Dorino Piras

la Salute, l'Ambiente, il Lavoro

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Clima che cambia: i monsoni europei

(via Repubblica.it)

Un super monsone in Asia e una raffica di piogge monsoniche che sconvolge l’Europa. Il caos climatico cambia la mappa del meteo, rende strutturali episodi eccezionali, costringe a cercare nuove parole per descrivere fenomeni che assumono intensità e frequenza del tutto anomale. E così dall’Ibimet, l’istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze, provano a forzare il vocabolario per tradurre l’intensificarsi dei drammi che colpiscono decine di milioni di persone. “I termini che fino a ieri usavamo abitualmente per descrivere le piogge eccezionali che colpivano l’Europa non danno più l’idea di quello che succede realmente oggi”, spiega Giampiero Maracchi, responsabile dell’istituto. “A molti l’uso del termine monsone in uno scenario europeo sembrerà improprio, ma quello che sta accadendo ha caratteristiche simili alla dinamica dei monsoni. (continua a leggere su repubblica.it)

La Gran Bretagna rinnega gli impegni verdi

Il Governo conservatore della Gran Bretagna abbatte la sua scure sull’ambiente. Secondo alcune previsioni, il Ministero dell’Ambiente subirà un taglio delle spese di circa il 40% oltre alla privatizzazione dell’Ente forestale e la vendita di molte riserve naturali. Il Natural England, gestore delle riserve naturali, dovrà ridurre di un terzo il personale. La stessa Environment Agency deve dimezzare le spese. Chiusura del finanziamento anche per British Waterways preposto alla tutela di oltre tremila chilometri di fiumi. Gli stessi tradizionalisti inglesi sono rimasti di sasso dall’idea annunciata dal Ministro della difesa di privatizzare l’Ufficio Meteorologico Nazionale. L’opposizione laburista e gli ambientalisti inglesi sparano a zero sull’operazione denunciando la penalizzazione dell’ambiente come facile mossa e politicamente meno pericolosa, oltre all’idea che i tagli che si prospettano ad ottobre si presenteranno meno forti in confronto a quelli annunciati in questi mesi. Ultima avvertenza è l’eventuale interessamento dell’Unione Europea per il mancato rispetto delle regole europee sulla tutela degli habitat naturali. Il governo conservatore di Cameron, in definitiva , non si discosta dalle politiche contro l’ambiente degli altri governi conservatori, pur avendo puntato pochi mesi orsono proprio sulla carta verde per vincere le elezioni.

Certificazione acustica

La prossima frontiera ambientale che verrà lanciata sarà quella dell’inquinamento acustico. Personalmente me ne sono occupato durante il mio mandato provinciale con risultati importanti essendo la Provincia di Torino all’avanguardia sul panorama nazionale riguardo questo tema. Comunque a sostegno dell’attenzione al problema con l’intenzione di arrivare ad una sua regolamentazione è attesa per questo autunno l’introduzione dell’obbligo di possesso della certificazione acustica accanto a quella energetica per chi vorrà vendere o acquistare casa. In realtà la norma esiste già in via teorica: l’UNI 11367. Per saperne qualcosa di più è possibile consultare il sito www.uni.com. In sostanza gli immobili (ad eccezione per ora di quelli industriali, di sede di lavorazioni artigiane, agricoli) saranno classificati in diverse classi, prevedibilmente quattro partendo dalla 1 più silenziosa alla 4 più rumorosa. A differenza di quella energetica sostanzialmente basata su calcoli, la certificazione acustica sarà misurata direttamente all’interno dell’immobile mediante appropriati strumenti e terrà conto di diversi criteri quali ad esempio il livello di rumorosità degli impianti, l’isolamento della facciata, quello delle diverse unità rispetto a quelle abitate da vicini.

Liberalizzazione dell’acqua. A Torino tocca ai partiti passare dal dire al fare

Già in passato avevamo segnalato come la difesa dell’acqua pubblica passasse anche attraverso l’azione politico-amministrativa degli Enti Locali dove ancora, almeno nel nostro territorio, esistono amministrazioni di centrosinistra che potrebbero salvaguardare le positive esperienze difese in questi anni. Il fatto che il regolamento attuativo della liberalizzazione nei servizi pubblici locali sia arrivato al traguardo, ci consente di lanciare un segnale di attenzione che spero venga recepito dalle nostre amministrazioni, in questo caso la Provincia ed il Comune di Torino, non conoscendo ancora la posizione della nuova Giunta regionale del Piemonte a gui leghista. Nella nostra Provincia di Torino sicuramente l’esperienza della gestione in house è stata certamente positiva con risultati sul costo del servizio e sulla qualità all’avanguardia del quadro nazionale. Esperienza che mi onoro di avere difeso e rilanciato durante il mio precedente mandato di Assessore provinciale alle acque. Per brevità, il nuovo testo sulle liberalizzazioni pone, solamente per la gesione idrica, la possibilità di mantenere la gestione pubblica in house a condizione che i bilanci siano in utile, venga reinvestito l’80% dei profitti e si dimostrino costi operativi inferiori alla media del settore. Per ciò che riguarda il nostro territorio sono condizioni sicuramente dimostrabili e raggiungibili anche in futuro. Rimane comunque necessario lavorare con attenzione fin da subito per non lasciarsi prendere in contropiede e quindi porre immediatamente nell’agenda delle amministrazioni comunali e principalmente provinciale il tema, sia a livello di consigli che di giunte. I partiti politici che vogliano quindi difendere l’acqua pubblica possono sicuramente passare dalle semplici dichiarazioni di principio all’azione. Così come i cittadini potranno valutare quel che passa tra il dire ed il fare…

Un esempio di Greenwashing: la nuova centrale a idrogeno di Fusina

Greenwashing, seguendo wikipedia, è una nuova parola che indica l’ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni finalizzata alla creazione di un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) o di un’immagine mistificatoria per distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi. Un buon esempio di questo tipo di “riciclaggio verde” è la nuova centrale di Fusina, in Veneto, oggi agli onori delle cronache. La centrale, infatti produce energie bruciando idrogeno. Poche emissioni di ossidi di azoto e stop alla Co2 ci renderebbero certamente felici, se non fosse che il calore recuperato dalla combustione della centrale alimenta la vicina centrale a cabone, che certamente non può fregiarsi delle stesse performances ambientali. Furbizia italiana o semplice disinformazione?

Finanziaria 2010: il Governo colpisce la produzione di energia rinnovabile

Il governo getta la maschera e colpisce, mediante la Finanziaria, le fonti di energia rinnovabile. Sono due gli articoli da tenere d’occhio il 15 che impone agli impianti idroelettrici di grande derivazione un nuovo canone e il 45 che cancella l’obbligo da parte del Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) di ritirare i Kw in esubero prodotti. Lo smascheramento a favore della costruzione del nucleare e l’abbattimento della produzione delle rinnovabili è dato dal fatto che le misure citate non costituiscono nessun vantaggio per le casse dello Stato, ma al contrario rinunciano ad eventuali gettiti fiscali. L’associazione dei produttori di energia da fonti rinnovabili (APER) segnala inoltre la “forte turbativa che tali provvedimenti creano negli istituti di credito, con conseguente perdita di credibilità del Sistema Paese nei confronti del mondo finanziario”. Inutile inoltre ricordare il colpo inferto allo sviluppo dei Green Jobs, i lavori verdi, che sicuramente perderanno terreno e allontaneranno il nostro Paese dalle possibili 300.000 nuove unità lavorative che si potrebbero immettere sul mercato del lavoro.


Francia: ecotassa sul trasporto pesante

Il governo francese ha annunciato che l’entrata in vigore dell’Ecotassa sul trasporto pesante avverrà non prima del 2012, a differenza di quanto stabilito dalla legge Grenelle -Ambiente e dalla finanziaria 2009. Cosa sia questa tassa è presto detto: si tratta di far pagare sulla rete stradale francese non sottoposta già a pagamento, una cifra a km percorso in modo tale da spostare il trasporto delle merci dalla gomma ad altre forme meno inquinanti. La tassa, più o meno 20 centesimo per Km effettivamente percorso si propone diversi fini tra cui:

  • Una fiscalità più ecologica, che pesi sul traffico realmente svolto, piuttosto che sul costo del lavoro e sul patrimonuio delle imprese di trasporto stradale;
  • Una fiscalità più giusta che colpisca i veicoli pesanti quale che sia la loro nazionalità;
  • un «costo di riferimento» che favorisca il rapporto modale grazie ad un meccanismo di ribaltamento della tassa sui committenti caricatori
  • nuove risorse per la costruzione di infrastrutture di trasporto decise a partire proprio dalla legge Grenelle sull’ambiente.

Qualche approfondimento qui e qui

Come salvare il pianeta

Come salvare il pianeta: viaggio nei meccanismi del Parlamento americano con un’intervista ad Al Gore. Current TV