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	<title>Dorino Piras &#187; Ambiente</title>
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		<title>Torino e i paradossi dell&#8217;inquinamento</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 17:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sfida che ogni metropoli si ritrova ad affrontare è quella della diminuzione del consumumo di combustibili fossili con il conseguente miglioramento della qualità dell’aria e della spesa energetica. A questo riguardo è riconosciuto che la pressione maggiore viene esercitata dall’uso privato delle automobili che la gran parte di noi giornalmente usa in maniera massiccia. <a href='http://www.dorinopiras.it/2.0/2011/12/torino-e-i-paradossi-dellinquinamento/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La sfida che ogni metropoli si ritrova ad affrontare è quella della diminuzione del consumumo di combustibili fossili con il conseguente miglioramento della qualità dell’aria e della spesa energetica. A questo riguardo è riconosciuto che la pressione maggiore viene esercitata dall’uso privato delle automobili che la gran parte di noi giornalmente usa in maniera massiccia. Il dato è che oggi le nostre città e tutto il nostro sistema di vita sono disegnati in funzione dell’uso di questo mezzo. L’auto stessa rappresenta nella nostra economia urbana torinese un tassello molto importante, anche se molto meno rispetto al passato, e quindi la resistenza a modificare la nostra mobilità a favore di soluzioni che diminuiscano questo tipo di locomozione è grande. Il filone maggiormente in voga tra i nostri amministratori – a dire il vero trasversale a tutti gli schieramenti – rimane quello di pensare che nuove automobili con migliori prestazioni di consumo ed emissioni inquinanti ridotte risolveranno il problema. Sarà così?<span id="more-5307"></span> Chi studia questi problemi non lo pensa e per dimostrarlo rilancia un’argomentazione che un economista britannico, William Stanley Jevons, pubblicò nel1865 nel suo libro “The Coal Question”, la cui validità non è stata smentita fino a oggi. Jevons osservò che l’uso del carbone era aumentato, anzichè diminuire, dopo l’introduzione dei motori a vapore che ne consumavano di meno. Il risultato dell’equazione non cambierebbe, al giorno d’oggi sostituendo il termine carbone con altri esempi più attuali. Ad esempio usiamo internet molto di più in termini di volume e di ore di collegamento rispetto a dieci anni fa, quando le connessioni erano più lente: oggi scaricare una pagina di internet è molto più veloce rispetto al passato, ma ciò non ha portato ad una diminuzione del tempo totale di connessione, anzi al suo aumento. La stessa cosa accade con l’auto: il miglioramento dell’efficienza e il minor consumo al chilometro non provoca una diminuzione del consumo totale e delle emissioni inquinanti, ma al contrario la aumentano. Così come avviene con i condizionatori di aria fredda in estate. In sostanza stiamo sbagliando l’obbiettivo finale, pur tenendo conto che il miglioramento dell’efficienza delle auto e di tutte le altre tecnologie deve essere perseguito con costanza e senza cedimenti. Il vero bersaglio, quindi, non è l’automobile in sé stessa, ma il come e il perchè viene usata. Una soluzione strutturale potrà quindi nascere quando ci porremmo la giusta domanda sul perchè aumentiamo sempre più i chilometri percorsi: è proprio il disegno delle nostre città che oggi non funziona più. E questo è un argomento squisitamente di competenza delle nostre amministrazioni comunali che finora non sembra mettano grande coraggio nel risolvere il problema in questa chiave. Se infatti non sarà possibile risolvere il problema con il miglioramento dell’efficienza dei mezzi pubblici, bisognerà iniziare a pensare a un diverso disegno degli insediamenti delle attività produttive, degli uffici pubblici, del ricollocamento delle aree abbandonate, delle volumetrie dei nuovi edifici e via discorrendo: in sostanza il problema dell’inquinamento e del consumo di energia nelle nostre città si intreccia in maniera sempre più stretta all’urbanistica, al disegno e collocazione dei centri di scambio, consumo, ai punti di interesse pubblico amministrativo e sociale. Un esempio è quello di Manhattan a New York, dove, per assurdo, l’uso delle automobili da parte dei cittadini è limitato e le performances ambientali sono tra le migliori al mondo tra le grandi metropoli. Dare quindi i corretti obbiettivi all’azione delle nostre amministrazioni cittadine è forse il vero punto di svolta per migliorare il nostro futuro economico e ambientale, lasciando perdere discussioni mediocri e prive di fondamento che ci distraggono dalle vere soluzioni.</p>
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		<title>Cosa non siete disposti a chiedere contro lo smog?</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/12/lampadina-verde.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5265" title="lampadina verde" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/12/lampadina-verde.jpg" alt="" width="177" height="132" /></a>Lo smog sembra un argomento irrisovibile e le cronache di questi giorni certificano una sostanziale paralisi, almeno a Torino, dei progressi politici su questo fronte. Anche qui vige la consolidata prassi italiana: tutti pronti a favorire le misteriose misure strutturali senza nessuno che abbia il coraggio di attuarle. In sostanza quello che accade a livello nazionale si riversa anche localmente dove si è arrivati alla necessità di un governo tecnico perchè nessuno aveva il coraggio di farci assaggiare medicine che si prospettano amarissime. Inizia quindi una litania che ha aspetti sconcertanti, quali ad esempio la raccolta e lo studio delle migliori pratiche ambientali già applicate in altri territori. Chiaramente tutto ciò è una bufala di portata cosmica: da anni gli uffici tecnici delle amministrazioni producono rapporti, studi, comparazioni, misurazioni, simulazioni su questi argomenti che risultano nuovi solo per i decisori politici che non li conoscono e ne richiedono di nuovi, sperando di far passare i mesi invernali nell’attesa che l’anticiclone primaverile allenti la morsa dell’inquinamento, almeno apparentemente.<span id="more-5266"></span> Avendolo visto dal “di dentro”, il meccanismo delle non scelte della politica, in realtà, si basa su altri assunti rispetto a quelli che compaiono nelle dichiarazioni ed inchieste giornalistiche. Così nessuno decide nulla perchè ha paura di perdere il consenso elettorale, senza capire che, ai tempi del governo Monti, i cittadini non sembrano più essere disponibili a sostenere forze politiche che non creano troppo disturbo alla pacifica vita quotidiana. Si potrebbe, per assurdo, usare un sistema di decisione politica diverso, che ribalta le bufale di cui sopra usando altri parametri. Basterebbe infatti che le varie forze politiche dichiarassero inizialmente cosa NON siano disposte a fare per migliorare il problema. Pensate a come cambierebbe l’impostazione del problema: da una parte avremmo tutta una serie di proposte tecniche e dall’altra tutte le cose che i partiti non sono disposti a fare. Se ci pensate tutto ciò, alla fin fine, rispecchia la logica delle esenzioni che diventano sempre più numerose e che uccidono qualsiasi provvedimento utile. Ad esempio se i partiti, a prescindere da altre valutazioni, decidessero che è inaccettabile qualsiasi limitazione alla circolazione delle auto parziale o totale, potremmo subito togliere dal pacchetto delle proposte tecniche queste limitazioni. Così se anche le limitazioni per i mezzi più vecchi degli ambulanti, quelli che sono tenuti insieme dallo spago, fossero considerati fortemente depressivi sull’economia cittadina, potremmo evitarci lunghi articoli giornalistici che ci raccontano storie d’altri tempi. Le industrie, poi, non vanno assolutamente toccate: ce ne sono poche e ristrutturarle secondo i parametri di emissione impiegati dalle consorelle in tutta Europa non è possibile oggi, in tempi di crisi. Forse qualcosa si potrà fare tra dieci anni se passa la recessione. E via anche questo capitolo. Forze politiche che non desiderano urtare la sensibilità degli automobilisti aumentando le vie riservate alla circolazione dei mezzi pubblici sono censite in costante aumento: si creerebbero nodi di traffico irrisolvibili da altre parti. Lo stesso aumento del numero dei mezzi pubblici, comporterebbe delle spese  che non renderebbero più possibile finanziare la sagra del bue giallo tricornuto, con grave nocumento delle economie locali. Perchè in realtà, diversamente distribuite nelle amministrazioni, i mezzi politici per intervenire esistono, ma urterebbero certe pelose sensibilità riguardanti la democraticità e la libertà dei cittadini. Meno quella di essere esposti nelle giornate più nere di smog ad ictus ed infarti, come da anni ampiamente registrato dai rapporti sempre più numerosi in possesso dei nostri amministratori. E’ un po’ un’esperienza comune di certe malattie, per cui una singola medicina non è sufficente a far star bene il malato, ma bisogna prenderne più d’una. Così, ad oggi lo stato dell’arte della lotta all’inquinamento: una misura singola non è mai sufficiente a risolvere i problema, che avrebbe maggiori chances di guarigione se attuate insieme ad altre. Per cui se limitazioni all’uso delle auto significano un piccolo beneficio, inventiamo, del 4%, insieme alle isole pedonali, poniamo 1%; alla stringente osservanza delle norme europee sulle emissioni in aria, 20%, alla limitazione della velocità sulle tangenziali, 5%, al maggiore uso dei mezzi pubblici, 7%, al controllo stretto delle caldaie delle case, 3%, al completamento della metanizzazione di tutta l’area urbana e suburbana, 6%, alla creazione di una rete collegata di teleriscldamento, 9%, alla spinta all’utilizzo di auto elettriche da parte di tutte le amministrazioni, 4% e via discorrendo, si potrebbe arrivare non dico al 90% di abbattimento degli inquinanti, ma ad esempio al 50%, che poi significa fatti i dovuti calcoli avere almeno il 50% di possibilità in meno di prendersi gli accidenti di salute legati a questo tipo di insidia. E davvero mi piacerebbe farla questa domanda in maniera secca e senza risposte bizantine e distinguo: che cosa non siete disposti a chiedere ai vostri cittadini per battere l’inquinamento?</p>
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		<title>C&#8217;è posta per Clini</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 21:59:26 +0000</pubDate>
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		<title>Efficienza energetica e qualità della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 14:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Angelo Spena &#8211; L’efficienza nell’uso dell’energia investe la sfera tecnica, sociale, economica della nostra vita. E i consumi civili, quelli a noi più vicini, costituiscono più di un terzo del totale. Su questi possiamo intervenire tutti, a casa e sui luoghi di lavoro. Letteralmente, con le nostre mani.
E’ questo il messaggio che scaturisce dal lavoro <a href='http://www.dorinopiras.it/2.0/2011/11/efficienza-energetica-e-qualita-della-vita/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/lampadina-verde1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5222" title="lampadina verde" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/lampadina-verde1.jpg" alt="" width="177" height="132" /></a>Di Angelo Spena &#8211; L’efficienza nell’uso dell’energia investe la sfera tecnica, sociale, economica della nostra vita. E i consumi civili, quelli a noi più vicini, costituiscono più di un terzo del totale. <strong>Su questi possiamo intervenire tutti</strong>, a casa e sui luoghi di lavoro. Letteralmente, con le nostre mani.<br />
E’ questo il messaggio che scaturisce dal lavoro svolto dal progetto europeo <a href="http://www.useefficiency.eu/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Use Efficiency</span></a> e mi auguro &#8211; in qualità di coordinatore – che la sua diffusione e discussione possa contribuire anche minimamente alle scelte impegnative e urgenti cui l’Italia dovrà provvedere per il lavoro, i giovani, la fiscalità, l’occupazione, l’efficienza e il risparmio energetico, l’innovazione, le imprese.<br />
<a href="http://www.italiafutura.it/dettaglio/112508/coniugare_efficienza_energetica_e_qualita_della_vita">Continua a leggere su Italia Futura</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2F2011%2F11%2Fefficienza-energetica-e-qualita-della-vita%2F&amp;title=Efficienza%20energetica%20e%20qualit%C3%A0%20della%20vita" id="wpa2a_8"><img src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tokyo progetta la città antisismica o IRTBBC</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 14:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tempi di disastri naturali in genere, segnalo un progetto, riportato da Ecoblog, dell’amministrazione della città di Tokyo per la costruzione di un’area che accolga le strutture operative di emergenza, il Parlamento ed altre infrastrutture da salvaguardare in caso di terremoti e tsunami che in quelle parti del mondo sono possibili. Il progetto si chiama <a href='http://www.dorinopiras.it/2.0/2011/11/tokyo-progetta-la-citta-antisismica-o-irtbbc/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/tokyo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5038" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="tokyo" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/tokyo-300x225.jpg" alt="" width="210" height="158" /></a>In tempi di disastri naturali in genere, segnalo un progetto, riportato da <a href="http://www.ecoblog.it/post/13613/tokyo-progetta-una-nuova-citta-per-affrontare-i-terremoti#continua">Ecoblog</a>, dell’amministrazione della città di Tokyo per la costruzione di un’area che accolga le strutture operative di emergenza, il Parlamento ed altre infrastrutture da salvaguardare in caso di terremoti e tsunami che in quelle parti del mondo sono possibili. Il progetto si chiama IRTBBC, acronimo di  <em>Integrated Resort, Tourism, Business and Backup City </em>e rimarrebbe situata a circa 300 miglia da Tokyo nei presso dell’aeroporto di Itami. <em> </em> Verrebbe abitata in pianta stabile da circa 50 mila persone e ospiterebbe anche un grattacielo che si candiderebbe con i suoi 652 metri, ad essere il più alto del mondo.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2F2011%2F11%2Ftokyo-progetta-la-citta-antisismica-o-irtbbc%2F&amp;title=Tokyo%20progetta%20la%20citt%C3%A0%20antisismica%20o%20IRTBBC" id="wpa2a_10"><img src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Alluvioni: Pubblicita&#8217; Progresso del 1977</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 19:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alluvioni]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità progresso]]></category>
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Via Repubblica.it
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><param name="wmode" value="direct" /><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="autostart=true&amp;provider=video&amp;file=http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2011/11/pubblicitaacqua051111rc.mp4?cdn&amp;width=640&amp;height=387&amp;repeat=false&amp;logo.file=0&amp;logo.position=top-left&amp;logo.margin=10&amp;shuffle=false&amp;mute=false&amp;volume=60&amp;stretching=unfiform&amp;screencolor=000000&amp;buffer=5&amp;smoothing=true&amp;brand=RepubblicaTV&amp;category=dossier&amp;subcategory=genova_alluvione_4novembre&amp;videotitle=Alluvioni, lo spot del '77 di Pubblicità Progresso&amp;streamurl=http://video.repubblica.it/dossier/genova-alluvione-4novembre/alluvioni-lo-spot-del-77-di-pubblicita-progresso/80069/78459&amp;webserviceurl=http://video.repubblica.it/php/services/related.php?id=&amp;mediaid=80069&amp;dock=false&amp;image=&amp;debug=false&amp;skin=http://flv.kataweb.it/player/v4/skin/skin_rrtv_temp.swf&amp;plugins=http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_nielsen.swf,http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_related.swf" /><param name="src" value="http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="390" src="http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf" flashvars="autostart=true&amp;provider=video&amp;file=http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2011/11/pubblicitaacqua051111rc.mp4?cdn&amp;width=640&amp;height=387&amp;repeat=false&amp;logo.file=0&amp;logo.position=top-left&amp;logo.margin=10&amp;shuffle=false&amp;mute=false&amp;volume=60&amp;stretching=unfiform&amp;screencolor=000000&amp;buffer=5&amp;smoothing=true&amp;brand=RepubblicaTV&amp;category=dossier&amp;subcategory=genova_alluvione_4novembre&amp;videotitle=Alluvioni, lo spot del '77 di Pubblicità Progresso&amp;streamurl=http://video.repubblica.it/dossier/genova-alluvione-4novembre/alluvioni-lo-spot-del-77-di-pubblicita-progresso/80069/78459&amp;webserviceurl=http://video.repubblica.it/php/services/related.php?id=&amp;mediaid=80069&amp;dock=false&amp;image=&amp;debug=false&amp;skin=http://flv.kataweb.it/player/v4/skin/skin_rrtv_temp.swf&amp;plugins=http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_nielsen.swf,http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_related.swf" bgcolor="#ffffff" wmode="direct" quality="high" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Via Repubblica.it</p>
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		<title>Genova ovvero quando il fiume riprende ciò che è suo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 23:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Per un po’ di tempo me ne sono occupato anch’io. Quindi, quando ho sentito all’interno dei diversi notiziari una frase apparentemente buttata là tra le altre, ho avuto un piccolo moto di stizza. “Il fiume si è ripreso il suo alveo” veniva detto e questo mi ha rimandato a quanto mi ripetevano i diversi geologi <a href='http://www.dorinopiras.it/2.0/2011/11/genova-ovvero-quando-il-fiume-riprende-cio-che-e-suo/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/nastro-lutto.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5026" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="nastro lutto" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/11/nastro-lutto.jpeg" alt="" width="113" height="160" /></a>Per un po’ di tempo me ne sono occupato anch’io. Quindi, quando ho sentito all’interno dei diversi notiziari una frase apparentemente buttata là tra le altre, ho avuto un piccolo moto di stizza. “Il fiume si è ripreso il suo alveo” veniva detto e questo mi ha rimandato a quanto mi ripetevano i diversi geologi e ingegneri idraulici: i fiumi, nel giro di circa 50 anni, ritornano a prendersi i territori in cui scorrevano un tempo o in cui sono precedentemente esondati. E’ quasi una legge che chi si occupa di acque conosce. Quindi piantiamola di invocare piogge di tipo tropicale &#8211; che pure iniziano ad affacciarsi anche da noi -, fatalità o altre cose del genere e iniziamo invece a prestare maggiore attenzione a chi conosce e studia queste cose. Concedere di costruire dove sappiamo che prima o poi l’acqua arriverà è semplicemente un provvedimento delinquenziale. Continuare a rendere il nostro territorio impermeabile attraverso nuove colate di cemento è criminale. Alzare sponde sempre più alte, non fa che rendere più veloci le acque che non trovano più sfogo altrimenti e quindi non rappresentano una messa in sicurezza del territorio, ma costruire un pericolo costante. E chi sa che all’interno di diverse città come Bologna o Napoli esistono fiumi che sono “tombati” all’interno o meglio sotto quelle città e che prima o poi si riprenderanno il letto in cui scorrevano una volta? Se a Genova c’è un posto che si chiama Foce, non ci viene in mente nessun dubbio di cosa potrebbe lì succedere? E’ davvero triste sentire tante stupidaggini anche a mezzo stampa, ma ancora più triste è vedere che le battaglie di molti amministratori non vengono assolutamente sostenute e conosciute, senza sapere che costa molto meno alla comunità fare bene le cose prima e prevenire, che riparare i disastri dopo. Costa meno, senza tenere conto che ci sono cose che non è possibile monetizzare come la vita delle persone.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2F2011%2F11%2Fgenova-ovvero-quando-il-fiume-riprende-cio-che-e-suo%2F&amp;title=Genova%20ovvero%20quando%20il%20fiume%20riprende%20ci%C3%B2%20che%20%C3%A8%20suo" id="wpa2a_14"><img src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il telelavoro dove meno te lo aspetti</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 23:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Una però la salvo. Nel senso che nelle diverse agevolazioni economiche che il Governo sta predisponendo, esisterebbe quella per il telelavoro. Chiaramente non ci salverà dalla crisi, ma almeno rappresenta un tocco di novità che, in questi ultimi anni, abbiamo sempre promosso. L’idea è quella di defiscalizzare, o incentivare tramite agevolazioni, la possibilità, quando possibile, <a href='http://www.dorinopiras.it/2.0/2011/11/il-telelavoro-dove-meno-te-lo-aspetti/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una però la salvo. Nel senso che nelle diverse agevolazioni economiche che il Governo sta predisponendo, esisterebbe quella per il telelavoro. Chiaramente non ci salverà dalla crisi, ma almeno rappresenta un tocco di novità che, in questi ultimi anni, abbiamo sempre promosso. L’idea è quella di defiscalizzare, o incentivare tramite agevolazioni, la possibilità, quando possibile, di svolgere almeno una parte del lavoro a casa. Il risparmio per le aziende è facilmente comprensibile e monetizzabiel, mentre per il lavoratore è soprattutto di gestione del proprio tempo, logistica e riaprmio sugli spostamenti. Benefici più generali si otterrebbero anche sul campo della mobilità e dell’inquinamento. D’altronde questa modalità di lavoro è ampiamente utilizzata soprattutto negli Stati Uniti, dove è nata, e in tutte le aree in cui è sviluppata l’economia dei servizi. Certi segnali, col tempo, arrivano comunque a destinazione e proprio dove e quando non te li aspetti.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2F2011%2F11%2Fil-telelavoro-dove-meno-te-lo-aspetti%2F&amp;title=Il%20telelavoro%20dove%20meno%20te%20lo%20aspetti" id="wpa2a_16"><img src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Se Torino vuole diventare una capitale verde</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 17:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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		<description><![CDATA[Come riportato dal sito “Lo Spiffero”, Torino sarebbe stata inserita tra le 19 città che si giocheranno il prestigioso riconoscimento della Commissione Europea per le politiche ambientali. Al di là delle polemiche che ciclicamente ritornano sull’argomento è chiaro che l’assegnazione alla nostra città resta una chimera, se non altro per i risultati che purtroppo si <a href='http://www.dorinopiras.it/2.0/2011/10/se-torino-vuole-diventare-una-capitale-verde/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come riportato dal sito “Lo Spiffero”, Torino sarebbe stata inserita tra le 19 città che si giocheranno il prestigioso riconoscimento della Commissione Europea per le politiche ambientali. Al di là delle polemiche che ciclicamente ritornano sull’argomento è chiaro che l’assegnazione alla nostra città resta una chimera, se non altro per i risultati che purtroppo si registrano. Non sarebbe certamente elegante indagare sui perchè in passato una serie di veti incrociati non hanno permesso l’ottenimento di risultati migliori, soprattutto è tempo di guardare avanti e di impostare una visione futura che ci permetta di uscire dall’impasse. E proprio guardando al domani sarebbe corretto iniziare a far propria, da parte delle amministrazioni dell’area metropolitana, l’idea che il miglioramento della qualità ambientale non è il risultato di una singola o di un pacchetto limitato di misure, ma di una politica trasversale che permei praticamente tutte le attività amministrative con mano ferma e senza paura di scontentare le diverse corporazioni che a turno minacciano di togliere il consenso politico-elettorale a chi al momento governa l’amministrazione. Parlo di corporazioni perchè in fondo esistono molti più motivi di comprensione e di adesione da parte delle persone rispetto a corporazioni che tentano di risvegliare l’interesse generale su se stesse attraverso la proposizione di veti, e non soltanto in campo ambientale.<span id="more-4983"></span> Comunque parlando di futuro una semplice capacità di visione nuova potrebbe essere quella suggerita di Klausner che individua nel nodo ambiente-salute una delle principali criticità della discussione. L’idea che regge la sua analisi starebbe nella necessità non tanto di ordinare l’applicazione di una serie di “pacchetti” di misure da imporre da parte delle amministrazioni che si sostituirebbero all’iniziativa dei cittadini e che agirebbero come uno Stato pervasivo, certamente un po’ paternalistico in grado di determinare monocraticamente la libera iniziativa. Al posto di questo nuovo Leviatano si dovrebbe invece attivare un sistema amministrativo più libero, in grado però di intervenire per la salvaguardia di quel bene davvero comune che è la protezione della salute anche attraverso gli strumenti scientifici più avanzati, oltre che quelli suggeriti dall’economia ambientale attualmente davvero in disarmo e pochissimo conosciuti da parte degli amministratori. Un primo passo potrebbe essere rappresentato dalla semplice domanda di come le scelte amministrative, da compiersi in aree apparentemente anche lontane dall’ambiente, influiscano sulle persone, e nello specifico sullo stato di salute dei cittadini. A questo riguardo Richard Klausner individua alcuni punti su cui interrogarsi preventivamente nella valutazione delle differenti possibilità di scelta:</p>
<p style="text-align: justify;">- quali saranno gli effetti</p>
<p>- in che modo si manifesteranno</p>
<p>- quale sarà la loro portata</p>
<p>- quando si manifesteranno</p>
<p>- chi verrà colpito in misura maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Incrociando poi elementi di economia sanitaria e ambientale si potrebbe pensare a strumenti scientificamente già in campo per rispondere a queste domande, tra cui uno dei più studiati è quello dei cosiddetti DALY (Disability-Adjusted Life Years). Per rassicurare i nostri quindici lettori, potremo ricordare che i DALY sono uno degli strumenti più raffinati che viene impiegato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nelle sue rendicontazioni sullo stato globale della salute. Questo strumento permette di “misurare” il peso della malattia in una comunità attraverso la combinazione di diversi parametri: ad esempio perdite dovute a morte prematura e perdite di vita sana dovuta a forme di inabilità. Un DALY è uguale alla perdita di un anno di vita in buono stato di salute. Tra le diverse funzioni, il DALY serve anche a selezionare e misurare il costo degli interventi per la prevenzione e/o cura di determinate malattie, quindi anche per la definizione delle priorità in sanitarie e per la scelta dell’attribuzione di risorse finanziarie e umane. Nessuna improvvisazione quindi, ma la volontà di comprendere gli effetti delle scelte che ci stanno di fronte anche lasciando che la libera iniziativa possa svilupparsi senza essere vessata da chi governa, ma con un’attenzione precisa alla salvaguardia del bene salute e valutando gli aspetti anche economici che tutto ciò comporta sulle spalle di argomenti scientifici solidi. Contro il sonno della ragione a cui stiamo purtroppo assistendo.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2F2011%2F10%2Fse-torino-vuole-diventare-una-capitale-verde%2F&amp;title=Se%20Torino%20vuole%20diventare%20una%20capitale%20verde" id="wpa2a_18"><img src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ambiente e fichi secchi</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 19:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorino Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ambente]]></category>
		<category><![CDATA[prestigiacomo]]></category>
		<category><![CDATA[tagli ministero abiente]]></category>
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		<description><![CDATA[L’ambiente non ha appeal: tagliato di fatto dagli aggiustamenti in Finanziaria non possiede più di fatto un “portafoglio” passando da 1,3 miliardi del 2008 a 120 milioni di € nel 2012. Nemmeno i media prestano più attenzione ad un Ministero ormai in ginocchio e nessuno saprà quindi che il Piano Bonifiche, la gestione dei parchi <a href='http://www.dorinopiras.it/2.0/2011/10/ambiente-e-fichi-secchi/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/10/dollaro-verde.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4953" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="dollaro verde" src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2011/10/dollaro-verde.jpg" alt="" width="197" height="125" /></a>L’ambiente non ha appeal: tagliato di fatto dagli aggiustamenti in Finanziaria non possiede più di fatto un “portafoglio” passando da 1,3 miliardi del 2008 a 120 milioni di € nel 2012. Nemmeno i media prestano più attenzione ad un Ministero ormai in ginocchio e nessuno saprà quindi che il Piano Bonifiche, la gestione dei parchi nazionali e riserve marine, la mobilità sostenibile, la lotta contro l’inquinamento atmosferico e via discorrendo non saranno ne fatti linee d’azione del Governo di Centrodestra presieduto da Silvio Berlusconi. Il danno è grave e sa anche un po’ di beffa, ma per dirla proprio tutta non sarei sicuro che governi di altro segno non avrebbero comunque diminuito le risorse di un settore visto sempre un po’ con fastidio ed accondiscendenza; anche a sinistra. Che fare quindi?<span id="more-4952"></span> Un riflesso condizionato potrebbe scattare e arrivare al risultato dell’attuale Ministro Stefania Prestigiacomo secondo cui il Ministero a questo punto è inutile e di fatto va chiuso. A noi che abbiamo visto e ci siamo adoperati per la costituzione di questo Ministero, che ci siamo appassionati e abbiamo in molti casi speso tempo ed energie al governo dell’ambiente a livello locale, questo risultato non soddisfa e quindi crediamo che sia ancora possibile fare qualcosa, anche con i “fichi secchi”. Ad esempio le questioni ambientali non rappresentano semplicemente una spesa e le politiche del settore non sono semplicemente “incentivi” per questa o quella tecnologia. Anzi. L’ambiente potrebbe innanzitutto significare uno straordinario riordino legislativo con norme chiare, semplici, che permettano a chiunque voglia interessarsi della questione di operare in un quadro chiaro, anche severo se necessario ma non vessatorio e intralciante, con tempi certi di autorizzazione ad alti livelli di qualità e pene altrettanto ferme quando necessitano. Significa usare la leva dell’economia dell’ambiente in maniera saggia e competente, con tutte le possibilità persino di abbattere le distorsioni del mercato quando si applicano a beni che devono essere governati secondo parametri economici adeguati come i Paesi più avanzati continuano a mostrarci. Significa guardare in maniera diversa all’efficienza ed all’efficacia. Significa indicare meglio alle stesse aziende cosa è accettabile e condivisibile a livello sociale e portarle all’innovazione tecnologica senza tassazioni supplettive, ma favorendone anche il rilancio nel mercato globale. In sostanza l’ambiente è fatto di molti aspetti che vengono spesso dimenticati e su cui bisognerebbe ragionare ancora prima di prepararsi a spendere le risorse assegnate. La sostenibilità in fondo significa anche questo.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.dorinopiras.it%2F2.0%2F2011%2F10%2Fambiente-e-fichi-secchi%2F&amp;title=Ambiente%20e%20fichi%20secchi" id="wpa2a_20"><img src="http://www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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