Uscendo dal semplice “tifo” politico, un obbiettivo che come Piemonte al Centro ci siamo posti è quello di andare “dentro” i problemi e capire se dietro le proposte poste in campo esista un razionale utile. L’occasione oggi ci viene offerta da uno studio del Politecnico di Milano commissionato da “Nòva”, di cui ci dà notizia Antonio Larizza su Nòva, dove si quantificano gli eventuali benefici e risparmi ottenibili mediante un vero programma di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (Pa) a tutti i livelli. L’argomento è di attualità innanzittutto perchè nel pacchetto di proposte di Confindustria, ma da noi già sostenuto in precedenza su una proposta già avviata da Italia Futura. Continua a leggere »
In tempi di approvazione della Finanziaria conciliare il rigore con la crescita è senza dubbio una preoccupazione che gli italiani hanno ben presente. Sempre più spesso, inoltre, sentiamo i richiami dell’Unione Europea come un cappio che sembra limitare la nostra libertà d’azione e, a tratti, come responsabile stessa delle nostre difficoltà. Chiaramente non è così e addentrandoci un po’ meglio tra le pieghe del nostro rapporto con Bruxelles scopriamo anche qualche strumento utile che viene poco reclamizzato ma che ci potrebbe far comprendere meglio la “visione” a cui gli stati fratelli tendono per descrivere cosa pensano delle proprie carenze e dove vorrebbero andare. Dario Di Vico oggi sul Corriere della Sera ci da questo tipo di informazione parlando dei “Piani Nazionali di Riforma” (Pnr) che stanno sostituendo la strategia di Lisbona e che i diversi governi devono presentare annualmente dichiarando le riforme che ritengono necessarie con i relativi dettagli sulle manovre, sui tempi e sui controlli da adottare. Per non parlar male del nostro Paese, può essere utile un semplice esercizio e cioè andare a vedere cosa pensano di mettere in pratica i più importanti Paesi europei e da lì lasciare al buon cuore di ognuno di noi il giudizio. Continua a leggere »
Si chiama MyCare, viene dalla Gran Bretagna, è semplice da utilizzare e viaggia con software open source. Ecco la carta su cui scrivere molti dati preziosi sulla nostra salute grande quanto una carta di credito progettata dall’Engineering and Physical Sciences Research Council (EPSRC) che il sistema sanitario inglese sta mettendo a punto con uno stanziamento di 260 mila sterline e che ha concluso i primi test con successo. Risulta immediatamente comprensibile il vantaggio di questo strumento in caso di emergenza, di aggiornamento dei dati clinici e di aiuto nella razionalizzazione della spesa farmaceutica. Una particolare attenzione è stata riposta nel trattamento della privacy utilizzando una protezione simile a quella dei sistemi bancari. Il sistema può operare con i programmi diffusi dei nostri computer ed il progetto lascia aperta la porta agli open source che permetteranno maggiori sviluppi da parte di tutti coloro che vorranno cimentarsi proponendo nuove funzionalità.
(…) Secondo l’OECD, Organisation for Economic Cooperation and Development, sono 300.000 (trecentomila) gli italiani di elevata cultura che hanno deciso di lasciare il loro paese e sono diventati ricchi senza smantellare “un tessuto sociale in cui l’accesso al lavoro dipende dai contatti familiari, dalle affiliazioni politiche e dalle raccomandazioni”. Interessante è notare come l’Economist per dire raccomandazioni usi proprio il vocabolo italiano. Più che interessante, forse è meglio dire desolante. (…)
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Margherita Hack ha profondamente ragione. Lo dico come antinuclearista da sempre. La sostanza del suo discorso è che questo nucleare è troppo pericoloso, inapplicabile,costoso e poco democratico. Ma tutto ciò non deve assolutamente bloccare la ricerca scientifica, anche quella nucleare. Perchè se un domani la fusione fredda, il nucleare al torio o altri sviluppi simili raggiungeranno la possibilità di produzione di energia in maniera sicura e senza scorie, non vedo perchè non dovremmo sfruttarla. Questa è l’insidia che è necessario sottolineare e su cui bisognerà comunque lavorare dopo, con o senza la vittoria del referendum. Questo non è un referendum contro la scienza e le sue applicazioni, sia chiaro a tutti. Perchè proprio la ricerca scientifica sarà l’unica possibilità dataci per affrontare il futuro. Refrendum SI, dunque e soprattutto per migliorare la ricerca. Perchè questo è un referendum, tolta la tara, per la riaffermazione dei beni pubblici, beni comuni a cui nessuno, negli ultimi anni sembrava più credere.
(Via Correnti) A Crescentino, in Provincia di Vercelli, il principale produttore di plastica tipo Pet – quello delle bottiglie di plastica e altro ancora per intenderci – sta costruendo una sorta di raffineria per produrre benzina e alcool partendo dall’impiego di cellulosa di legno, scarti agricoli ecc. Chi produce plastica in quantità significativa sul mercato mondiale si sta quindi sganciando dalla dipendenza del petrolio per seguire altre strade. Pare che comunque la “raffineria” sia stata comprata in blocco da una delle grandi multinazionali petrolifere. Ora, non so che impatto possa avere dal punto di vista di vista delle ricadute ambientali questa nuova strada, ma fossi un amministratore pubblico cercherei di andare a vedere di cosa si tratta e di capire se anche nel mio territorio questo tipo di produzione possa avere un futuro. Giusto per capire se un’amministrazione punta sull’innovazione dei prodotti e cerca l’insediamento di nuove produzioni con posti di lavoro annessi. Giusto per capire.
Un nuovo compito prioritario che penso debba essere assegnato alle pubbliche amministrazioni per l’ambiente è sicuramente quello dell’azione sull’innovazione tecnologica. Se da un lato le politiche ambientali possono spingere le imprese ad adottare tecnologie “pulite” già disponibili sul mercato, è comunque necessario stimolare ricerca e sviluppo (R&S) per raggiungere la quota di risultato che non può essere raggiunta solo attraverso altre politiche economiche. Il problema infatti è che nell’attuale sistema di mercato la disponibilità degli investimenti in R&S non è socialmente ottimale. Ciò dovuto a fatti noti. Continua a leggere »
“(…) Tra il 1100 e il 1500 l’Italia era leader mondiale in fatto di capacità di innovazione, creatività e produzione di ricchezza. E con caratteristiche umane non troppo dissimili da quelle degli italiani attuali! E penso di sapere perché. Era frammentata in città-stato con numerosi contatti commerciali con il resto del mondo ed era relativamente più complicato per governanti, preti o ladri appropriarsi della ricchezza creata da inventori e mercanti. Oggi questo scenario è osservabile in India, Cina e Brasile. Potrebbe tornare a verificarsi anche in Italia, in circostanze favorevoli”. Matt Ridley, zoologo e divulgatore scientifico
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