessarsi alla realtà. La sua attivazione dà luogo a intensi processi di apprendimento, producendo comportamenti adattivi (gangli della base) e conoscenze (neocorteccia). Il sistema neu- ronale SEEKING comprende un centro di ricompensa legato all&#8217;entusiasmo e all&#8217;euforia del coinvolgimento, ma non alla soddisfazione edonistica. Il sistema RAGE si attiva quando il sistema SEEKING è bloccato. Si manifesta con aggressività, rabbia e collera. Le aree cerebrali eccitate dal sistema RAGE comprendono, tra le altre, l&#8217;amigdala, la stria terminale, l&#8217;ipotalamo centrale e la materia grigia peri-acqueduttale. Questo sistema è collegato anche alle cortecce cerebrali e insulari.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema della PAURA aiuta a ridurre il dolore e diminuisce il rischio di distruzione dell&#8217;organismo. La sua attivazione porta a fuggire o a entrare nel cosiddetto stato di congelamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema LUST attiva le emozioni e i comportamenti associati al desiderio sessuale, è &#8220;programmato&#8221; durante la vita fetale e si manifesta pienamente durante le intense trasformazioni ormonali della pubertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema CARE è responsabile dei comportamenti e dei sentimenti materni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema PANICO/GRIEF costituisce la base dell&#8217;attaccamento e si attiva in caso di separazione. Svolge un ruolo cruciale nello sviluppo della prima infanzia ed è collegato all&#8217;attivazione dei sistemi cerebrali degli oppioidi, dell&#8217;ossitocina e della prolattina.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il sistema PLAY, o sistema di coinvolgimento sociale fisico, svolge un ruolo significativo nell&#8217;adattamento sociale. Il gioco, come dimostrano le ricerche condotte sia sugli animali che sugli esseri umani, dà forma a modelli sociali che non sono stati rappresentati prima nel cervello. Il gioco riduce gli affetti negativi (come la rabbia), rafforza gli atteggiamenti pro-sociali, influisce sulla neuroplasticità del cervello e modifica le funzioni di altri sistemi emotivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le descrizioni dettagliate di ciascuno dei sistemi sopra elencati, dei loro costituenti, delle rappresentazioni neuronali e comportamentali e delle proiezioni ad altre aree del cervello si trovano in numerosi libri e articoli di Panksepp [19, 36], che finora si è concentrato soprattutto sul sistema SEEKING. Le sue tesi hanno ispirato molti studi clinici e psicoterapeutici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aspetti clinici e psicoterapeutici della teoria di Jaak Panksepp</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Panksepp e i neuropsicoanalisti, il concetto di stati emotivi può costituire una solida base per la psichiatria e la psicoterapia. I sistemi emotivi, comprese le loro disfunzioni e le diverse varianti di eccitazione, potrebbero essere visti come una sorta di endofenotipi dei disturbi mentali. Su questa base, Panksepp sottolinea il ruolo della RICERCA iperattiva nelle psicosi e il suo deficit nella depressione e nelle dipendenze. Secondo il modello neuropsicoanalitico della depressione [37], questo disturbo potrebbe derivare da un&#8217;eccessiva attivazione del sistema PANICO/GRIEF (perdita dell&#8217;oggetto di attaccamento), che porterebbe a una diminuzione dei livelli di dopamina nel sistema SEEKING e al blocco del principale sistema motivazionale del cervello a causa dell&#8217;aumento dei livelli di dinorfine e della stimolazione dei recettori kappa-oppioidi. Questo meccanismo, da un lato, produrrebbe comportamenti ossessivi per stimolare il centro di ricompensa SEEKING, con conseguente dipendenza da sostanze o dipendenze comportamentali. Dall&#8217;altro lato, questo stato potrebbe fissarsi in un&#8217;anedonia cronica e in una depressione. Nella concezione neuropsicoanalitica si sottolinea che la dipendenza presente nell&#8217;attaccamento si basa su meccanismi neuronali simili a quelli della dipendenza da sostanze, e che quest&#8217;ultima può derivare da una perdita, dalla disforia associata, dagli affetti negativi e dalla ricerca della stimolazione del sistema di ricompensa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa breve descrizione non esaurisce ovviamente il ricco materiale contenuto nelle opere di Panksepp o in quelle ispirate alla sua teoria. Le sue idee sono state utilizzate per comprendere meglio disturbi come l&#8217;autismo, l&#8217;ADHD, il PTSD e i disturbi borderline di personalità [19]. Il modello sopra descritto sembra integrare perfettamente le conoscenze provenienti da fonti diverse come la neurobiologia, la psicologia comportamentale, la psicologia cognitiva, la psicoanalisi, la psicologia evolutiva e la teoria dell&#8217;attaccamento. Sembra fornire ispirazione sia ai clinici che ai ricercatori. Nella letteratura psichiatrica polacca meritano particolare attenzione i lavori mai completamente esplorati di Jan Mazurkiewicz [38, 39], le cui tesi sull&#8217;evoluzione e la dissoluzione psichica e sul ruolo delle dinamiche pulsionali ed emotive nello spostamento delle attività psicologiche verso il fronte, sembrano di grande attualità e meriterebbero una rassegna a parte.</p>
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<p>Address: Cezary Żechowski</p>
<p>Department of Clinical Psychology, Institute of Psychology, Faculty of Christian Philosophy, Cardinal Stefan Wyszynski University</p>
<p>01-938 Warszawa, Wójcickiego Street 1/3 building 14</p>
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		<title>Psicoanalisi della guerra ovvero &#8220;il Terrificante&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2022 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[La guerra è un'organizzazione di sicurezza non già perché permette di difenderci da nemici reali, ma perché riesce a trovare e al limite ad inventare dei nemici reali da uccidere, in caso contrario la società rischierebbe di lasciare gli uomini senza difesa di fronte all'emergenza del terrificante come puro nemico interno. "]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2022/03/psicoanalisi-della-guerra.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-7439" alt="psicoanalisi-della-guerra" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2022/03/psicoanalisi-della-guerra.jpeg" width="296" height="498" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Personalmente ritengo che la guerra rappresenti una istituzione sociale volta a curare angosce paranoicali e depressive esistenti (in misura più o meno marcata e più o meno risolte in termini di integrazione con la realtà) in ogni uomo. Una tale organizzazione ha due funzioni di sicurezza, e può essere rappresentata come un iceberg, con una parte superficiale e visibile, e un&#8217;altra sommersa e nascosta nelle acque profonde. La prima parte riguarda la difesa da un pericolo esterno (il nemico reale in carne ed ossa, tanto per intenderci), mentre l&#8217;altra, quella nascosta, è inconscia e riguarda un&#8217;operazione di difesa e di sicurezza di fronte a terribili entità fantasmatiche, senza carne né ossa, ma che hanno ima pericolosità assoluta (quella che appare, poniamo, nell&#8217;incubo) e che potremmo chiamare &#8220;il Terrificante.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Se si rimane sul puro terreno politico-militare, sulla parte esterna cioè dell&#8217;iceberg, l&#8217;opinione più ovvia e generalmente condivisa da tutti è che il pericolo dal quale la guerra ci difende è il nemico che minaccia la nostra sicurezza: <b><i>il pericolo è cioè un aggressore esterno. </i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Se però si adopera lo strumento psicoanalitico, lo strumento cioè specificamente inventato per indagare l&#8217;inconscio, la parte immersa dell&#8217;iceberg, ovvero la parte invisibile della guerra come organizzazione di sicurezza, serve invece per difendersi dal &#8220;Terrificante,&#8221; quale nemico interno e assoluto come l&#8217;incubo, attraverso una <b><i>operazione che trasformi tale entità terrificante ma in definitiva inaffrontabile e invulnerabile (proprio come avviene negli incubi) in un nemico esterno in carne ed ossa e che possa essere realmente affrontabile e colpito. </i></b>Se ora ci fermiamo un poco a riflettere su questi singolari rapporti tra questi due sistemi di sicurezza, coimplicati nella guerra, si arriva alla paradossale conclusione che la <b><i>guerra è un&#8217;organizzazione di sicurezza non già perché permette di difenderci da nemici reali, ma perché riesce a trovare e al limite ad inventare dei nemici reali da uccidere, in caso contrario la società rischierebbe di lasciare gli uomini senza difesa di fronte all&#8217;emergenza del terrificante come puro nemico interno. &#8220;</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Franco Fornari &#8211; Psicoanalisi della guerra</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i> </i></b></p>
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		<title>Psicoanalisi della guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 18:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La prima domanda rivolta dall&#8217;uomo della strada ad uno psicoanalista che tratti della guerra potrebbe essere questa: con che diritto uno psicoanalista si occupa di queste cose che non sono di sua competenza? La mia risposta è che lo psicoanalista, analizzando persone che vivono problemi politici, si trova in una condizione privilegiata per osservare le [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2022/03/fornari2.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7434" alt="fornari2" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2022/03/fornari2.jpeg" width="186" height="271" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La prima domanda rivolta dall&#8217;uomo della strada ad uno psicoanalista che tratti della guerra potrebbe essere questa: con che diritto uno psicoanalista si occupa di queste cose che non sono di sua competenza? La mia risposta è che lo psicoanalista, analizzando persone che vivono problemi politici, si trova in una condizione privilegiata per osservare <b><i>le modalità individuali, </i></b>i congegni interni cioè, attraverso i quali vengono elaborate le esperienze politiche e le esperienze sociali in genere. Egli è perciò nelle condizioni migliori per osservare l&#8217;influenza che l&#8217;inconscio in genere esercita sulle modalità di vivere le opzioni politiche o le modalità in cui inconsciamente la guerra è fantasticata dagli uomini. In modo particolare lo psicoanalista, attraverso il linguaggio simbolico e la dialettica affettiva (che ha le sue leggi particolari diverse dalla dialettica intesa come pura esperienza cognitiva) può osservare che le opzioni politiche e le esperienze degli individui in guerra — oltre a contenere motivazioni realistiche — vengono interferite da sistemi di difesa, da angosce psicotiche (cioè da paure vistosamente illusorie). È, quindi quest&#8217;ultima constatazione che sembra giustificare l&#8217;esercizio della ricerca psicoanalitica in un settore che, se indagato con uno strumento appropriato, rivela singolarità fattuali e grosse deformazioni di realtà che si avvicinano alle modalità di esperienza psicopatologica.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"> Franco Fornari &#8211; Psicoanalisi  della guerra</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>In difesa della psicoanalisi. Alain Badiou</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2020 10:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[L’obiettivo è quello di distruggere le figure intellettuali moderne e di sostituirle con dei sotto-prodotti tecnici, comodi, usa e getta, conditi in salsa moralista passe-partout. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/05/badiou.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-7382" alt="badiou" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/05/badiou.jpg" width="384" height="384" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“Ultimamente, in Francia, c’è stato un pullulare di attacchi molto violenti soprattutto da parte di persone incompetenti, contro la psicoanalisi. Sono attacchi che rappresentano un pericolo generale per tutto il mondo intellettuale perché evidentemente non mirano solo alla psicoanalisi. Marx, per esempio, è oggetto di un’intensa offensiva, accusato, dai nostri moralisti, di essere compromesso con l’inumanità del “totalitarismo”. Anche Darwin è stato messo alla gogna dai reazionari americani e da più parti è fortissima la tentazione di mettere in discussione le scoperte di Einstein. L’obiettivo, esplicito o meno, di questi attacchi è quello di distruggere le figure intellettuali moderne e di sostituirle con dei sotto-prodotti tecnici, comodi, usa e getta, conditi in salsa moralista passe-partout. Per me è necessario insorgere contro questa volontà di svalutazione e di addomesticamento del pensiero, sia politico, sia scientifico, sia psicoanalitico. Il pericolo è reale ed estremamente serio. Per parafrasare un motto famoso di Clemenceau, non possiamo lasciare la difesa della psicoanalisi ai soli psicoanalisti. La lotta dev’essere allargata. Certamente gli psicoanalisti sono in prima linea nella battaglia per il riconoscimento della loro disciplina e della loro pratica, però la professionalizzazione segnalata da Élisabeth costituisce una minaccia di auto-addomesticamento. Non si può abbandonare la psicoanalisi a questo destino funesto e gli aiuti dall’esterno sono necessari. Del resto, gli attacchi attuali contro la psicoanalisi mi sembrano ancora più gravi di quelli contro il marxismo, perché in fondo le polemiche interne o esterne fanno parte del marxismo stesso; le contraddizioni, gli antagonismi sono nel loro habitat naturale. Il marxismo presuppone e implica lo scontro. Quel che sta accadendo alla psicoanalisi, invece, è molto più pericoloso e l’allerta è massima, perché voler sradicare Freud o Lacan significa criticare la concezione stessa del soggetto moderno. E se si distrugge quest’ultimo, la porta è aperta a tutte le ideologie reazionarie della peggior specie. Ecco perché mi sento di lanciare solennemente quest’appello: insorgete tutti in difesa della psicoanalisi, in qualunque modo.”</p>
<p style="text-align: justify;"> &#8221;Alain Badiou, Elisabeth Roudinesco. “Jacques Lacan, passato presente. Un dialogo (Mimesis)”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fin-difesa-della-psicoanalisi-alain-badiou%2F&amp;title=In%20difesa%20della%20psicoanalisi.%20Alain%20Badiou" id="wpa2a_10"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>COVID-19: gestione dello stress tra gli operatori sanitari. Epicentro</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 20:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Salute 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[Implementare le risorse di supporto psicologico per sostenere gli operatori che quotidianamente si confrontano con l’emergenza, garantendole anche nel periodo successivo all’emergenza pandemica, può contribuire a potenziare le abilità di adattamento e a promuovere l’empowerment personale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-gestione-stress-operatori"><img class="aligncenter size-full wp-image-7371" alt="logo-iss2" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/04/logo-iss2.png" width="300" height="120" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da quando è cominciata l’emergenza sanitaria correlata alla diffusione della COVID-19 i professionisti sanitari sono impegnati in prima linea a fronteggiare l’epidemia nei vari <em>setting</em> del servizio sanitario, esposti al rischio di infezione e a un sovraccarico emotivo: carenza di adeguati dispositivi di protezione individuale, turni di lavoro incalzanti, fatica fisica, riduzione delle risorse umane e in alcuni casi precarietà organizzativa. A questo si aggiungono situazioni determinate dalla forte pressione a cui è sottoposto il servizio sanitario, che possono contribuire ad appesantire ulteriormente il vissuto emotivo dei professionisti: essere chiamati a intervenire in discipline diverse da quelle di appartenenza; la possibilità, per i medici neolaureati o gli specializzandi ancora in formazione, di trovarsi a fronteggiare condizioni critiche che richiederebbero maggiore esperienza; l’invito a continuare a lavorare anche se si è stati a contatto con pazienti affetti da COVID-19 e permanga il timore del contagio; le cure e il sostegno prestati a domicilio dai medici di medicina generale agli assistiti con sintomi più lievi. (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-gestione-stress-operatori">Qui l&#8217;articolo su Epicentro</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fcovid-19-gestione-dello-stress-tra-gli-operatori-sanitari-epicentro%2F&amp;title=COVID-19%3A%20gestione%20dello%20stress%20tra%20gli%20operatori%20sanitari.%20Epicentro" id="wpa2a_12"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>COVID-19: impatto sulla salute mentale e supporto psicosociale. Tonino Cantelmi, Emiliano Lambiase</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 14:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli elementi con potenziale psicopatologico sono molteplici: l’effetto traumatico dell’evento, caratterizzato da fenomenologie sintomatiche gravi e letali, soprattutto per la popolazione più fragile; il carico di preoccupazione e paure generate sia dalla possibilità del contagio, sia dalle conseguenze economiche e sociali della pandemia; il potenziale effetto psicolesivo delle restrizioni della libertà conseguenti alle misure di distanziamento sociale ed isolamento adottate dalle autorità.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div title="Page 1">
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/04/itci.png"><img class="aligncenter  wp-image-7344" alt="itci" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/04/itci.png" width="464" height="221" /></a></p>
<p>COVID-19: impatto sulla salute mentale e supporto psicosociale</p>
<p>Tonino Cantelmi e Emiliano Lambiase. Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale &#8211; Roma</p>
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<p style="text-align: justify;">A milioni di persone in tutto il mondo è stato imposto di adottare comportamenti di distanziamento sociale e di isolamento, al fine di rallentare la diffusione dell’infezione da COVID-19 e di proteggere sé stesse. Secondo tutti gli osservatori è la prima volta che l’umanità vive una situazione dovuta alla straordinaria rapidità della diffusione nel mondo dell’infezione da coronavirus, merito della globalizzazione e della maggiore facilità e rapidità con la quale ci si può spostare quasi ovunque. Gli elementi con potenziale psicopatologico sono molteplici: l’effetto traumatico dell’evento, caratterizzato da fenomenologie sintomatiche gravi e letali, soprattutto per la popolazione più fragile; il carico di preoccupazione e paure generate sia dalla possibilità del contagio, sia dalle conseguenze economiche e sociali della pandemia; il potenziale effetto psicolesivo delle restrizioni della libertà conseguenti alle misure di distanziamento sociale ed isolamento adottate dalle autorità. Recentemente, Brooks e colleghi (2020) hanno pubblicato una rassegna nella quale hanno analizzato situazioni simili vissute negli ultimi decenni a seguito di SARS, Ebola, influenza H1N1 o MERS. La maggior parte degli studi esaminati ha riportato effetti psicologici negativi, tra cui disturbi post- traumatici da stress, confusione e rabbia. I fattori predisponenti per lo sviluppo dei sintomi includevano: durata delle misure di isolamento, paura di contrarre l’infezione, frustrazione, noia, forniture inadeguate di beni essenziali (es. cibo) o necessari (es. farmaci o strumenti medici), informazioni inadeguate, perdite finanziarie e stigmatizzazione dei contagiati. (continua)</p>
<p><a href="https://salute.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/26/2020/02/28/COVID19-e-salute-mentale-ITCI2.pdf">Qui il link per leggere l&#8217;articolo completo </a></p>
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<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fcovid-19-impatto-sulla-salute-mentale-e-supporto-psicosociale-tonino-cantelmi-emiliano-lambiase%2F&amp;title=COVID-19%3A%20impatto%20sulla%20salute%20mentale%20e%20supporto%20psicosociale.%20Tonino%20Cantelmi%2C%20Emiliano%20Lambiase" id="wpa2a_14"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Coronavirus: una Sfinge del nostro tempo. Anna Ferruta</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2020 18:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Salute 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Anna Ferruta, del Centro Milanese di Psicoanalisi, ha scritto il miglior articolo che abbia letto  in questo periodo di Coronavirus. &#8220;Improvvisamente, un microscopico sferico virus con tanti spuntoni interroga l’essere umano su se stesso, una specie di nuova Sfinge sbarra la strada e pone enigmi&#8221; Qui il link all&#8217;articolo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/03/quarantine-area-vintage-rusty-metal-sign-vector-19987688.jpg"><img class="wp-image-7329 alignleft" alt="Quarantine area vintage rusty metal sign" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/03/quarantine-area-vintage-rusty-metal-sign-vector-19987688-940x1015.jpg" width="150" height="162" /></a>Anna Ferruta, del Centro Milanese di Psicoanalisi, ha scritto il miglior articolo che abbia letto  in questo periodo di Coronavirus.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Improvvisamente, un microscopico sferico virus con tanti spuntoni interroga l’essere umano su se stesso, una specie di nuova Sfinge sbarra la strada e pone enigmi&#8221;</em></p>
<p><a href="https://www.cmp-spiweb.it/coronavirus-una-sfinge-del-nostro-tempo/">Qui il link all&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Zizek: antisemitismo e lotta di classe in Lacan.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jan 2020 19:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’antisemitismo, per esempio, «reifica» (incorporandola in un particolare gruppo di persone) la rivalità insita nella società: esso tratta l’essere Ebrei come la Cosa che, dall’esterno, si intromette nel corpo sociale e ne disturba l’equilibrio. Quel che accade nella svolta dalla posizione della rigorosa lotta di classe all’antisemitismo fascista non è una semplice sostituzione di una figura [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/01/zizek.jpg"><img class=" wp-image-7309 alignleft" alt="zizek" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/01/zizek.jpg" width="240" height="240" /></a>“L’antisemitismo, per esempio, «reifica» (incorporandola in un particolare gruppo di persone) la rivalità insita nella società: esso tratta l’essere Ebrei come la Cosa che, dall’esterno, si intromette nel corpo sociale e ne disturba l’equilibrio. Quel che accade nella svolta dalla posizione della rigorosa lotta di classe all’antisemitismo fascista non è una semplice sostituzione di una figura del nemico (la borghesia, la classe dominante) con un’altra (gli Ebrei); la logica della lotta è affatto diversa. Mentre nella lotta di classe le classi stesse sono coinvolte nella rivalità insita nella struttura sociale, per l’antisemita l’ebreo è un intruso straniero che provoca la rivalità sociale, sicché ciò che dobbiamo fare per ristabilire l’armonia sociale è annientare gli Ebrei. In altre parole, un fascista antisemita eleva l’ebreo a quella Cosa mostruosa che provoca la decadenza sociale ”</p>
<p style="text-align: justify;">Passi di: Slavoj Zizek. “Leggere Lacan- Guida perversa al vivere contemporaneo”.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fzizek-antisemitismo-e-lotta-di-classe-in-lacan%2F&amp;title=Zizek%3A%20antisemitismo%20e%20lotta%20di%20classe%20in%20Lacan." id="wpa2a_22"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sul Controtransfert. Paula Heimann</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jan 2020 17:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[SUL CONTROTRANSFERT (1) Paula Heimann Sono stata stimolata a scrivere questa breve nota sul controtransfert da alcune osservazioni che ho fatto in seminari e analisi di controllo. Sono rimasta colpita dall’idea, diffusa tra i candidati, che il controtransfert non sia altro che una fonte di guai. Molti candidati hanno paura e si sentono colpevoli quando [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/01/220px-Paula_Heimann.jpg"><img class=" wp-image-7303 alignleft" alt="220px-Paula_Heimann" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2020/01/220px-Paula_Heimann.jpg" width="176" height="234" /></a>SUL CONTROTRANSFERT (1)</p>
<p>Paula Heimann</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stata stimolata a scrivere questa breve nota sul controtransfert da alcune osservazioni che ho fatto in seminari e analisi di controllo. Sono rimasta colpita dall’idea, diffusa tra i candidati, che il controtransfert non sia altro che una fonte di guai. Molti candidati hanno paura e si sentono colpevoli quando si accorgono di provare sentimenti verso i loro pazienti, e di conseguenza cercano di evitare qualsiasi risposta emotiva e di diventare completamente «distaccati». Quando ho cercato di comprendere le origini di questo ideale di un analista «distaccato», mi sono resa conto che la nostra letteratura non contiene descrizioni del lavoro analitico che possano far nascere l’idea che un buon analista provi per il proprio paziente solo una costante e moderata benevolenza; e che invece ogni increspatura di questa superficie liscia costituisca una perturbazione che deve essere superata.  Forse ciò può derivare da una cattiva interpretazione di alcune affermazioni di Freud, come il suo paragone con lo stato mentale del chirurgo durante un operazione, o l’altra analogia dello specchio; queste frasi infatti sono state citate spesso nelle discussioni sulla natura del controtransfert. D’altra parte esiste una diversa linea di pensiero, come quella di Ferenczi, che non solo riconosce che l’analista prova per il paziente una grande varietà di sentimenti, ma consiglia anche in certi casi di esprimerli apertamente. <span id="more-7300"></span>Nel suo lavoro Handhabung der Ubertragung auf Grund der Ferenczischen Versuche del 1936, Alice Balint ritiene che questa onestà da parte dell’analista sia utile e in accordo con quel rispetto per la verità che fa parte della psicoanalisi. Ammiro il suo atteggiamento ma non posso aderire alle sue conclusioni. Altri hanno affermato che, quando l’analista manifesta i suoi sentimenti al paziente, diventa più umano, e ciò gli permette di stabilire con lui una relazione umana.  In questo lavoro adopero il termine «controtransfert» per includere tutti i sentimenti che l’analista sperimenta verso il paziente. Si può obiettare che questo uso del termine non è corretto e che il controtransfert equivale al transfert da parte dell’analista. Ma io penso che il prefisso «contro» implica l’esistenza anche di altri fattori. È utile qui ricordare che i sentimenti di transfert non possono essere chiaramente distinti da quelli che si riferiscono a un altra persona come tale e non come sostituto del genitore.  Spesso si sottolinea che non tutto ciò che il paziente prova per l’analista è dovuto al transfert e che, via via che l’analisi progredisce, egli diviene sempre più capace di provare sentimenti «realistici». Questa stessa precisazione mostra che la distinzione tra questi due tipi di sentimenti non è semplice.  La mia tesi è che la risposta emotiva dell’analista nei confronti del paziente, nella situazione analitica, rappresenta uno dei più importanti strumenti del suo lavoro. Il controtransfert è uno strumento di ricerca   nell’ inconscio del paziente.  La situazione analitica è stata esaminata e descritta da molte angolazioni e tutti concordano nel ritenere che essa ha una sua specificità. Ma mi sembra non sia stato sufficientemente sottolineato che si tratta di una relazione fra due persone. Ciò che distingue questa relazione dalle altre non è la presenza di sentimenti in un partner, il paziente, e l’assenza nell’altro, l’analista, ma soprattutto l intensità dei sentimenti provati e l uso che se ne fa, giacché questi fattori sono interdipendenti. Da questo punto di vista, lo scopo dell’analisi non è di trasformare l’analista in un cervello meccanico, che può produrre interpretazioni sulla base di procedure puramente intellettuali, ma di renderlo capace di sostenere i sentimenti che si agitano in lui, invece di scaricarli come fa il paziente, in modo da subordinarli al lavoro analitico, in cui egli funziona come uno specchio che riflette il paziente.   Se l’analista cerca di lavorare senza tener conto dei propri sentimenti, le sue interpretazioni saranno povere, come spesso avviene nel lavoro dei candidati che per paura ignorano o soffocano i loro sentimenti.   Sappiamo che all’analista occorre un attenzione fluttuante per seguire le libere associazioni del paziente, e per essere in grado di ascoltarle contemporaneamente a molti livelli. Egli deve percepire il significato manifesto e quello latente nelle parole del paziente, le allusioni e le implicazioni, gli accenni alle sedute precedenti, i riferimenti alle situazioni infantili nascoste dietro la descrizione delle relazioni attuali, etc. Ascoltando in questa maniera, l’analista evita il pericolo di preoccuparsi soltanto di uno di questi temi ed è ricettivo ai significati dei cambiamenti di argomento, alle sequenze e ai vuoti delle associazioni del paziente.   Vorrei rilevare che, accanto a questa attenzione fluttuante, all’analista occorre pure un acuta sensibilità emotiva in modo da poter seguire i movimenti affettivi e le fantasie inconsce del paziente. La nostra ipotesi fondamentale è che l’inconscio dell’analista comprende quello del paziente. Questo rapporto profondo a#ora nei sentimenti che l’analista avverte in risposta al paziente, cioè nel suo «controtransfert». Questo è il modo più dinamico in cui gli giunge la voce del suo paziente. L’analista che paragona i suoi sentimenti con le associazioni e la condotta del paziente possiede uno strumento assai prezioso per verificare se è riuscito a capire il paziente.   Però, giacché le emozioni violente di qualsiasi tipo (amore, odio, utilità personale o collera) spingono all azione piuttosto che all&#8217;osservazione e confondono la capacità di analizzare e valutare correttamente la realtà, ne deriva che se la risposta emotiva dell’analista è eccessiva finirà con  l’impedirgli di comprendere la situazione. È necessario allora che la sensibilità emotiva dell’analista sia estensiva piuttosto che intensiva, mobile e differenziata.   Non ci saranno difficoltà nel lavoro analitico quando l&#8217;analista che integra l’attenzione fluttuante a risposte emotive fluttuanti non considera i suoi sentimenti come un problema, giacché essi concordano con i significati da lui intuiti. Tuttavia, spesso le emozioni risvegliate nell‘analista sono molto più vicine al nocciolo del problema di quanto non lo sia il suo ragionare o, in altre parole, la sua percezione inconscia dell&#8217;inconscio del paziente è più acuta e rapida di quella conscia. Mi viene in mente una recente esperienza. Riguarda un paziente che aveva fatto una precedente analisi con un collega. Il paziente era un uomo sulla quarantina che aveva iniziato il primo trattamento quando il suo matrimonio era fallito. La confusione era il suo sintomo dominante. Alla terza settimana di analisi, all&#8217;inizio della seduta, mi disse che stava per sposare una donna che aveva conosciuto solo poco tempo prima. Era ovvio che in quel momento il suo desiderio di sposarsi era determinato dalle resistenze verso l&#8217;analisi e dal bisogno di agire i suoi conflitti di transfert. Nell’ambito di un atteggiamento assai ambivalente era chiaramente presente il desiderio di una relazione intima con me. Avevo perciò motivo per sospettare della saggezza della sua intenzione e di dubitare della sua scelta. Ma il tentativo di abbreviare l’analisi non è infrequente all&#8217;inizio o in momenti critici del trattamento e, di solito, non rappresenta un ostacolo troppo grande per il lavoro, tale da determinare situazioni pericolose. Fui perciò piuttosto perplessa nel vedere che reagivo verso il paziente con un senso di apprensione e di preoccupazione. Sentivo che in quella situazione era presente, oltre il solito acting-out, qualche altra cosa che però mi sfuggiva. Nelle successive associazioni che erano incentrate sulla sua amica, il paziente, descrivendola, disse che aveva avuto «un passato burrascoso». Di nuovo questa frase mi colpì in modo particolare ed aumentò la mia apprensione. Cominciai a capire che il paziente era attratto da lei proprio perché aveva avuto un passato difficile. Ma tuttavia sentivo ancora che non vedevo le cose abbastanza chiaramente. Mi parlò poi di un suo sogno: aveva acquistato all’estero una buonissima automobile di seconda mano che era danneggiata. Voleva ripararla ma, nel sogno, un altra persona si opponeva; il paziente dovette, come disse, «farla confondere» per poter continuare la riparazione dell’automobile. Con l’aiuto di questo sogno riuscii a capire ciò che prima avevo semplicemente percepito come un senso di apprensione e di preoccupazione. Infatti c’era in gioco qualcosa di più del semplice acting-out dei conflitti di transfert. Quando mi fornì i particolari dell’automobile &#8211; molto buona,  di seconda mano, proveniente dall’estero &#8211; il paziente riconobbe spontaneamente che essa rappresentava me stessa. L’altra persona del sogno che cercava di fermarlo e che egli aveva fatto confondere stava per quella parte dell’Io del paziente che tendeva alla sicurezza e alla felicità e all analisi come ad un oggetto protettivo. Il sogno mostrava che il paziente desiderava che io fossi danneggiata (ad esempio insisteva sul fatto che io fossi la profuga a cui si poteva applicare l’espressione «passato burrascoso» che egli aveva usato per la sua nuova amica). I sensi di colpa per i suoi impulsi sadici lo costringevano a processi di riparazione, ma questa riparazione era di natura masochistica in quanto doveva cancellare la voce della ragione e della precauzione. Il confondere la figura protettiva aveva un duplice significato, esprimendo sia i suoi impulsi sadici sia quelli masochistici: da un lato egli aspirava a danneggiare l’analisi, e ciò rappresentava le tendenze sadiche del paziente, secondo il modello dei suoi attacchi anali infantili alla madre; dall’altro, egli cercava di ostacolare il suo desiderio di sicurezza e felicità ed esprimeva così le sue tendenze autodistruttive. La riparazione, diventata un atto masochistico, genera nuovo odio e, lungi dal risolvere il conflitto tra la distruttività e la colpa, conduce ad un circolo vizioso. L’intenzione del paziente di sposare la sua nuova amica, la donna danneggiata, era sostenuta da entrambi questi motivi, e l&#8217;acting-out dei suoi conflitti di transfert era determinato da questo specifico e potente sistema sado-masochistico. Inconsciamente avevo afferrato immediatamente la serietà della situazione, da qui il senso di preoccupazione che avevo provato. Ma la mia comprensione conscia era stata più lenta, cosicché mi resi conto del messaggio del paziente e della sua richiesta di aiuto più tardi, durante la seduta, quando affiorò altro materiale. Nel presentare l’elemento centrale di una seduta analitica, spero di illustrare la mia ipotesi secondo la quale la risposta immediata emotiva dell’analista al paziente è un indizio molto significativo dei processi inconsci del paziente e favorisce una maggiore comprensione. Tale reazione emotiva aiuta l’analista a focalizzare l’attenzione sugli elementi più importanti delle associazioni del paziente e serve come un utile criterio per la scelta delle interpretazioni derivate dal materiale che, come sappiamo, è sempre multideterminato. Da questo punto di vista il controtransfert non costituisce solo una parte della relazione analitica, ma è una creazione del paziente, è una parte della sua personalità (potrei qui sfiorare un problema che il Dott. Clifford Scott esprimerebbe coi termini del suo concetto di schema corporeo, ma ciò mi porterebbe troppo lontano). L’approccio al controtransfert che io ho proposto non è senza pericoli. Esso non rappresenta uno schermo ad insufficienze dell’analista. Quando l’analista nella sua analisi personale è riuscito ad elaborare i suoi conflitti infantili e le ansie persecutorie, così da poter stabilire facilmente un contatto col proprio inconscio, non attribuirà al paziente ciò che invece gli appartiene. Egli avrà acquistato un sicuro equilibrio che lo metterà in grado di sostenere i ruoli dell’Es, dell&#8217;Io e del Super-io del paziente e degli oggetti interni che il paziente proietta su di lui, quando drammatizza i suoi conflitti nella situazione analitica. Nell&#8217;esempio citato l’analista rappresentava soprattutto la madre buona che doveva essere distrutta e salvata, ma anche la parte più realistica dell’Io del paziente che cercava di opporsi ai suoi impulsi sado-masochistici. A mio avviso la richiesta di Freud che l’analista debba «riconoscere e padroneggiare» il suo controtransfert non porta alla conclusione che il controtransfert sia un fattore disturbante e che l’analista dovrebbe perciò diventare insensibile e distaccato, ma invece che deve usare le sue risposte emotive per comprendere l’inconscio del paziente. In tal modo l&#8217;analista non entrerà come co- attore sulla scena che il paziente reciterà di nuovo nella relazione analitica, e non la utilizzerà per i propri bisogni. Nello stesso tempo troverà un importante stimolo per continuare l&#8217;analisi dei suoi problemi personali, ma questa è una faccenda privata. Non penso perciò che sia giusto che l’analista comunichi i suoi sentimenti al paziente. A mio parere una tale onestà è vicina ad una confessione e potrebbe costituire un peso per il paziente. In ogni caso un simile procedimento può costituire una difficoltà per il lavoro analitico. L’emozione destata nell’analista sarà utile al paziente se viene usata come un ulteriore fonte di comprensione delle difese e dei conflitti inconsci del paziente, e quando questi saranno interpretati ed elaborati seguiranno cambiamenti dell’Io del paziente e un rafforzamento del suo senso di realtà, così che egli vedrà l&#8217;analista come un essere umano, non come un dio o un demonio, e si stabilirà una relazione umana nella situazione analitica, senza che l&#8217;analista debba ricorrere a mezzi extra-analitici. La tecnica psicoanalitica iniziò quando Freud, abbandonando l’ipnosi, scoprì la resistenza e la rimozione. A mio parere, l’uso del controtransfert come strumento di ricerca può essere riconosciuto nelle sue descrizioni del modo con cui egli giunse a queste fondamentali scoperte. Quando cercò di chiarire i ricordi dimenticati della sua paziente isterica, sentì in lei una forza che si opponeva ai suoi tentativi e che egli a sua volta doveva superare con un lavoro psichico. Freud concluse che era l’identica forza ad essere responsabile della rimozione dei ricordi traumatici così come della formazione dei sintomi isterici. Il processo inconscio dell’amnesia isterica può essere così definito per mezzo delle sue sfaccettature, di cui una è volta verso l’esterno e percepita dall’analista come resistenza, mentre l’altra funziona intrapsichicamente come rimozione. Nel caso della rimozione, il controtransfert è caratterizzato dalla sensazione di dover fronteggiare una forza che si oppone; altri meccanismi di difesa risveglieranno nell’analista altre sensazioni. Credo che, in questa prospettiva, ricerche più estese sul controtransfert ci possono permettere di chiarire le corrispondenze tra la natura del controtransfert e quella degli impulsi inconsci del paziente e delle sue difese attive in quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;">(1) On Counter-Transference, pubblicato in International Journal of Psychoanalysis, 31, Lavoro letto al 16 Congresso di psicoanalisi, Zurigo Dopo aver presentato questo lavoro al congresso, la mia attenzione fu attirata dall’articolo di Leo Berman Controtransfert e atteggiamento dell&#8217;analista nel processo terapeutico, pubblicato in Psychiatry, Vol. XII, n.2, Maggio Il fatto che il problema del controtransfert sia stato affrontato quasi contemporaneamente da due diversi studiosi indica che è il momento per una più approfondita ricerca sulla natura e la funzione del controtransfert. Sono d&#8217;accordo con Berman che non considera valido un atteggiamento troppo distaccato da parte dell&#8217;analista, ma differisco da lui nelle mie conclusioni circa l&#8217;uso dei sentimenti dell’analista verso il paziente.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Debellare il senso di colpa. Lucio Della Seta</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 20:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dorino Piras]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un bel libro questo di Lucio Della Seta: semplice ma non semplicistico, scorrevole e comprensibile da tutti perché a tutti è indirizzato. Ognuno di noi ha provato l&#8217;esperienza dell&#8217;ansia e del senso di colpa senza trovare, spesso, motivazioni che potessero giustificare la sproporzione di queste sensazioni con le cause che ci siamo costruiti nella nostra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2019/12/della-seta.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7275" alt="della seta" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2019/12/della-seta.jpg" width="199" height="283" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un bel libro questo di Lucio Della Seta: semplice ma non semplicistico, scorrevole e comprensibile da tutti perché a tutti è indirizzato. Ognuno di noi ha provato l&#8217;esperienza dell&#8217;ansia e del senso di colpa senza trovare, spesso, motivazioni che potessero giustificare la sproporzione di queste sensazioni con le cause che ci siamo costruiti nella nostra mente. Della Seta, analista della scuola di Jung ma di ampio respiro psicoterapeutico, ripercorre i passaggi della nostra storia personale mostrandoci molti meccanismi biologici e psichici inconsci che costruiscono questa realtà universale della natura umana, con molti messaggi di speranza, tra cui scelgo quello della possibilità di cambiare gli occhiali attraverso cui guardiamo noi stessi e gli altri, a cui occhi pensiamo spesso di non valere o che siano ostili &#8220;a prescindere&#8221;, mentre più probabilmente si occupano di noi molto meno di quanto noi ci occupiamo di noi stessi.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2Fdebellare-il-senso-di-colpa-lucio-della-seta%2F&amp;title=Debellare%20il%20senso%20di%20colpa.%20Lucio%20Della%20Seta" id="wpa2a_30"><img src="https://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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