Pur nella difficoltà che gli italiani in generale hanno nel far propria la manovra, credo che abbia ragione Marcello Sorgi quando afferma che i cittadini del nostro Paese alla fine hanno maggiore fiducia nel ritrovarsi davanti ad un quadro completo, una manovra definita, rispetto ai mille emendamenti e variazioni che si prospettano da parte dei politici. Una medicina amara, certamente, ma almeno una medicina vera e non una semplice aspirina diluita in centro litri d’acqua.
Piemonte al Centro sostiene la manovra presentata dal Governo presieduto da Mario Monti. Venti giorni orsono il nostro Paese non solo non era in grado di restare in Europa, ma nemmeno di assicurare le normali funzioni finanziarie e la salvaguardia del futuro dei nostri figli.Ciò che noi riteniamo fondamentale è il cambio di passo che si è verificato: dare una nuova prospettiva per il nostro futuro nel momento in cui il personale politico italiano non riusciva più ad elaborare nessuna visione per il domani del nostro Paese.
La diversità di questa manovra consiste nella ricerca del rigore, dell’equità e della crescita non nei singoli provvedimenti – che a turno possono essere letti come iniqui o insufficienti – ma nel quadro complessivo, nell’insieme del sistema, con una modalità, oserei dire, strutturale e non episodica e di corto respiro. Senza ad esempio condoni e scudi fiscali. Continua a leggere »
Lo smog sembra un argomento irrisovibile e le cronache di questi giorni certificano una sostanziale paralisi, almeno a Torino, dei progressi politici su questo fronte. Anche qui vige la consolidata prassi italiana: tutti pronti a favorire le misteriose misure strutturali senza nessuno che abbia il coraggio di attuarle. In sostanza quello che accade a livello nazionale si riversa anche localmente dove si è arrivati alla necessità di un governo tecnico perchè nessuno aveva il coraggio di farci assaggiare medicine che si prospettano amarissime. Inizia quindi una litania che ha aspetti sconcertanti, quali ad esempio la raccolta e lo studio delle migliori pratiche ambientali già applicate in altri territori. Chiaramente tutto ciò è una bufala di portata cosmica: da anni gli uffici tecnici delle amministrazioni producono rapporti, studi, comparazioni, misurazioni, simulazioni su questi argomenti che risultano nuovi solo per i decisori politici che non li conoscono e ne richiedono di nuovi, sperando di far passare i mesi invernali nell’attesa che l’anticiclone primaverile allenti la morsa dell’inquinamento, almeno apparentemente. Continua a leggere »
Giunto alla 45ª edizione, il Rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese in una difficile congiuntura ed è una lettura ineludibile per chiunque operi in ambito politico. QUI è possibile consultare il capitolo riguardante il sistema Welfare – Sanità dell’ultimo rapporto presentato in questi giorni.
Che la salute costi, e molto, è un’ovvietà. In tempi di crisi è quindi logico che le “razionalizzazioni” della spesa pubblica coinvolgano anche gli ospedali, richiedendo un dimagramento delle risorse assegnate al suo funzionamento. Ma quanto è necessario tagliare? Lasciamo da parte qui considerazioni politico-sociali e consideriamo invece qualche vincolo di semplice fattura economica. Un confronto immediato viene posto con altri tipi di organizzazione sanitaria che sembrano essere maggiormente efficienti e meno costose, come ad esempio quelle di sanità privata. Con diverse sorprese. Continua a leggere »
(…) I bambini e ragazzi poveri sono la parte più debole, meno protetta della popolazione; e non votano. Ogni bolletta e ogni piccola spesa imprevista che capita nelle loro case sono un dramma, l’affitto o il mutuo sono spesso a rischio, insieme al lavoro dei genitori, quasi sempre precario. E sono a rischio le ormai brevissime vacanze estive, i vocabolari per la scuola, le rate del computer, l’invito agli amichetti per il compleanno. Lo racconta sempre l’Istat. E i quartieri dove vivono hanno meno verde, palestre, piscine, tempo pieno a scuola, asili nido.
L’Italia ha, al contempo, una grande risorsa: le persone che si occupano di infanzia e adolescenza in difficoltà sono molto esperte, le meno inclini a buttarla in protesta e le meno litigiose. Perché devono poter aiutare. Perché sono il front office di chi se la passa male, conoscono le persone, sanno trovare soluzioni perché tante volte si sono cimentate in questa opera. E oggi sono anche disposte ad abbandonare posizioni rigide e modelli vecchi pur di riequilibrare le cose a favore di chi parte con meno nella vita. (…)
Da un articolo – appello del nuovo Sottosegretario Marco Rossi Doria pubblicato su “La Stampa” il 20 novembre scorso con titolo
I pediatri del Regina Margherita sono preoccupati: il nuovo “masterplan” della città della salute prevede pesanti tagli sui posti letto dell’ospedale per bambini. Lo dice Piero Abruzzese, Direttore della Chirurgia Universitaria Pediatrica del Regina Margherita, che aveva già segnalato in agosto il rischio di un ridimensionamento della disponibilità di cura pediatrica. Due aspetti sono da sottolineare nelle dichiarazioni di Abruzzese: i bambini non possono essere considerati dei piccoli adulti; non viene presa in considerazione la possibilità che le mamme stiano insieme ai propri bambini. Detto in semplicità, la possibilità di cura dei bambini deve prevedere logiche diverse rispetto a quelle degli adulti, altri parametri, altri strumenti, altri fini. Così come far regredire un elemento fondametale della cura del bambino quale la presenza di un famigliare è inaccettabile, retrogrado, fuori dal tempo, regressivo. Abruzzese, che è portavoce di un gruppo di operatori sanitari che ha firmato l’appello, si è rivolto al Sindaco di Torino, Piero Fassino perchè si ricordi di un leit motive della sua campagna elettorale che voleva Torino come città a misura di bambino. Non si sa cosa potrà fare il nostro Sindaco e comunque credo che non si tirerà indietro per svolgere la sua pressione morale. Il problema che rattrista è che non è il Sindaco di Torino che deve metterci una pezza, ma i programmatori sanitari, coloro che studiano e decidono la scala delle priorità, delle esigenze e le proiettano nel tempo tentando di commettere meno errori che si può. La porta a cui si deve bussare è quella della Regione: sperando che tutto questo sia un brutto sogno.
Di Angelo Spena – L’efficienza nell’uso dell’energia investe la sfera tecnica, sociale, economica della nostra vita. E i consumi civili, quelli a noi più vicini, costituiscono più di un terzo del totale. Su questi possiamo intervenire tutti, a casa e sui luoghi di lavoro. Letteralmente, con le nostre mani.
E’ questo il messaggio che scaturisce dal lavoro svolto dal progetto europeo Use Efficiency e mi auguro – in qualità di coordinatore – che la sua diffusione e discussione possa contribuire anche minimamente alle scelte impegnative e urgenti cui l’Italia dovrà provvedere per il lavoro, i giovani, la fiscalità, l’occupazione, l’efficienza e il risparmio energetico, l’innovazione, le imprese.
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Se qualcuno non l’avesse compreso oggi Silvio Berlusconi, con il suo intervento al convegno di Verona organizzato dal centro di Giovanardi, ha aperto la rincorsa del Pdl per le prossime elezioni che non si immaginano lontane. La strategia appare abbastanza semplice: far attuare a Mario Monti le misure necessarie per mettere in sicurezza l’Italia e, sull’onda dell’inevitabile malcontento che monterà, staccare la spina al Governo e riproporre una coalizione in grado di battere un centrosinistra nel frattempo sfibrato da divisioni interne e dall’appoggio stretto a Monti. Ragionevolmente si pensa ad una campagna elettorale che si concluderà nell’estate prossima con un voto in condizioni politiche prevedibilmente alquanto confuse.





