La cosa buona è che il prossimo censimento generale della popolazione potrà essere compilato anche via online.
( Via Verso Nord ) La rete di Verso Nord si rafforza e si allarga. Giovedì 22 settembre a Torino saranno presentati i comitati promotori di Piemonte al Centro. Come dice il nome, questa associazione vuole riportare la politica “al centro” dell’attenzione civile dell’Italia e si sente vicina alle analisi culturali e alle proposte politiche che stanno maturando, grazie al lavoro di altre associazioni come Verso Nord e soprattutto Italia Futura.
«Dopo l’assemblea tenutasi a Mogliano il 15 luglio», ricorda il portavoce di Verso Nord Alessio Vianello, «questo nuovo appuntamento ci consente di presentarci pubblicamente in Piemonte. La nascita di questi soggetti, federati con Verso Nord, conferma il collasso di un sistema politico che in regioni come Piemonte, Lombardia e Veneto fa perno sulla Lega e sul Pdl. L’asse del nord non passa più attraverso le maglie del potere leghista o del Pdl, forze che oggi rappresentano la conservazione e non quello sguardo europeo che tutti, cittadini e imprese, ci chiedono a gran voce».
All’appuntamento di Torino parteciperà una delegazione veneta, capeggiata dal senatore Maurizio Fistarol e dallo stesso Vianello.
Nel salone dell’Hotel Ambasciatori di Torino dlle ore 18.00 interverranno il senatore Nicola Rossi, economista, il professor Luca Ricolfi (editorialista La Stampa), Carlo Calenda, manager, braccio destro di Luca di Montezemolo in Italia Futura.
Esiste questa nuova alleanza, questa riproposizione dell’Ulivo d’antan con Partito Democratico, Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà che si sta lentamente affacciando, ma che non sembra suscitare entusiasmi da stadio. Sia chiaro, non ho nulla contro, ci mancherebbe, ma mi domando perchè non suscita nessuna passione, felicità, voglia di riscatto e di riappropriazione del futuro. Non credo che il problema sia la paura di non riuscire a governare: esiste certamente, ma credo che tutti abbiano fatto tesoro delle precedenti esperienze. Parlandone con alcuni amici sono giunto a qualche piccola conclusione, sicuramente parziali e di poca importanza. Continua a leggere »
Non è solo un problema di sicurezza, ma anche di adeguamento tecnologico e prospettive future se il nucleare sta segnando il passo in Europa con l’uscita da questo tipo di produzione di Svizzera, Germania e Giappone. Anche la Siemens ha rinunciato ad impegnarsi in questa produzione. Comunque oggi la realtà è quella segnalata dall’Autority europea, con bassi margini di sicurezza anche per il nostro, confinante, Paese. Leggi l’articolo su Repubblica
Ognuno può scegliere di risolvere i problemi che vuole per far in modo che il nostro Paese esca dall’empasse in cui si è cacciato: vedi la Lega con il secessionismo, il Pdl con le intercettazioni, il Pd con l’ossessione di Berlusconi e via discorrendo. Personalmente sceglierei di dedicare una particolare attenzione ai rapporti di pagamento tra le Piccole-medie imprese e le amministrazioni pubbliche. La Confapi ha denunciato un allungamento dei tempi ormai in media vicino all’anno, che penalizza il tessuto delle nostre aziende, che sono praticamente tra i primi datori di lavoro nel nostro Paese, non solo rispetto alla concorrenza internazionale, ma anche sulle possibilità di rstare in piedi. Ricordiamo quali sono i tempi di pagamento oltreconfine: 19 giorni in Gran Bretagna; 65 giorni in Spagna; 2 giorni in Francia; 11 in Germania e con una media europea di 27 giorni (fonte il Sole24 Ore). Come denunciato dallo stesso studio Confapi riportato da Giovanni Parente:«La principale conseguenza di questi ritardi è la mancanza di liquidità nelle casse delle imprese fornitrici. Ne consegue, anzitutto, la difficoltà nell’onorare i pagamenti ai propri fornitori e, in subordine, l’impossibilità di porre in essere gli investimenti necessari senza dover ricorrere a forme di finanziamento. Il ritardo dei pagamenti della Pa trasferisce infatti alle imprese fornitrici il problema di liquidità del settore pubblico». Il problema ha poi una coda velenosa data dalla necessità delle imprese di dover ricorrere alle banche per ottenere prestiti con cui saldare le proprie spese, determinando una spesa extra che si aggira sui 1.9 miliardi di euro l’anno.
E quindi? Nicola Rossi, che sarà presente il 22 settembre a Torino al Convegno di Piemonte al Centro all’Hotel Ambasciatori, sta studiando una proposta di legge bipartisan per risolvere la questione, anche attraverso il recepimento della norma comunitaria che impone tempi certi e rispetto degli obblighi verso i fornitori da parte dei committenti pubblici. Queste sono le cose che ci aspettiamo vengano fatte da chi abbiamo mandato in Parlamento.
Questa settimana l’Economist ha pubblicato dei dati da far rabbrividire chiunque avesse un po’ di senso del bene pubblico, di senso del futuro. Non solo la disoccupazione giovanile in Italia è ai massimi storici, a circa il 30%. Non solo i giovani e gli adulti non anziani hanno in maggioranza un lavoro precario e sono i primi a esser licenziati in qualsiasi azienda pubblica o privata. La conseguenza terrificante di questo processo è che l’Italia è il paese dell’OCSE con il maggior numero di giovani tra i 15 e i 24 anni che non fanno nulla, i cosiddetti “scoraggiati”
Continua a leggere su Italia Futura l’articolo di Marco Simoni
Alcuni tratti comuni sono comunque rintracciabili nelle campagne elettorali dei due favoriti: l’attenzione alle riforme economiche fondate sullo sviluppo delle energie rinnovabili e gli investimenti prioritari su educazione e sanità oltre all’accento sullo sviluppo della cultura come motore della ripresa sembrano far maggiore presa nel nord Europa rispetto ad una campagna di proposte liberiste cavalcata dalla destra in entrambi i casi legata strettamente ad una estrema xenofoba e razzista. D’altra parte proprio lo sganciamento della sinistra riformista dalle ali radicali sembra essere gradito dagli elettori tedeschi e danesi che non si lasciano peraltro distrarre nè dall’omossessualità del sindaco di Berlino (ditelo a D’Alema che magari ci ripensa) nè dal fatto che la Thorning-Schmidt sia moglie del direttore del Forum Economico Mondiale in Svizzera e indossi abiti costosi che le hanno fatto guadagnare il nomignolo di Gucci Helle. In Germania si attende anche il test dei Verdi che dopo il boom di qualche mese fa, sono dati in calo e il polso della crisi che sta attraversando la CDU di Angela Merkel che ha perso in pratica le ultime sei elezioni regionali.
(via Italia Futura) Oggi i rappresentanti di sette diverse organizzazioni culturali, sociali e politiche – tra cui Italia Futura – espongono al governo UE i motivi per cui il regime di apartheid fra protetti e non protetti che caratterizza il tessuto produttivo italiano deve considerarsi incompatibile con l’ordinamento comunitario.
Tutti a tempo indeterminato, a tutti le protezioni essenziali, ma nessuno inamovibile; e a chi perde il posto un robusto sostegno economico e investimento sulla sua professionalità, in funzione della rioccupazione più rapida possibile. Di tutto questo nella manovra-bis varata con il decreto-legge di Ferragosto non si trova nulla. L’obiettivo della nostra iniziativa è costringere il Governo e il Parlamento italiani a ridisegnare un diritto del lavoro capace di applicarsi veramente ad almeno 18 milioni e mezzo di lavoratori sostanzialmente dipendenti, e non soltanto a 9 milioni, come accade oggi. Continua a leggere »
Questa faccenda della casta e dell’anticasta sta diventando un trabocchetto. Le caste esistono eccome, ma rimane singolare l’approccio che vediamo tutti i giorni nella nostra vita quotidiana al problema. La sensazione che traggo immerso nella mia professione è che, molto spesso, chi si indigna per soprusi e privilegi, se fosse messo in condizioni di aver gli stessi strumenti li userebbe senza grandi ripensamenti. Perchè le caste in Italia sono tante e spesso il tiro al piccione che viene fatto verso i politici tenta solo di spostare il bersaglio da sé stessi. Dirigenti pubblici, avvocati, giornalisti, medici, uomini di spettacolo e di sport condividono la stessa natura di parlamentari e governanti e infettano il normale vivere civile allo stesso modo. Forse è davvero una questione di approcci, perchè se ognuno di noi limitasse il privilegio, grande o piccolo, che l’appartenenza alle mille caste riesce a far fruttare, si prosciugherebbe l’humus che continua a nutrire il privilegio stesso. Continua a leggere »



